La Scuola palestra di vita per gli autistici

È la principale istituzione extrafamiliare che da sempre svolge uno dei compiti più rilevanti: la preparazione dei giovani alla vita sociale. Anche per quelli con sindrome dello spettro autistico.

di Alessandra Binazzi

Nella Giornata mondiale dedicata alla comprensione dei disturbi sullo spettro autistico (ASD), il 2 aprile scorso, all’Università Sapienza specialisti neuropsichiatri e rappresentanti delle istituzioni - dalla Regione, al Comune, all’ Istruzione - nonché rappresentanti di associazioni onlus che seguono da vicino e supportano i bambini con disabilità e le loro famiglie, si sono alternati su un argomento particolare, la scuola; il focus è stato, soprattutto, il suo insostituibile valore: dall’inclusione alla formazione, nel caso dei bambini affetti da ASD.

Una scuola che vogliamo sia sempre più autism friendly, ovvero pronta ad accogliere il bambino con spettro nelle diverse fasi evolutive; disponibile a seguirlo nell’inclusione nella classe anche nella sua fase più difficile, l’adolescenza; disponibile a formarlo negli studi in maniera adeguata perché possa esprimere al meglio le proprie capacità e non sentirsi isolato una volta nel mondo del lavoro.

L'inserimento a scuola di un bambino con disturbi dello spettro autistico

Con il prof. Vincenzo Guidetti, neuropsichiatra infantile del Policlinico Umberto I e professore ordinario alla Sapienza, parliamo del valore della scuola, sin dall’infanzia, nella vita di questi bambini che hanno tante difficoltà: a comunicare, a comprendere il pensiero altrui e ad esprimersi. Valutiamo insieme quali tecniche adottare nell’inserimento di un bambino con spettro autistico in una classe.

“Innanzitutto dobbiamo partire da un concetto di base – dice Guidetti - soprattutto i bambini, che soffrono dei disturbi dello spettro e sono cosiddetti ad alto funzionamento, hanno delle competenze, delle capacità che possono agevolare la classe, dare al gruppo una marcia in più. Motivo per cui, il bambino con lo spettro non va visto come un bambino che porta problemi, ma che dà una capacità alla classe stessa di vedere in maniera originale le problematiche sia dell’apprendimento che dell’inserimento sociale nel gruppo”.

Lo ‘Spettro Autistico’

“Oggi si parla di ‘Spettro Autistico’ proprio perché esiste una spiccata disomogeneità dei bambini e dei ragazzi che ne sono affetti - prosegue il neuropsichiatra infantile - All’interno dello ‘Spettro’ possiamo trovare persone con capacità cognitive molto elevate che possono laurearsi e svolgere compiti lavorativi assai complessi e altre che necessitano di supporti continuativi perché molto isolati, ripetitivi e poco autonomi.
Si può dire che non ci sia un soggetto uguale ad un altro ma che ci siano alcune caratteristiche comuni che possono essere utilizzate come 'punti di forza' per i ragazzi e per l’ambiente che li circonda".

Quali sono i 'punti di forza' dei ragazzi con autismo?

"Mi riferisco al perfezionismo, all’inclinazione ad attività ripetitive alla difficoltà ad accettare cambiamenti. In questi casi, anziché cercare di modificare questi comportamenti, può essere utile utilizzarli in modo ‘funzionale’. Alcuni autistici, ad esempio, sono in grado di esprimere una eccezionale competenza tecnologica che può contribuire, addirittura, a salvaguardare le nazioni e il futuro della società".  

Alan Turing, genio matematico con disturbi dello spettro

"Alan Turing costruì una macchina per fare i calcoli necessari alla decifrazione dei messaggi in codice della Germania nazista e oggi è salutato come il padre del computer e dell’intelligenza artificiale. Nessuno ha mai potuto diagnosticare l’autismo di Turing, ma il suo genio matematico e la sua asocialità corrispondono al profilo di disturbo dello spettro autistico”.

