Il futuro delle terapie oncologiche è nel sistema immunitario

Policlinico Umberto I e Sapienza, assistenza con didattica e ricerca, insieme nel nuovo Polo di Immunoncologia

di Alessandra Binazzi

Agire potenziando il sistema immunitario è la chiave per sconfiggere alcune forme tumorali o, per lo meno, migliorare la sopravvivenza.

Le terapie contro il cancro mediante inibizione della regolazione negativa del sistema immunitario hanno un’applicazione certa da quando le ricerche hanno identificato i meccanismi con i quali le cellule del sistema immunitario sono in grado di attaccare quelle tumorali. Più in particolare, è stato dimostrato come togliere i 'freni' che impediscono allo stesso sistema immunitario di compiere un attacco efficace e determinante.

Due pionieri di queste ricerche nel campo immunoterapico, lo statunitense James P. Allison e il giapponese Tasuku Honjo, nell’ottobre 2018 sono stati insigniti del Nobel per la Medicina. Entrambi, in maniera individuale e geograficamente distante, hanno posto le basi di quella che è oggi considerata l’ultima frontiera della lotta al cancro, una malattia che a livello globale, colpisce circa 18 milioni di persone all’anno.

Nuovo Polo di Immuno-oncologia: solo 3 in tutta Italia

Si parla sempre più spesso di percorsi multidisciplinari, in un momento in cui la personalizzazione dei trattamenti e l’immunoterapia in particolare, si stanno rivelando in molti casi la risposta migliore per il malato oncologico. Il Policlinico Umberto I di Roma, in collaborazione l’Università Sapienza, ha attivato il Polo di Immuno-oncologia: una struttura particolarmente importante e rara che in tutta Italia conta solo altri due esemplari.

 “L’introduzione della immunoterapia nella pratica clinica oncologica ha reso indispensabile la definizione di nuovi percorsi. In questo contesto nasce il percorso di inmmunoncologia di Sapienza che vuole offrire ai pazienti, in un singolo luogo, una serie di competenze indispensabili per una corretta utilizzazione di questa nuova straordinaria arma. Dopo i nuovi farmaci chemioterapici, i nuovi farmaci a bersaglio molecolare che sembravano avere risolto tanti dei problemi dei malati oncologici, l’immunoterapia rappresenta oggi la frontiera più avanzata della innovazione in campo oncologico”.

A parlare è il prof. Paolo Marchetti, internista, endocrinologo, direttore dell’Oncologia medica presso il Policlinico Umberto I e ordinario di oncologia alla Sapienza.

La caratteristica principale del nuovo sistema di cura è lo spostamento del ‘bersaglio’ dalla cellula tumorale al  sistema immunitario, per renderlo capace di resistere agli attacchi delle cellule malate che sfuggono ai meccanismi di controllo della proliferazione e seguono un loro programma autonomo di riproduzione. Le cure attraverso i farmaci attualmente prescritti nei protocolli di chemioterapia, tendono a spegnere la risposta del nostro sistema immunitario. “In questo contesto, invece, gli effetti collaterali di una immmunoterapia oncologica sono sicuramente percentualmente molto meno presenti rispetto alla chemioterapia e alla radioterapia, ma anche ad altre modalità di trattamento oncologico – spiega Marchetti – Tuttavia, rappresentano un quadro estremamente specifico e peculiare di effetti che possono verificarsi nell’organismo proprio perché andiamo a disregolare, ad alterare quello che è l’equilibrio di base del nostro sistema immunitario”.

Il percorso di immunoterapia oncologica

“È stato strutturato come una sede virtuale di incontri di specialisti - dall’immunologo al radiologo, dal biologo molecolare al gastroenterologo, all’internista al nutrizionista: tutti coloro che hanno competenze specifiche in questo grande campo del sapere della medicina, trovano una sede di concertazione delle decisioni".

Il team multidisciplinare ha un ruolo chiave per:

  • Diagnosi più efficace e presa in carico complessiva - “È possibile non solo dire secondo i singoli specialisti quale è il miglior percorso da seguire ma, in funzione delle specifiche competenze di ciascuno, mettere insieme tutto questo affinché al paziente venga offerta un’analisi ragionata e una sintesi complessiva dei percorsi terapeutici”.
  • Valutazione e monitoraggio del percorso terapeutico - “I percorsi terapeutici debbono garantire non solo una buona qualità della cura, della gestione della terapia con una bassa incidenza degli effetti collaterali, ma anche il riconoscimento di quella che viene definita una pseudo-progressione”.

