La deprivazione uditiva

Il nemico numero uno della comunicazione umana! Maggiore sarà il tempo trascorso con la sordità, tanto più gravi saranno gli effetti sulla comunicazione e sulla socialità

di Roberta Manfredini

Si parla di sordità quando c’è un deficit superiore agli 85 dB, con compromissione dell'acquisizione del linguaggio nell'età infantile e conseguente handicap sociale nell'età adulta.

Sentiamo con l’orecchio ma ascoltiamo con il cervello!

La sordità non riconosciuta alla nascita e non trattata il più precocemente possibile con protesi o impianto cocleare e relativo programma riabilitativo, provocherà nel bambino una incapacità di comprendere il linguaggio e sarà il principale ostacolo alla comunicazione e alla socialità.

In Italia, dal 2016 lo screening audiologico neonatale è stato inserito nei LEA ed è diventato obbligatorio.

Nello stesso anno, circa il 95,7% dei neonati è stato sottoposto al test che ha reso più facile intercettare i casi a rischio di sordità congenita, quella per esempio dovuta a rosolia contratta dalla donna in gravidanza.

Le cause della sordità e dell’ipoacusia

Dopo la nascita, invece, le cause della sordità o ipoacusia possono essere legate a

  • infezioni come per esempio la parotite, il morbillo, la meningite,
  • oppure effetti secondari
  1. all’assunzione di farmaci ototossici,
  2. a patologie neurologiche,
  3. al deterioramento fisico legato all’invecchiamento,
  4. ma anche all’esposizione prolungata a forti rumori dell’ambiente in cui ci troviamo.

Nell’adulto e nell’anziano la sordità, spesso indicata con la sigla ARHL (dall'inglese: Age-Related Hearing Loss) è dannosa perché contribuisce ad accelerare l’eventuale deterioramento cognitivo legato all’età.

Poiché negli ultimi decenni si è registrata un aumento della vita media, è aumentato anche il numero di anziani con problemi di ipoacusia di vario grado non riconosciuta precocemente, un po’ perché si tende a dare per scontato che sia normale, vista l’età, un po’ per la non adesione in modo costante all’eventuale terapia prescritta.

Nell’adulto, la depressione e il rifiuto all’utilizzo dell'apparecchio protesico per lungo tempo sono elementi molto negativi per un recupero funzionale dell’udito.

A prescindere dal grado di ipoacusia o sordità e dall’età del paziente, bambino, adulto o anziano, per la Prof.ssa Patrizia Mancini, Responsabile del Centro Impianti Cocleari del Policlinico Umberto I di Roma e Coordinatore della Unità Clinica per gli impianti cocleari, presso la UOC di Otorinolaringoiatria, “l’unico vero nemico della comunicazione umana è proprio il tempo che trascorre, è la deprivazione uditiva!”

Costo sociale della sordità

Nei bambini

“La percezione uditiva è il prerequisito dell’apprendimento del linguaggio e del normale sviluppo cognitivo nel bambino, ed il suo deterioramento in età adulta determina o accelera l’alterazione delle abilità cognitive. Nell’infanzia il deficit uditivo permanente è la più frequente disabilità congenita. Si manifesta in 1-2 nati su mille ed è presente in 4-5 bambini su mille a 5 anni. Un danno uditivo significativo può influire sfavorevolmente sullo sviluppo verbale e linguistico del bambino e produrre ulteriori conseguenze sulla comunicazione, sullo sviluppo psicologico, scolastico e sociale”.

Negli adulti o e negli anziani

“Nel mondo sono colpite da ARHL il 33% di individui tra i 61-70 anni e l’80% delle persone >80 anni. In Europa l’ipoacusia neurosensoriale medio-severa colpisce 8.1 milioni di persone, ma solo 1.4 milioni usa le protesi acustiche. Anche in Italia la sordità è un fenomeno sociale importante, in un contesto in cui il 75% degli aventi diritto rifiuta le protesi acustiche o l’impianto cocleare per disinformazione. I costi stimati a livello sociale e del sistema sanitario nazionale della sordità non trattata sono di 213 bilioni di Euro/anno. Questo perché il sistema uditivo influisce sul benessere psicofisico dell’individuo, mantenendolo socialmente attivo e partecipe, contribuendo in modo sostanziale alla vitalità cognitiva, alla mobilità fisica impedendo gli incidenti, e favorendo l’uso proficuo delle risorse cognitive individuali”.

