Sangue giovane per mantenersi giovani. Intervista al prof. Alessandro Laviano

di Maria Grazia Panasci

Secondo un recente studio il sangue dei donatori di giovane età avrebbe un effetto ringiovanente sui tessuti dei soggetti riceventi

Professore, recentemente la più importante rivista medica al mondo, il New England Journal of Medicine, le ha chiesto di commentare per i propri lettori una serie di lavori sperimentali sul potere ringiovanente della trasfusione con sangue di donatore giovane (N Engl J Med, 7 August 2014). Ci può spiegare di cosa si tratta?

Come è ormai a tutti noto, la popolazione mondiale sta progressivamente invecchiando. Ovviamente questa evoluzione epidemiologica non è di per sé allarmante, ma lo è la possibilità che molte delle persone che oggi raggiungono gli 80 anni ed oltre lo facciano in condizioni di fragilità e disabilità. Infatti, questo si tradurrebbe in un insostenibile maggior carico economico da parte dei sistemi sanitari nazionali, che dovrebbero far fronte ad una maggiore richiesta di servizi. Ma come si può favorire allora un invecchiamento 'Di successo'? Oltre alle ben note strategie di buona nutrizione e attività fisica (ma anche buoni geni ereditati dai genitori), una serie di studi condotti sugli animali ha dimostrato che il sangue 'Giovane? ha proprietà ringiovanenti.

In particolare, il sistema circolatorio di ratti anziani è stato messo in collegamento con il sistema circolatorio di ratti giovani, in modo che il sangue giovane circolasse nei tessuti anziani. Ne è risultato un ringiovanimento dei tessuti stessi: la circolazione cerebrale è migliorata, il numero di connessioni simpatiche tra i vari neuroni è aumentato, il tessuto muscolare ha ripreso forza, l'Olfatto e la funzione cognitiva sono migliorate. Un'Analisi più dettagliata dei risultati ha permesso di identificare nel sangue una proteina (GDF11), i cui livelli circolanti diminuiscono con l'Età e che sembra essere responsabile, anche se non in maniera esclusiva, dell'Effetto ringiovanente. Infatti, la somministrazione di GDF11 ricombinante in topi anziani ha riprodotto i risultati descritti in precedenza, anche se la trasfusione di sangue sembra avere maggiore effetto, a dimostrazione che GDF11 non è la sola molecola coinvolta.

Trasferendo questo concetto nell'Uomo, quanto giovani devono essere i donatori perché il loro sangue sia 'Ringiovanente'?

Questo non è ancora stato stabilito con precisione, ma esiste un consenso generale che debbano essere di età inferiore ai 30 anni.

Quali sono le possibili applicazioni in campo clinico?

Una volta superate alcune incertezze ancora esistenti, le applicazioni cliniche possono essere molteplici. In campo geriatrico, potrebbe essere più efficace prevenire e trattare il declino nutrizionale del soggetto anziano, integrando trasfusioni e/o somministrazione di GDF11 esogeno con adeguata nutrizione ed attività fisica. Questo si potrebbe tradurre in una riduzione delle disabilità e ovviamente dei costi associati. In campo neurologico, le trasfusioni di sangue giovane potrebbero dimostrarsi una strategia terapeutica efficace nelle malattie neurodegenerative. A tal proposito, negli Stati Uniti è appena partito uno studio clinico sugli effetti della trasfusione di sangue giovane in pazienti con demenza di Alzheimer, ed anche noi ci stiamo muovendo nel campo delle malattie neurodegenerative insieme ad una università extraeuropea. In campo riabilitativo, potrebbe essere più facile il recupero funzionale dopo prolungata immobilità, come ad esempio dopo fratture, o prolungato allettamento, come ad esempio in seguito a ricoveri in terapia intensiva. In campo cardiologico, potrebbe essere possibile rigenerare il tessuto miocardico e migliorare l'Insufficienza cardiaca post-necrosi. In pratica, ogni campo clinico nei quali l'Obbiettivo è quello di rigenerare i tessuti potrebbe giovarsi dei fattori ringiovanenti.

Professore, è stato chiarito attraverso quale meccanismo il sangue giovane agisce?

I tessuti e gli organi conservano al loro interno delle cellule staminali, in grado di differenziarsi a cellule mature in presenza di appropriati stimoli metabolici. In pratica, è come se i tessuti (es. cervello, cuore, muscolo, etc.) avessero al loro interno una ruota di scorta, pronta sempre, seppure con minore efficienza con il passare degli anni, a sostituire le cellule che invecchiano e muoiono. GDF11, e probabilmente molti altri fattori presenti nel sangue ancora da caratterizzare, agiscono proprio su queste cellule dormienti, risvegliandole e inducendole a differenziarsi in elementi maturi per sostituire le cellule danneggiate. Ed in questo meccanismo di azione delle trasfusioni che potrebbe risiedere un rischio nell'Applicazione clinica di queste scoperte.

In che senso?

In effetti, l'Azione proliferativa dei fattori ringiovanenti potrebbe esplicarsi anche su lesioni pre-cancerose e dunque favorire la carcinogenesi. E? questo sicuramente un aspetto che deve essere ancora approfondito, soprattutto se la terapia 'Ringiovanente? dovesse essere applicata cronicamente. Tuttavia, non le nascondo che tale approccio è quello che probabilmente detiene più speranza di determinare una sostanziale variazione della storia clinica dell'Invecchiamento umano.

Ma allora ci dovremmo presto ancor più preoccupare della sovrappopolazione mondiale, se molti potranno invecchiare con successo?

Beh, ci penseremo quando saremo lì.