La riabilitazione audiologica post impianto cocleare

Ruolo del logopedista nella valutazione e nel trattamento riabilitativo dei pazienti impiantati presso il Centro Impianti Cocleari del Policlinico Umberto I di Roma

di Roberta Manfredini

Partendo dal presupposto che ‘la percezione uditiva è il prerequisito dell’apprendimento del linguaggio e del normale sviluppo cognitivo nel bambino’, l’iter della riabilitazione audiologica post Impianto Cocleare (IC) - in particolare dei bambini - sarà modulato non solo in base al grado di sordità (lieve, media, grave o profonda), ma soprattutto in base all’età d’insorgenza della sordità:

  1. prima dei 18 mesi (periodo pre-linguale),
  2. dopo i 36 mesi (periodo post-linguale),
  3. tra i 18 e i 36 mesi (periodo peri-linguale).

Non è un impresa facile, soprattutto se la sordità è insorta molto precocemente e quindi se il bambino non ha nessun parametro di riferimento della lingua parlata, come può avere invece il bambino che è diventato sordo dopo l’apprendimento del linguaggio, cioè dopo i 36 mesi di vita; infatti, in questo caso, il ricordo del linguaggio appreso sarà sicuramente d’aiuto.

Equipe multidisciplinare per la riabilitazione post impianto cocleare

Presso il Centro Impianti Cocleari del Policlinico Umberto I - Sapienza, università di Roma, la valutazione e il trattamento dei pazienti operati per l’inserimento dell’IC, sia nel bambino, che nell’adulto e in età geriatrica, avviene grazie ad un’equipe multidisciplinare:

  • l’audiologo
  • il foniatra
  • lo psicologo
  • il neuropsichiatra infantile
  • il logopedista.

"Sentiamo con l’orecchio ma ascoltiamo con il cervello!" come ha più volte sottolineato la Prof.ssa Patrizia Mancini, Responsabile del Centro Impianti Cocleari dell’Umberto I di Roma e Coordinatore della Unità Clinica per gli impianti cocleari. Qui abbiamo incontrato la logopedista che si occupa della riabilitazione audiologia di bambini, di adulti e di anziani sottoposti a Impianto Cocleare (IC).

Grazie allo screening neonatale e ad una maggiore attenzione al problema sordità, i suoi pazienti sono sempre più spesso bambini piccolissimi!

Il programma logopedico  è gestito dalla Dott.ssa Maria Nicastri, logopedista con diversi anni di esperienza nel campo degli IC e prevede

  1. un training di allenamento uditivo, finalizzato ad ottimizzare l’ascolto sia in ambiente silenzioso sia in presenza di rumore ambientale, 
  2. un parent training.

Valutazione dei casi e scelte strategiche d’intervento

Ogni paziente viene valutato dall’audiologo, dal logopedista, dallo psicologo per avere un quadro completo che serve, sia per definire il recupero dopo impianto cocleare (IC), ma anche per poter stilare piani d’intervento che siano individualizzati e in grado di rispondere alle esigenze del singolo utente”.

“Fatta la valutazione, viene deciso il tipo di impianto da utilizzare e il paziente, dopo l’attivazione dell’IC, inizia un iter riabilitativo che prevede sia un training di allenamento uditivo, finalizzato ad ottimizzare l’ascolto, sia in ambiente silenzioso che in presenza di rumore ambientale, che al telefono o in situazioni di ascolto più difficili, come ascolto di gruppo, ascolto della voce registrata come quella della televisione e, nello stesso tempo, una presa in carico di gruppo, quindi all’interno di gruppi costituiti anche da altri pazienti portatori di IC per un lavoro più specifico sulle strategie comunicative”.

Cosa sono le strategie comunicative?

“Sono quelle strategie che permettono al paziente di superare le difficoltà comunicative, qualora si verifichino nonostante l’impianto, nonostante il recupero garantito dall’impianto”.

Il ruolo del logopedista diventa quello di educare il genitore e guidarlo ad utilizzare le strategie migliori per garantire un adeguato sviluppo sia delle abilità uditive, sia delle abilità comunicative del bambino, considerando che grazie all’intervento precoce, una quota sempre maggiore di bambini ha la possibilità di raggiungere in tempi anche relativamente brevi, 3-4 anni, un livello di competenza comunicativa e linguistica adeguata a quella dei bambini di pari età cronologica ma udenti”.

Presa in carico dell’adulto e dell’anziano

“Per quanto riguarda la presa in carico del paziente in età adulta, una volta giunto alla nostra osservazione, il paziente vene sottoposto a test di percezione uditiva, a test che hanno l’obiettivo di valutare lo stato di attivazione generale cognitiva; anche perché abbiamo in carico numerosi pazienti in età geriatrica e, per poter definire in modo adeguato l’intervento necessario, dobbiamo inquadrare il paziente sotto tutti i punti di vista”.