Efficacia della terapia precoce e tempestiva con protesi o impianto cocleare (IC)

“L’IC è tanto più efficace quanto più l’intervento è precoce e la durata della sordità limitata. Nelle sordità congenite l’IC deve essere applicato nei primi 2 anni di vita per permettere un corretto sviluppo del linguaggio che non sarebbe possibile in età successiva. Nell’anziano la precocità di intervento ed il ripristino della percezione del linguaggio rallentano il declino cognitivo e l’instaurarsi della demenza, aggravati dalla sordità e dall’isolamento sociale”.

Sfatare opinioni sbagliate sugli IC!

È vero che l’impianto cocleare fa perdere l’udito residuo?

“Ora vorrei affrontare un argomento che è una delle richieste principali che i pazienti mi fanno, mi chiedono se mettendo la protesi acustica, se mettendo l’impianto cocleare perdono quel poco che loro hanno che a noi sembra poco come clinici ma che nella realtà dei fatti per loro costituisce l’unica cosa che conoscono e, quindi, è comprensibile la loro angoscia. Ora sfatiamo un po’ questo preconcetto: di fatto l’unico vero nemico della comunicazione umana è proprio il tempo che trascorre, è la deprivazione uditiva!”

Non esiste al mondo che una protesi acustica, un impianto cocleare facciano perdere l’udito residuo, anzi: lo potenziano, lo migliorano, rendono possibile di nuovo la comunicazione. In realtà anche attraverso i lavori fatti a livello internazionale, mettendo insieme i dati di tutt’Europa si è visto che veramente l’unico nemico è la deprivazione uditiva”.

“Il tempo che trascorre obbliga il nostro cervello a riorganizzarsi in un altro modo, si chiama plasticità. E non esiste solo la plasticità positiva, esiste anche la plasticità negativa, una plasticità in parte non recuperabile. In poche parole noi sentiamo con l’orecchio ma ascoltiamo con il cervello e se impediamo al cervello di ascoltare per lungo tempo, non esiste protesi, non esiste impianto che possa risolvere il problema”.

“Quindi, nel momento in cui la persona si rende conto che non riesce più ad usare in modo proficuo la protesi acustica, è il momento giusto per rivolgersi allo specialista, soprattutto per adottare una soluzione clinica, la più adeguata all’udito rimasto. Ad esempio quando, se ha l’impianto cocleare, non riesce ad ascoltare abbastanza bene al telefono, non riesce a comunicare con i mezzi che sono più ovvi”.

La voce dei sordi e la Lingua dei segni italiana (LIS)

Ci sembra doveroso precisare che per le persone ‘sorde’ la Lingua dei segni italiana (LIS) è una forma abbreviata di italiano con alfabeto manuale o dattilologia con regole proprie, ma anche un supporto alla lingua parlata.

“È una lingua a tutti gli effetti, ma su cui pesano ancora purtroppo pregiudizi e paure che nascono dalla sua ‘diversità’ rispetto alle lingue vocali cui la società ‘normale’ è abituata”.

Per il triennio 2018 - 2022 è stato attivato, tra il Ministero dello Sviluppo Economico e la RAI, un Tavolo di confronto permanente, di cui fa parte anche la Onlus Ente Nazionale Sordi (ENS), per il miglioramento dei servizi per i sordi, come per esempio la traduzione in LIS di almeno un’edizione integrale del TG sui tre canali del RAI, la qualità dei sottotitoli e l’accessibilità, ma anche la produzione di programmi per bambini.

Per comunicare con i sordi è bene che ognuno legga cosa scrivono i sordi della Onlus ENS per i normo-udenti. ‘Comunicare con i sordi per capire e farsi capire’.