Flemmoni ed ascessi odontogeni. Emergenza sanitaria e sociale

Dall'inizio della crisi economica ad oggi cure odontoiatriche ma anche controlli routinari, hanno subìto una progressiva flessione, con il conseguente aumento di patologie rischiose per il paziente

di Alessandra Binazzi

Flemmoni e ascessi odontogeni. Non occorre qui porsi il dilemma se sia nato prima l’uovo o la gallina. Basta sapere che ‘flemmone’ è il sintomo tipico di una malattia, condizione o disturbo. Un flemmone è una dispersione di pus o essudato purulento, scarsamente delimitata. Insorge a causa di un'infiammazione acuta o subacuta del tessuto connettivo sottocutaneo o profondo e può interessare qualunque regione dell'organismo.

Un esempio può essere una carie penetrante che trascurata ha provocato la necrosi della polpa dentaria, dando luogo successivamente ad un ascesso e quindi ad un flemmone sottomandibolare. Se preso per tempo con la terapia antibiotica adeguata può risolversi senza serie conseguenze.

Perché flemmoni ed ascessi odontoiatrici sono in aumento?

Oggi, però, si registra un aumento della fenomenologia correlata a flemmoni ed ascessi odontoiatrici. Negli ultimi anni il reparto Orl del Policlinico universitario Umberto I di Roma ha ricevuto dal Pronto Soccorso un incremento di pazienti da ricoverare per ascessi odontogeni. Pazienti, tutti, con complicanze estremamente rare nell’era post antibiotica. Sull’esperienza di un DEA (Dipartimento Emergenza e Accettazione) di II livello come quello del Policlinico più vecchio della Capitale può basarsi una statistica che se offre numeri rilevanti, come è successo nel periodo tra il 2013 e il 2017, vale bene l’organizzazione di un convegno, riservato ai medici di tutte le specialità, a logopedisti ed infermieri, nonché studenti del corso di laurea magistrale di Medicina e Chirurgia per esaminare i dati e valutare una strategia da mettere in atto. Il Convegno "Flemmoni ed ascessi odontogeni. Emergenza sanitaria e sociale"  è stato organizzato nel marzo scorso presso la clinica odontoiatrica. La partecipazione è stata numerosa con l’apporto anche delle esperienze extraterritoriali come le aziende “Sa Giovanni Addolorata, “San Camillo”, “Gemelli”.

Un problema che va affrontato a tutto tondo e coinvolge più discipline mediche

Un convegno particolarmente significativo, come ha sottolineato Eugenio Gaudio, rettore dell’Università Sapienza, “perché rappresenta una collaborazione importante tra otorinolaringoiatri e odontostomatologi nell’ottica di una medicina interdisciplinare che mantiene al centro il paziente e ci deve aiutare ad ottimizzare le risorse a disposizione”. “Riunire le competenze per affrontare un tema che sta diventando un’emergenza, quello degli ascessi odontogeni. Sempre di più nella sanità moderna, e nel nostro Policlinico universitario in particolare, dobbiamo andare avanti sull’approccio interdisciplinare, uscire dai confini cui siamo abituati del proprio reparto e collaborare. Noi dobbiamo affrontare i problemi e ognuno può dare la sua esperienza, con la propria competenza. Questo aiuta a raggiungere uno degli obiettivi fondamentali della sanità moderna che è quello dell’appropriatezza”.

In particolare in queste nuove patologie, flemmoni e ascessi odontogeni che sono soprattutto a carico della popolazione più debole e meno curata per quanto riguarda la cavità orale, ci vuole un impegno notevole”, specifica il professor Gaudio. “Sia dal punto di vista culturale e universitario che assistenziale, con l’azienda ospedaliera siamo impegnati a 360° sui livelli scientifico, della cura e sociale. Anche in questo caso, abbiamo unito forze e competenze di professionisti delle diverse specialità, per una migliore salute dei nostri pazienti”.

Aumenta il fenomeno: la diagnosi tempestiva è di grande aiuto

L’argomento della giornata è “particolarmente importante” anche per Antonella Polimeni, preside della facoltà di medicina e Odontoiatria e direttore del Dipartimento Attività Integrata Testa-Collo, perché “mette il focus su una complicanza non infrequente delle patologie che a partenza dalla bocca, in particolare appunto gli ascessi odontogeni, possono complicarsi ed estendersi in flemmoni”. La prof. Polimeni invita ad una riflessione sulle “cure a livello odontoiatrico sempre più in difficoltà e concentrate in particolare per certe fasce socio-economiche”. Non può che conseguirne, purtroppo, “l’aumento della frequenza di patologie importanti come queste, in una situazione nella quale le cure odontoiatriche sono state ulteriormente ristrette dai livelli essenziali di assistenza”.

Anche Marco de Vincentiis, direttore della clinica Otorinolaringioiatrica dell’Umberto I, ha maturato la sua convinzione sulla base della casistica osservata: di ascessi profondi del collo in 5 anni da pronto soccorso gliene sono arrivati 67, l’82% dei quali di partenza odontogena. Solo nel 2017 i casi sono stati 23: un incremento che, per quanto riguarda solo gli ascessi complicati del collo, è da ritenersi abbastanza rilevante.

