A chi rivolgersi in caso di violenza sulle donne? Emergenza Codice Rosa!

Un percorso per l'accoglienza a 360° di donne e minori vittime di violenza. Una Rete interna di specialisti dell'ospedale e operatrici dell'associazione Differenza Donna a supporto della donna

di Roberta Manfredini

Già dal 2010, il Policlinico Umberto I di Roma ha avviato una politica per il contrasto alla violenza contro le donne e, grazie ai finanziamenti del Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha attivato un servizio di accoglienza e assistenza prima con il Progetto STREGA (Strumenti Efficaci di Genere Antiviolenza), successivamente con il Progetto SIRENE e dal 2013 con il Progetto “Emergenza Codice Rosa”.

In ognuno dei tre pronto soccorso, DEA, Ginecologia e Pediatria, quando la donna vittima di violenza, e/o maltrattamenti, stalking, stupro, con o senza minore a seguito, giunge all’osservazione dei sanitari, nello stesso istante del triage si attiva una Rete di assistenza e un percorso protetto dedicato, ‘Codice Rosa’ appunto, che è gestito dal team psico-sociale dell’ospedale e coordinato dalla Direzione Sanitaria.

Questo è stato possibile grazie al lavoro in sinergia tra il Servizio psico-sociale interno all’ospedale e le operatrici dell’associazione Differenza Donna che gestiscono lo Sportello Antiviolenza, attivo H24 al numero di cellulare 346 1805605.

Tutti i servizi offerti dello spazio ‘Codice Rosa’ dell’associazione Differenza Donna sono gratuiti!

Grazie allo Sportello Antiviolenza si offre alla donna aiuto e sostegno psicologico e legale per riconquistare la libertà dalla violenza di genere, ma anche supporto per i figli minori vittime di violenza assistita.

Percorso ‘Codice Rosa’ per donne vittime di violenza

Triage e accoglienza al Pronto Soccorso

Al ‘Codice Rosa’, (che si identifica come ‘violenza sessuale o di genere’) viene attribuito il ‘codice giallo’ oppure il ‘codice rosso’, secondo la gravità della situazione. Se l’attribuzione è il codice giallo (che comunque riduce i tempi d’attesa) la donna verrà visitata dal medico di pronto soccorso in un’area più riservata del DEA, quella delle ‘Urgenze Minori’, lontana dalla confusione e da occhi indiscreti. Il medico di pronto soccorso, per la parte medica, assumerà il ruolo di coordinatore per tutto il percorso fino alla dimissione.

Tutti i componenti l’equipe sanitaria, psico-sociale e le operatrici dello Sportello Antiviolenza, ognuno per la propria area di competenza, si attiveranno per la presa in carico della donna ed eventualmente dei minori a seguito, fino alla dimissione.

La prima visita con il medico di pronto soccorso

“Nella nostra Azienda - ha dichiarato la Dott.ssa Barbara Battillocchi, Dirigente medico di Emergenza e Accettazione del DEA del Policlinico Umberto I - abbiamo creato un’equipe di base costituita da:

  • il medico del Pronto Soccorso,
  • la psicologa referente del percorso,
  • l’assistente sociale,
  • un’operatrice del Centro Antiviolenza con cui l’ospedale è convenzionato, in questo caso ‘Differenza Donna’ che sarà presente fin dall’inizio, alla raccolta dei fatti”.

Il coinvolgimento di altre figure professionali

“Il medico di pronto soccorso, man mano, dal punto di vista clinico in senso stretto penserà a tutti gli aspetti più specifici, cioè si occuperà dell’assistenza primaria e chiamerà successivamente, in base alle esigenze del caso, altre figure professionali, altri operatori sanitari. Quindi, entreranno in gioco ad esempio i colleghi del DEA ginecologico, i colleghi del DEA pediatrico, gli infettivologi e man mano tutto ciò che occorre per dare alla donna un’assistenza a 360 gradi”.

Quanto può durare il percorso e come si conclude?

