Autismo, i segnali precoci

C'è una crescita della prevalenza dei casi che meriterebbe certamente interessamento ed impiego di risorse più alti. Cominciamo col prestare maggiore attenzione ai primi segnali d'allarme

di Alessandra Binazzi

Sono più di 70 milioni gli autistici riconosciuti in tutto il mondo e rappresentano l'1 per cento della popolazione globale, ma non esistono due autistici uguali o anche soltanto simili, nei sintomi e nei comportamenti. Eppure il pregiudizio comune è che le persone che soffrono di autismo abbiano competenze limitate e siano difficili da inserire nelle dinamiche di un posto di lavoro.

Vincenzo Guidetti, neuropsichiatra infantile del Policlinico Umberto I e professore ordinario alla Sapienza, è invece convinto che molti di loro abbiano grandi possibilità di espressione e realizzazione sia per se stessi che per il mondo intorno a loro. Un dare-avere che ha bisogno in ogni caso di riconoscere precocemente i disturbi dello spettro autistico.

I segnali d’allarme

I primi segnali d’allarme si manifestano nel bambino già tra i 6 e i 9 mesi:

  • non aggancia lo sguardo
  • non sorride
  • ha reazioni esagitate per piccoli movimenti
  • non si mette in relazione con l’altro
  • sembra estraniarsi dall’ambiente che lo circonda.

“Ci sono segnali d’allarme precoci e bisogna saperli cogliere. Quando un bambino non aggancia lo sguardo, dai 6 ai 9 mesi, oppure non sorride, o ha delle reazioni esagitate per piccoli movimenti o, ancora, non si mette in relazione con l’altro e sembra estraniarsi dall’ambiente che lo circonda: sono tutti segnali precoci che possono divenire utili per cominciare a sospettare di una sindrome autistica.

Altri segnali vengono fuori invece intorno ai 18 mesi, più o meno,  e  sono caratterizzati dal fatto che il bambino:

  • non parla,
  • non aggancia lo sguardo con la mamma e
  • non risponde alle sollecitazioni dall’esterno.

In altre parole, sembra quasi come fosse incapsulato nel suo mondo”.

Quando fare diagnosi: l’importanza di un intervento precoce

“Per fare diagnosi dobbiamo realisticamente attendere i due anni. Il problema è che molto spesso la diagnosi viene rimandata, quindi i bambini arrivano all’osservazione dello specialista un po’ troppo tardi. Il che è molto grave, perché seppur non esiste una vera e propria cura per i disturbi dello spettro autistico, l’intervento precoce per la plasticità del cervello permette al bambino di ottenere dei risultati anche molto brillanti, soprattutto su versanti come quello della socializzazione, quello del potenziare le sue competenze, perché ogni bambino autistico è diverso dall’altro. Ogni bambino autistico ha la sua personalità, di conseguenza noi dobbiamo mirare la terapia, cercare di potenziare quello che funziona senza fissarsi su quello che non funziona”.

L’autismo come opportunità inedita per la costruzione della società del futuro

“Tenendo presente l’alto numero di persone con questo tipo di disturbo, che si sta proponendo come un fenomeno in crescita, dovremmo tenere presente che sono persone in grado di avere competenze e funzioni che possono arricchire loro la società stessa. Certamente in modo originale, con un pensiero molto divergente da quello cui siamo abituati, ma pur sempre originale.

Faccio un esempio: Alan Turing, il matematico che riuscì a decifrare il codice dei messaggi bellici dei nazisti, una scoperta che contribuì alla vittoria delle forze alleate e alla fine della follia omicida di Hitler, era molto probabilmente un soggetto autistico. Pur non di meno è considerato il padre di tutta la scienza dei computer: nessuno, se non lui, aveva mai pensato a una macchina che potesse essere al servizio dell’uomo per poter aiutare la comprensione del mondo”.

L’esplorazione della rete e la complessità matematica degli algoritmi che muovono Internet sono dunque campi nei quali - Turing docet – le persone con sindrome dello spettro autistico (ASD) potrebbero fare la differenza.

Ci sono dei soggetti autistici che sono in grado, attraverso le loro competenze e potenziando certi aspetti che a prima vista sembrerebbero dei limiti - per esempio, l’essere molto precisi nelle cose che fanno, avere una capacità di organizzazione mentale rapidissima come  l’essere in grado di ordinare un archivio complesso nella metà del tempo e con metodi migliori di una persona normotipica – di regalare alla società molti benefici, anche superiori a quelli di qualsiasi individuo normale con lo stesso grado di preparazione”.

Abolire i pregiudizi e mettere in risalto la loro abilità

Quasi la metà delle persone diagnosticate con Asd sono di abilità intellettuale media o superiore alla media. Ci vorrebbe il supporto dei servizi di formazione, in particolare nella transizione verso l’età adulta, per dare loro un livello di occupazione adeguato.  Di conseguenza – conclude il prof. Guidetti – considerare sì l’autismo dal punto di vista delle difficoltà dell’individuo, ma non sottovalutare le possibilità che possono derivarne per loro e per noi”. Sarebbe un fallimento per la scienza e per la società.