Programma ‘Comunicare Attiva-Mente’

Il programma di educazione e consapevolezza comunicativa (realizzato in ambito universitario), per anziani portatori di IC, è stato integrato al training uditivo e realizzato in sessioni individuali e di gruppo. Questo programma ha consentito il miglioramento della qualità della vita e del benessere della persona sorda e dei suoi familiari, sia per quanto riguarda le abilità comunicative e la riduzione delle difficoltà di ascolto, sia per quanto riguarda la sfera emotivo-psicologica, portando ad una riduzione significativa del livello di depressione, a cui spesso vanno incontro i pazienti adulti e anziani, per l’isolamento sociale conseguente alla sordità.

In età geriatrica, quanto dura il periodo della riabilitazione post IC?

“In età geriatrica dipende da diversi fattori:

  • dal tempo di deprivazione uditiva, cioè dal tempo trascorso dal momento in cui è insorta la sordità e il momento in cui il paziente riceve l’impianto cocleare, 
  • dal livello di attività generale,
  • dal livello cognitivo del paziente,
  • dal livello culturale.

Sono tutti fattori che messi insieme determinano più o meno il periodo di presa in carico che, spesso ai nostri giorni, può andare da tre mesi, ad un massimo di un anno.”

Presa incarico del bambino

“L’età di presa in carico si è progressivamente abbassata negli ultimi anni, per cui il nostro lavoro sempre di più avviene con bambini di età inferiore all’anno, a volte 4 - 6 mesi.

Per quanto riguarda invece l’età pediatrica, il bambino viene preso in carico dall’equipe già dal momento della diagnosi, ancora prima della protesizzazione, con l’obiettivo di supportare la famiglia nei momenti più difficili successivi alla diagnosi, sia nel senso di elaborazione della diagnosi, quindi con la collega psicologa, sia per aiutare il genitore a capire come comunicare in modo più adeguato con il bambino, in attesa della protesizzazione o dell’IC”.

“Il bambino di solito viene preso in carico e seguito fino al momento del riallineamento sia delle abilità uditive, sia di quelle linguistiche e comunicative e, come dicevo prima, i tempi si sono notevolmente ridotti grazie all’intervento precoce”.

Dopo la dimissione e la fine della presa in carico diretta, il bambino continua ad essere monitorato nel tempo, affinchè questo riallineamento si mantenga nel tempo e il bambino possa frequentare la scuola, dalle elementari agli ordini di grado superiore, in modo adeguato e con la possibilità di avere risultati del tutto sovrapponibili a quelli dei bambini senza deficit uditivo”.

Il parent training per ottimizzare la comunicazione

Nel ‘parent training’ è fondamentale il coinvolgimento della famiglia proprio per ottimizzare la comunicazione tra il bambino e la sua famiglia, sfruttando azioni semplici che si ripetono nella quotidianità e proposte in modalità di gioco.

“La modalità utilizzata è quello di rendere la famiglia l’attore principale dell’intervento riabilitativo e, quindi, di fare insieme alla famiglia ogni attività che possa supportare il bambino in una crescita armonica e globale. Vengono utilizzati strumenti il più possibile naturali, dalla musica alle attività di gioco, alle routine giornaliere”.

Il ruolo dato alle routine giornaliere è importante proprio perché sono attività che il genitore ripete insieme al bambino continuamente nell’arco del proprio tempo e, quindi, possono consentire al bambino di sviluppare le abilità uditive e comunicative in un contesto d’interazione naturale, piacevole” che favorisca in modo ottimale lo sviluppo delle relazioni.

Si sente e si ascolta con la vista, l’orecchio e il cervello!

Lingua dei Segni, risorsa preziosa per sentire

In Italia, nei casi in cui non è possibile impiantare l’IC, come nella lesione del nervo acustico per esempio, oppure nei casi in cui la persona adulta trova difficoltà ad adattarsi all’IC, allora per comunicare utilizza la Lingua Italiana dei Segni (LIS) che “non va considerata come la lingua dei sordi ma, come tante altre, come una ricchezza, una diversa cultura.

La lingua dei segni non è riservata ai sordi, ma è aperta a tutte le persone!

Sosteniamo l’importanza dell’identità linguistica e culturale dei Segnanti e non dei ‘Gestualisti’ e conosciamo diverse lingue come l’italiano, l’inglese, il francese, la lingua dei segni italiana, la lingua dei segni americana, la lingua dei segni francese” scrivevano nel 2007 due psicologi sordi, non sordomuti.

“Certo, una protesi od un impianto cocleare può aiutare il sordo ad udire un po’, ma la lis è cento, mille volte più efficace per aiutare un sordo a sentire (che è diverso dall’udire).

Perché la totalità dei sordi usa la lis non per parlare, ma per sentire. Un sordo, con la lis non è più sordo, pur rimanendo non udente. Togliere la lis ad un sordo equivale a togliere l’udito a chi sente. Un sordo può benissimo parlare senza la lis, ma senza la lis non può sentire. Un sordo che parla, ma non sente è più isolato di uno che sente con le mani. Con le mani un sordo può sentire tutto. Perché tutti i suoni, i rumori, le voci, possono essere tradotti con le mani. Tutto può essere tradotto con le mani, anche l’intraducibile. Non bisogna aver paura della lis. La lis non fa male. La lis è utile. La lis aiuta!

Contatti

Centro Impianti Cocleari dell’Umberto I: p.mancini[at]uniroma1.it, maria.nicastri[at]uniroma1.it.