“Al termine del percorso che può avere una durata variabile da un minimo di tre ore a sei, sette, anche otto ore, la donna che non avesse necessità di un ricovero in ambito ospedaliero, viene affidata direttamente agli operatori del centro Antiviolenza, i quali decideranno come proseguire il percorso.

Qualora, invece, si evidenziasse un pericolo per la vita della donna, l’operatrice del Centro Antiviolenza si attiva per metterla in sicurezza ed inviarla, compresi figli a seguito, in una struttura protetta”.

L’importanza del referto medico!

Il medico di pronto soccorso, terminato l’iter sanitario e quindi terminata anche la stesura e la compilazione del ‘Referto medico’, dovrà emettere anche un ‘Referto all’Autorità Giudiziaria’, quindi una ‘Nota informativa’ con cui si informa l’Autorità Giudiziaria di essere venuti a conoscenza di questi fatti. Questo servirà da base per l’eventuale e ulteriore denuncia e procedimento messo in atto dalla donna per vie legali” ha concluso la Dottoressa.

Sportello antiviolenza: l’impegno di Differenza Donna

Lo Sportello antiviolenza offre un percorso di consapevolezza per riappropriarsi della propria vita.

Contestualmente alla visita medica e per sua libera scelta (cioè non vi è nessuna imposizione!), la donna incontra anche l’operatrice dello Sportello Antiviolenza che farà un’anamnesi del malessere e della violenza.

“Differenza donna è un’associazione da 30 anni impegnata nel contrastare la violenza di genere, gestisce i Centri antiviolenza, le Case Rifugio presenti sul territorio laziale e non” ha precisato Micaela Cacciapuoti, un’operatrice di Differenza Donna.

Come accedere allo Sportello Antiviolenza

Le donne che arrivano presso lo Sportello del Policlinico Umberto I:

  • fanno accesso direttamente dai vari pronto soccorso dell’Azienda,
  • arrivano in modo autonomo, chiamando il numero di emergenza 3461805605 ‘soccorso codice rosa’, attivo h24 e gestito dall’associazione Differenza Donna, a cui le donne ma anche, ad esempio, le Forze dell’Ordine o i Servizi del territorio possono rivolgersi per chiedere informazioni, inviare donne, oppure per prendere un appuntamento con le operatrici specializzate che si trovano allo Sportello.

L’operatrice incontra la donna nel corso del colloquio con il medico di pronto soccorso, sempre che esprima parere favorevole.

“L’operatrice presente allo Sportello Antiviolenza, va ad accogliere la donna insieme all’equipe specializzata di pronto soccorso e accoglie la donna che vuole partecipare, vuole intraprendere, vuole aderire al percorso, perché noi rispettiamo la volontà delle donne nel voler partecipare ad un percorso di fuori uscita dalla violenza. Le donne che arrivano allo Sportello e che quindi vogliono aderire a questo percorso, trovano una serie di servizi e di attività che le operatrici, attraverso un analisi dei bisogni della donna, possono attivare. Ad esempio, l’assistenza legale: un sostegno, appunto, con dei colloqui strutturati per prendere consapevolezza del danno e quindi della situazione che la donna e i minori vivono e promuovere un reinserimento socio-lavorativo per quel che è possibile e una ripresa della propria vita” spiega l’operatrice Cacciapuoti.

La valutazione del rischio: Rete Territoriale o Casa Rifugio

“Nel momento in cui accogliamo una donna, presso lo Sportello di Codice Rosa si fa una prima valutazione del rischio. Se si ritiene che la donna, con i propri minori, viva un alto rischio per le violenze che sta subendo, si decide insieme alla donna di inserirla in una struttura protetta, quindi in una ‘Casa Rifugio’. Se non fosse così, si fa un’analisi dei bisogni della donna e si attiva, in questo caso, la Rete Territoriale, la Rete che è stata costruita negli anni, in modo da poter attivare tutte quelle che sono le risorse necessarie per far sì che la donna possa uscire con tranquillità, sostenuta, dalla situazione di violenza che vive”.

Segretezza e anonimato!

