Alopecia Areata, spia di altre malattie autoimmuni

Non è pericolosa per la salute, ma può essere la prima espressione di una serie di patologie autoimmuni

di Alessandra Binazzi

Non è una malattia rara, come si potrebbe pensare, perché interessa il 2% delle patologie dermatologiche, vale a dire 1 su 85 pazienti. Non fa distinzione di sesso, né di etnie, anche se predilige i giovani entro i trent’anni mentre raramente si manifesta dopo i 60.

L’alopecia areata, da non confondersi con quella definita androgenetica o "comune", che si manifesta in età adulta in percentuale maggiore nella popolazione maschile, principalmente per problemi ormonali ed ereditari, vede compromesso il sistema immunitario le cui cellule attaccano il follicolo pilifero, impedendogli di svolgere la sua funzione e di far crescere peli e capelli.

Non è ancora chiaro perché il sistema immunitario aggredisca i follicoli piliferi, ma generalmente vengono colpite persone con una particolare predisposizione genetica che si combina con altri fattori (stress psicologico severo, carenza di ferro, malnutrizione). Si è visto, ad esempio, che l'alopecia areata è leggermente più comune nei pazienti con altri disordini immunitari, come tiroidite, lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide, celiachia, vitiligine, diabete mellito di tipo I e varie forme di allergia.

Quello che si sa è che in entrambe le forme, areata e androgenica, non è una malattia contagiosa. Ma il grado di gravità è differente per la prima che facilmente compromette in modo significativo anche la salute psicologica.

Al Policlinico Umberto I di Roma se ne è parlato in maniera diffusa in una giornata dedicata esclusivamente ai pazienti sofferenti di Alopecia Areata, in un incontro nato da un progetto informativo dell’Associazione no profit 'Alopecia & Friends’, in accordo con gli specialisti del Policlinico romano. L’obiettivo: soddisfare l’esigenza di diffondere maggiori informazioni su questa patologia non ancora riconosciuta dal Ministero della Salute, per la quale pertanto non sono previste esenzioni per esami o cure o facilitazioni nell’acquisto di protesi e parrucche che possano favorire l’accettazione di uno stato permanente di invalidità.

Il prof. Alfredo Rossi, professore associato della Clinica dermatologica dell’università di Roma La Sapienza e responsabile dell’ambulatorio tricologico dell’Umberto I, ha organizzato e condotto la giornata di studio e di ascolto dei pazienti affetti da Alopecia areata.

 La malattia e le terapie disponibili

 “È considerata ormai una patologia autoimmune, pertanto la sua terapia è di tipo immunologico. Non c’è una vera e propria terapia per l’alopecia areata per cui i farmaci che si usano sono tutti stati mediati da altre patologie. Il farmaco principe è sicuramente il cortisone, ma ci sono terapie che possono essere approcciate a seconda del paziente. Novità nel campo della cura dell’A.A. ce ne sono perché oggi conosciamo bene la patogenesi, sappiamo che i linfociti cd8 sono quelli maggiormente implicati in questa patologia e ci sono degli inibitori specifici di questi cd8 che ci consentirebbero di andare a incidere specificamente su una patogenesi di questa condizione.

Sono farmaci attualmente in sperimentazione, essendo una patologia non riconosciuta  dal  SSN. Questo limita la sperimentazione e interesse dell’industria farmaceutica. Proprio il fatto che non sia riconosciuta ancora come vera e propria malattia – la perdita di peli e capelli a chiazze è considerata ancora come un problema estetico, originato da stress o disagio – rende il percorso di cura più difficile”.

Malattia spia di altre patologie autoimmuni

“L’A.A. non è da confondersi con l’alopecia comune, che ha tutta un’altra patogenesi, e dalle cicatriziali che vengono mediate da altri tipi di patogenesi – spiega ancora Rossi - È una condizione geneticamente determinata,  con un impatto da punto di vista immunologico importante. È considerata a tutti gli effetti una patologia autoimmune, al pari della tiroidite, della psoriasi, della celiachia. Facile da diagnosticare per le caratteristiche peculiari, da non sottovalutare perché spesso può mimare altre condizioni.  Non ha un protocollo ed è personalizzata, è fatta sul paziente perché ogni paziente ha con sé altre condizioni autoimmuni:  nel 25 per cento dei casi associa la tiroidite hashimoto, nel 5/6 per cento il morbo celiaco, altre percentuali per condizioni tipo psoriasi, vitiligine[AB1] , ecc.. Motivo per cui – avverte il prof. Rossi - il paziente non deve essere visto sotto il profilo dell’alopecia areata ma sottoposto ad uno  screening più ampio. Possiamo considerare l’Alopecia areata quindi una patologia spia di altre ben più importanti come anche la sclerosi multipla, che hanno la stessa patogenesi e magari si svilupperanno solo più in là”.

Identikit del paziente

Ancora il prof, Alfredo Rossi spiega che l’espressività della malattia compare dai due ai quattro anni, per poi scomparire e riaffacciarsi intorno ai 20-30 anni, “il momento in cui tutte le condizioni autoimmuni vengono a svelarsi”. Non c’è un identikit particolare, ma “certamente sono pazienti che hanno un sistema immunitario alterato, disequilibrato. A livello epidemiologico, l’Alopecia areata interessa il 2-3% della popolazione mondiale,  1 su 85 dei pazienti dermatologici, e colpisce indifferentemente uomini e donne, a differenza delle altre patologie autoimmuni che si radicano più facilmente nelle persone di sesso femminile”.

Lo psichiatra nella cura dell’Alopecia areata

Gianfranco Nuvoli, psichiatra della Asl 3 di Genova, nel sottolineare che questa patologia “non comporta rischio diretto per la vita”, evidenzia il valore dei capelli “preponderanti per il riconoscimenti della persona, per la sua identità: un valore più che una caratteristica”. Viene da sé, quindi, che la loro mancanza “incide pesantemente sulla personalità dell’individuo, sulla normalità della sua vita, sul sentirsi improponibile in relazione al calo stimale”.

“Tutti i pazienti affetti da Alopecia areata risultano molto sofferenti dal punto di vista psicologico - afferma ancora Nuvoli - possono avere manifestazioni psicopatologiche di ansia e depressione, modificazioni di tipo personologico estremamente significative che incidono sulla identità delle persone sulla loro autostima. E non è da sottovalutare neanche il cambiamento delle relazioni familiari perché pur essendo un problema dell’individuo, è un elemento terzo che interferisce stabilmente in un rapporto familiare e viene condiviso con estrema sofferenza anche dagli altri componenti”.

L’ANAA Onlus

È l’Associazione Nazionale Alopecia Areata. Costituita nel 2003, riteneva che la ricerca e la terapia in questo lasso di tempo (sono passati 15 anni, ndr) “avrebbero fatto passi decisivi per sconfiggere quella che purtroppo non è ancora considerata malattia, pur essendo devastante dal punto di vista psicologico – dice dott. Rizza coordinatore scientifico dell’Associazione, nata da un gruppo di genitori con figli affetti da Alopecia areata - Scopo primario dell’associazione è e rimane quindi quello far riconoscere questa patologia autoimmune, di modo che le persone colpite possano essere agevolate, almeno dal punto di vista economico , nelle cure e per l’eventuale acquisto di supporto protesico”.