Cos’è una pseudo-progressione e come distinguerla?

A volte le nostre cellule di difesa immunitaria attaccano il tumore in maniera così importante che ad una Tac possono apparire aumentate di dimensioni. Oppure possono comparire lesioni che prima non si vedevano perché non erano ancora a livello di risoluzione possibile per quell’esame”, spiega il Direttore dell’Oncologia medica dell’Umberto I, precisando che “queste molto spesso non sono delle vere progressioni di malattia, cioè  la traduzione clinica di una inefficacia del trattamento, ma un segno indiretto di quanto invece il trattamento stia funzionando”.

Allora servono radiologi, medici nucleari che abbiano competenze specifiche nel settore oncologico per non interpretare una modificazione morfologica o funzionale come una dimostrazione di fallimento di una terapia che potrebbe ancora agire”.

Il perché del percorso - Un percorso quindi che non può più essere affidato, come accaduto fino ad oggi, alla sterile compilazione di una serie di richieste di visite specialistiche con cui il paziente deve poi aggirarsi per diverse strutture e ospedali in cerca delle risposte a ciò che gli è stato prescritto. “Ma un posto nel quale tutto questo trovi dimora stabilmente e consenta al malato di trarre vantaggio dalle nuove terapie”.

Ricerca: valore aggiunto e necessità di questo Polo

L’assistenza è importante ma la ricerca lo è ancora prima in questo settore. Il nuovo Polo Immunoncologico ha a disposizione una piattaformavirtual consultation system’, quindi un sistema di consultazione virtuale, che “consente tra singoli specialisti di parlare non per forza fisicamente, nello stesso luogo, ma collegandosi per via telematica”. Non solo, questa stessa piattaforma consente di mettere insieme tutte le informazioni che vengono scambiate. “Informazioni – precisa ancora Marchetti - che saranno utili da un lato per l’attività scientifica, dall’altro per strutturare la conoscenza e l’esperienza dei singoli medici in un percorso di miglioramento progressivo delle conoscenze in questo settore”.

Dalla parte del paziente: come funziona il Polo di Immunoterapia e quali i vantaggi

Quali vantaggi per il malato oncologico?

I vantaggi per un paziente oncologico, grazie proprio ad un’integrazione importante tra le diverse competenze professionali, sono enormi: “Una contaminazione dei saperi” che secondo Marchetti presuppone una “rinuncia, anche solo parziale, al proprio egoismo disciplinare per poter inserire in una condivisione decisioni che aiutano il malato”. E non è tutto: c’è il bisogno sempre più impellente di “riuscire ad arrivare ad una realizzazione di attività diagnostiche e terapeutiche che siano frutto di una condivisione di migliaia di informazioni”.

“Questo sarà possibile solo grazie all’applicazione di strumenti informatici come la piattaforma che Sapienza ha realizzato con l’aiuto e il sostanziale supporto del Cineca (consorzio interuniversitario cui aderiscono 67 università, tra queste Sapienza, 9 enti nazionali di ricerca, un policlinico e il MIUR, ndr). Avremo non solo pazienti trattati in maniera più sicura, ma trattati in maniera omnicomprensiva, a 360 gradi”, aggiunge.

Cosa troverà il paziente che si rivolge al Polo immuno-oncologico del Policlinico Umberto I?

“Troverà in prima battuta un infermiere specializzato cui spetterà il compito di capire se per quella persona c’è già un indicazione precisa per un percorso di immunoncologia. In tal caso verrà accolto in un day hospital dove in 1-2 giorni gli saranno fatte 10-12-14 valutazioni da specialisti diversi. Ciò consentirà, in maniera unica nel nostro panorama nazionale, di poter disporre di informazioni specifiche su quel paziente in quel momento. Per poi consentire ai colleghi che decideranno il tipo di trattamento, una scelta di immunoterapia più mirata”.

Questo rappresenta una straordinaria modalità di acquisire informazioni per la ricerca” conclude il prof. Paolo Marchetti, orgoglioso del fatto che “con questo tipo di organizzazione, in Italia ci sono altre 2/3 esperienze (la terza dovrebbe essere stata programmata per l’Istituto romano dei Tumori “Regina Elena” appartenente agli Ifo, ndr). Ma organizzate come la nostra, con una valutazione del percorso per il paziente come quello che abbiamo studiato con la collaborazione dell’università Sapienza, posso dire che al momento rimane l’unica”.