Ernia della parete addominale

Crurale, inguinale, ombelicale: le sue complicanze come il laparocele e la diastasi dei retti necessitano di terapia chirurgica.

di Roberta Manfredini

L’ernia è una patologia benigna ma che può diventare molto complessa; se non trattata tempestivamente può portare a problemi di tenuta della parete addominale, a medio e lungo termine, come per esempio la torsione di un viscere o di un peduncolo, il laparocele o la diastasi dei muscoli retti, spesso postume nell’uomo a un precedente intervento mal riuscito, nella donna alla gravidanza e al parto.

La terapia è chirurgica e prevede la ricollocazione del viscere erniato nella sua sede naturale e viene eseguita da chirurghi specialisti in chirurgia dell’ernia e della parete addominale.

Ne abbiamo parlato con il Prof. Francesco Gossetti della Sapienza, Responsabile del 'Programma Parete Addominale' attivo presso la UOC Chirurgia della Parete Addominale Diretta dal Prof. Paolo Negro del Policlinico Umberto I di Roma, nonché Direttore del Master universitario di II Livello ‘Abdominal Wall Reconstruction (AWR)’ attivo alla Sapienza.

“L’ernia è la fuoriuscita di un viscere da un contenitore che normalmente lo contiene, quindi, se parliamo di ernia addominale, è la fuoriuscita di un ‘qualche cosa’ da un orificio che si è preformato per motivi costituzionali e/o chirurgici, quindi post- incisionali".

"Le ernie secondarie ad intervento chirurgico, non primitive dunque, sono molto frequenti: c’è un incidenza di circa 12.000 interventi di laparocele l’anno. Prevenirle è difficile ma, la cosa importante è curarle precocemente!

Ernia inguinale

“L’ernia inguinale

  • ha come sede la regione inguinale,
  • è una patologia molto frequente: in Italia si operano circa 200.000 ernie all’anno,
  • Colpisce più gli uomini che le donne,
  • si può verificare anche nei neonati”.

La prevenzione delle complicanze con l’intervento chirurgico precoce

Pur non esistendo strategie o misure specifiche in grado di prevenire l’ernia, ciò che è importante prevenire sono le complicanze.

Che sia ernia ombelicale, ernia epigastrica, ernia inguinale, ernia crurale, ernia otturatoria, si tratta di una patologia di per se stessa benigna ma che può dare dolore e fastidio localmente e occasionalmente; e soprattutto può complicarsi mediante l’incarcerazione e lo strozzamento dei visceri fuoriusciti.

“Bisognerebbe sempre evitare – spiega prof. Gossetti - che la situazione del paziente degeneri al punto di essere costretto ad usare cinti o pancere per sostenere la pancia, oppure addirittura - come ci è capitato - evitare che vadano in giro posando la pancia su carrelli per cercare di fare una vita normale”.

Quindi, la prevenzione è fondamentale!

“Naturalmente, le raccomandazioni sono soprattutto per i casi in cui ci sono delle patologie che favoriscono l’ernia della parete, come per esempio tutte le patologie a carattere vascolare.

In questi casi, infatti, c’è proprio un deficit genetico; per esempio chi ha l’aneurisma dell’aorta addominale, ha anche un deficit sulla parete addominale e quindi è più soggetto ad avere laparoceli post intervento chirurgico”.

L’intervento chirurgico: durata e decorso

Negli ultimi venti anni la chirurgia della parete addominale ha fatto molti passi in avanti nel trattamento delle ernie grazie all’introduzione di nuove tecniche chirurgiche, quali la laparoscopia e di nuove tecniche di riparazione, anche grazie all’innovazione tecnologica ed ai nuovi materiali disponibili.

“L’intervento, quando è piccolo, è abbastanza semplice con una degenza di 4-5 giorni – dichiara l’esperto - Naturalmente, più diventa complicato e più sarà necessario ricostruire completamente la parete addominale che, a nostro avviso, va considerato come un vero organo, cioè non solo come un contenitore.

Nei casi più complessi, dove è necessario ricostruire tutta l’integrità della parete addominale, si tratta di interventi con tempi molto lunghi, anche 10 -12 ore, che richiedono capacità tecniche particolari”.

Nel decorso postoperatorio il paziente dovrà adottare misure che variano a seconda del tipo di intervento effettuato a fronte della gravità della patologia trattata e delle condizioni del paziente stesso.