Il responsabile del dipartimento di chirurgia Orl non può pertanto che esternare una certa preoccupazione per l’aumento di questo fenomeno legato, dice “anche alla frequente scarsa attenzione che viene posta in sede di pronto soccorso quando arrivano pazienti con problematiche odontoiatriche, soprattutto in fase iniziale”. Diventa fondamentale invece, e de Vincentiis lo chiede anche a nome dei suoi colleghi, “che l’otorinolaringoiatra chiamato in consulenza non veda il paziente solo quando ha già un grande ascesso nel collo, con possibilità che addirittura scenda nel torace”. Il richiamo, dunque, è alla tempestività della diagnosi soprattutto perché con una diagnosi fatta per tempo anche “le terapie possono essere anche mininvasive”. Tra l’altro, risulta davvero difficile accettare situazioni complesse come un ascesso laterocervicale del collo, anche se ancora più complesso e pericoloso è certamente l’ascesso che dalla cavità buccale ha raggiunto il torace e rischia di viaggiare ancora fino al mediastino: nell’era in cui gli antibiotici hanno sconfitto anche batteri multiresistenti, questo diventa davvero inaccettabile.

Stessi sintomi, ma oggi strumenti diagnostici per anticipare le complicanze

Nel periodo preantibiotico le faringiti, le tonsilliti ed altre cause potevano essere, e lo erano in molti casi, la causa principale di una tumefazione a livello del collo, associata a sintomi caratteristici quali cefalea, difficoltà nella deglutizione e talvolta anche nella respirazione.

I sintomi oggi sono gli stessi e solamente la richiesta di una consulenza Orl può assicurare un adeguato controllo dell’urgenza:

  • una fibrolaringoscopia per valutare lo spazio respiratorio;
  • esami ematochimici che diano la certezza della natura batterica del processo infettivo;
  • una tac testa-collo-torace per avere l’esatta localizzazione dell’ascesso.

Questi esami, conclude il suo intervento il prof. De Vincentiis, “sono il passaggio obbligato prima di intraprendere adeguata terapia, per os e/o chirurgica ove necessario, che metta in sicurezza la salute del paziente”.

Ascesso, ovvero rinuncia alle cure odontoiatriche?

Andrea Cutillo, primo ricercatore Istat, ha preso in esame l’andamento delle condizioni economiche delle famiglie italiane sulle quali ha pesato fortemente, e pesa oggi ancora di più, la scelta di rinunciare alle visite mediche specialistiche, in particolare alle visite odontoiatriche e alla quota di spesa in servizi dentistici. Il 2011-2013 è stato il biennio peggiore dell’ultimo decennio, quello che ha registrato il calo più cospicuo della spesa globale delle famiglie, anche di quella sanitaria.

“Questo ha riguardato anzitutto le famiglie numerose, di 5 componenti e più, la cui percentuale è triplicata, dal 6% al 18%. Meglio le famiglie monocomponenti che sono passate dal 5,3 al 6,3 per cento. Ma dal 2011 abbiamo cominciato ad osservare un fenomeno diverso: la povertà dei minorenni. Mentre per gli anziani il reddito garantito dalle pensioni di lavoro o sociali li ha in un certo qual modo salvaguardati (dal 4,5 al 4,6%)”.

La povertà non sta riguardando tutte le fasce socio/economiche di questo Paese alla stessa maniera. “Anche per gli stranieri residenti, iscritti all’anagrafe, il problema sussiste: uno su 3 è povero, ovvero il 33% è nella povertà assoluta”.

Cifre dell’Istat che servono a far comprendere come il problema di flemmoni e ascessi sia solo la “punta di un'iceberg”. Anche se, vale ricordarlo, gli ascessi di origine odontogena senza complicanze sono i più numerosi.

Ci vorrebbe una odontoiatria pubblica più presente e sgravi fiscali per i pazienti: queste le possibili soluzioni”, osserva in chiusura il primo ricercatore Istat.

Prevenzione odontoiatrica: una necessità!

Ma ritorniamo alla via più breve e certa per evitare problemi che possono compromettere la nostra salute, in primo luogo quella odontoiatrica: “Un serio programma di prevenzione iniziando da una corretta igiene orale domiciliare e controlli periodici semestrali presso il dentista di fiducia”. È il primo passo, e anche il più semplice e immediato, da adottare singolarmente, secondo Massimo Galli, specialista in Odontostomatologia e responsabile scientifico del Convegno. “Un confronto tra le varie discipline mediche e chirurgiche, un convegno multidisciplinare, in collaborazione con odontostomatologi, otorinolaringoiatri, chirurghi maxillofacciali e chirurghi toracici, ed anche colleghi rianimatori, è già una buona base per guardare oltre una patologia che non è più odontoiatrica, ma è ormai di tipo sistemico”.