“Al fine di proteggere i diritti della donna e la sua integrità, è necessario che venga messa in condizione di decidere quali informazioni rilasciare, per cui nessuna informazione viene diffusa dalle operatrici dello spazio Codice Rosa senza il consenso della diretta interessata. A questo principio fanno eccezione i casi in cui la vita e la salute della donna, come dei suoi figli, siano a rischio (es. tentativo di suicidio)”.

In merito alla denuncia alla Pubblica Sicurezza?

“La donna decide spontaneamente. Noi non obblighiamo la donna a denunciare! Le donne non devono sentirsi obbligate di denunciare, perché devono essere estremamente consapevoli dei passaggi successivi e del peso emotivo che ne consegue. Noi accompagnamo le donne nella scelta di voler denunciare il proprio partner, il proprio compagno, il proprio fidanzato. La donna deve essere sostenuta in un ‘percorso di consapevolezza’, nel riappropriarsi della propria vita e nel capire che la situazione che sta vivendo lei con i figli, è una situazione di violenza, di grande pregiudizio che può compromettere lo sviluppo psicofisico dei suoi figli e anche del suo” ha concluso la Cacciapuoti.

L’importante è offrire alla donna la possibilità di fuori uscita dalla violenza e, comunque, informarla che la strada per riappropriarsi della propria vita esiste, non è facile, ma ci sono i servizi (sanitari, psico-sociali, legali, giudiziari) del territorio pronti a tenderle la mano!

Segnalazione del servizio Codice Rosa in ogni reparto

In ognuno dei tre pronto soccorso, DEA, Ginecologia e Pediatria del’Umberto I, è segnalata agli utenti la presenza del Percorso ‘Emergenza Codice Rosa’, per le donne vittime di violenza sessuale, domestica e stalking, con numeri telefono da contattare in caso di necessità: 3316995834 dal lunedì al venerdì, oppure 3461805605, 24 ore su 24.

Sensibilizzare i giovanissimi al tema della violenza!

Per sensibilizzare i ragazzi ai temi della violenza in tutte le sue forme e dell’intolleranza, per il 2019 la Regione Lazio ha attivato il ProgettoIO NON ODIO” che coinvolge le scolaresche del territorio, da aprile a dicembre. Si tratta di un percorso di riflessione, “fatto con le scuole, dentro le scuole, per portare lì la discussione con i ragazzi, tra i ragazzi e con gli insegnanti per affrontare tutti i temi della fragilità del nostro mondo, cominciando con la violenza contro le donne, poi affronteremo il bullismo e il cyberbullismo e le intolleranze razziali” ha spiegato all’agenzia Dire l’on. Lorenza Bonaccorsi, Assessore Regionale alle Pari opportunità.

Il ‘Codice Rosso’ per inasprimento delle pene

Nei primi di aprile 2019 la legislazione ha compiuto un passo in difesa della donna vittima di violenza, con l’approvazione alla Camera dei Deputati del ddl n.1455, il c.d. Codice Rosso, che permette, tra le altre cose, di accelerale l’iter in caso di denuncia, come la possibilità di dare priorità alle indagini della Polizia Giudiziaria e l’obbligo per il Pubblico Ministero di sentire la vittima entro 3 giorni dall’iscrizione della notizia di reato.

Con questo ddl, ‘Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”, passato ora al vaglio del Senato, non solo viene inasprita la disciplina penale in tema di violenza domestica e di genere, ma vengono introdotti nuovi reati, compreso quello tanto discusso in questo periodo, il ‘revenge porn’.

Il reato di revenge porn’, è quello inerente la diffusione di foto o video a contenuto sessuale senza il consenso della persona interessata, per il quale è prevista una pena di reclusione da uno a sei anni, pena che viene aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato e attraverso strumenti informatici o telematici.

Inoltre, sono previste altre azioni che mirano a migliorare l’attenzione al fenomeno della violenza di genere:

  • corsi di formazione per le Forze dell'Ordine, Polizia di Stato, Arma dei carabinieri e Polizia Penitenziaria;
  • l’istituzione di un Fondo speciale per le vittime;
  • verranno aperti Centri regionali di pronto intervento per fornire un supporto psicologico e legale alle donne e per i quali, sono già stati stanziati 33 milioni di euro per il 2019.