La scuola può dar voce a chi da solo non ce la fa

La sua storia dimostra come la società possa avere molti benefici quando si dà voce a chi la pensa diversamente. Fino a quando non è arrivato Turing, nessuno aveva mai percepito la necessità di un computer, ad esempio. Ma gli esempi sono molteplici, anche se magari non hanno importanza storica. Così, anche la bambina che collezionava e catalogava campioncini di profumo, in modo rigido e ripetitivo, con l’aiuto della sua mamma, è riuscita ad interessare e coinvolgere nella sua collezione diverse compagne di scuola: quello che appariva un suo limite si è trasformato in un interesse condiviso. Anche l’esperienza dell’adulto con sindrome autistica ad alto funzionamento che è stato capace, da solo, di riorganizzare un complesso sistema di archivi divenendo punto di riferimento per gli altri archivisti, molto più lenti e imprecisi di lui, può essere un valido esempio”.

Rendere funzionali gli interessi circoscritti aumenterebbe motivazione e impegno

“In tal senso attività che richiedano un impegno routinario e costante potrebbero essere adottate per rendere funzionali gli interessi circoscritti di tali bambini – osserva ancora il neuropsichiatra infantile - In questo modo si aumenterebbe la loro motivazione e il loro impegno nella comunicazione sociale, portando valore aggiunto non solo a loro ma anche ai compagni con sviluppo neurotipico che trarrebbero grande vantaggio dalle ‘iper-competenze’ e dalle capacità di ‘sistematizzazione’ di queste menti. Proprio in questi passaggi la scuola può giocare un grande ruolo a loro favore. La scuola può essere infatti un grande supporto alla terapia dei bambini con ASD, ma è necessario formare in maniera attiva e costruttiva il personale che vi lavora. Diventa quindi la dimostrazione che la vera esperienza educativa per questi bambini, si realizza quando si costruisce una rete di azione e di intervento, bambino, famiglia, scuola, insegnanti, educatori, dirigenza scolastica, personale sanitario e personale esperto nella formazione, e altro”.

Il mondo del lavoro aperto agli autistici

È notizia molto recente l’assunzione da parte del colosso della tecnologia Ibm di almeno 10 dipendenti con autismo nel suo Client Innovation Centre a Ballarat, in Victoria (Australia), seguendo la tendenza verso i programmi di neurodiversità sul posto di lavoro. Quindici candidati hanno appena cominciato il programma di addestramento e valutazione pre-assunzione: saranno impiegati in vari ruoli nella compagnia fra cui collaudi, sviluppo di applicazioni e di software, analisi dei dati, networking e cybersicurezza. Il programma è il primo del genere per IBM Australia, e la compagnia quest'anno lo avvierà anche in Canada, Giappone, Brasile e Argentina, dopo averlo lanciato negli Stati Uniti nel 2017. 

Neurodiversità come valore aggiunto

La neurodiversità riconosce che varie condizioni neurologiche derivano da variazioni naturali nel genoma umano. Coinvolge in particolare la comunità autistica, mettendo in evidenza le attitudini e le abilità che gli individui neurodiversi possiedono rispetto alle persone 'neurotipiche'. 

Le ricerche sui programmi di neurodiversità indicano che i dipendenti autistici sono più veloci del 48% e più produttivi del 92% rispetto ai dipendenti non autistici. Alcune delle loro abilità e capacità includono: 

  • grande attenzione ai dettagli, 
  • capacità di pensare fuori dagli schemi,
  • desiderio di imparare in aree di interesse, 
  • accuratezza, 
  • abilità a completare compiti ripetitivi, 
  • puntualità e affidabilità sul posto di lavoro, 
  • memoria eccezionale e creatività. 

Accade spesso, però, che gli individui autistici non siano in grado di affrontare i colloqui di lavoro faccia a faccia, la procedura più comune per le assunzioni, perché emozionati. Questa è un'area che le compagnie dovranno certamente adattare alle difficoltà comportamentali dei candidati autistici. Tra le persone autistiche disoccupate, infatti, circa un terzo dichiara di non poter affrontare colloqui di lavoro a causa dell'ansia.