Le piante velenose che non ti aspetti

Nei prati e nei giardini sono tante le piante che attirano il nostro sguardo. Ma, attenzione: potrebbero essere pericolose per la vita di umani e animali se solo sfiorate o ingerite accidentalmente

di Alessandra Binazzi

Spesso sono i colori accesi dei loro fiori ad attirare la nostra attenzione, sia che camminiamo su sentieri montani, sia che ci troviamo in un parco nella nostra città. 
Alcune sono diventate simbolo di qualche festività, come nel caso della Euphorbia pulcherrima, nota come Stella di Natale, pianta ornamentale che in Messico cresce spontanea. Importata nell’800 dal primo ambasciatore americano in Messico, Joel Roberts Poinsett (è conosciuta infatti anche come Poinsettia), concentra la sua bellezza nella corona di foglie rosse che circondano l’infiorescenza giallastra. A Natale entra praticamente in ogni casa proprio per quel tocco di colore che crea l’atmosfera. 

I pericoli della Stella di Natale - Può diventare un potenziale pericolo per la vita dei nostri animali casalinghi, a causa del lattice all’interno del tronco e nei rami dove sono presenti euforboni, alcaloidi e triterpeni, sostanze tossiche se ingerite e irritanti se a contatto con le mucose della bocca e degli occhi.
Per quanto riguarda la terapia dell’intossicazione da Stella di Natale, non esiste ovviamente un antidoto specifico. Ma in caso di sintomi, per una terapia sintomatica e di supporto, è necessario consultare il Centro antiveleni più vicino.

Vischio - Più pericoloso, invece, sempre per i nostri amici animali e per qualche piccolino che gattona in casa, può essere invece il Viscum album o vischio: l’ingestione delle bacche può provocare atassia (movimenti scoordinati), salivazione eccessiva, midriasi, vomito, diarrea, poliuria, dolori addominali.

Digitale - la Digitale è una pianta dal nome curioso e bizzarro. La parola, infatti, deriva dal termine latino digitus, che significa dito: il suo scenografico fiore presenta la caratteristica forma a ditale. Tanto bella quanto pericolosa, la digitale veniva utilizzata anche in omeopatia per le sue proprietà cardiotoniche, ma il suo impiego oggi è vietato perché altamente tossica. 

Piante: guardarle ma non toccarle

Il discorso sulla pericolosità di alcune specie di piante ed arbusti è molto più ampio e complesso, come ci spiega il dottor Paolo Boldrini Parravicini Persia della UOD “Tossicologia clinica – Centro antiveleni (CAV) e antidroga” del Policlinico Umberto I.

“Le piante sono organismi uni o pluricellulari, di 390 mila specie diverse sotto forma di alberi, arbusti, cespugli, erbe, rampicanti e altro ancora. Divise per gravità dell'intossicazione in tre gruppi, al primo appartengono quelle che presentano maggiore tossicità (come la digitale, l'oleandro o la Datura). Le altre, invece, possono provocare irritazione, se a contatto, gastroeneterite o squilibri elettrolitici causati dai cristalli di ossalati di calcio in alcune di esse contenuti (ad esempio: rabarbaro, altea, Dieffenbachia, ndr), che di per sé dovrebbero fungere da deterrente del loro consumo alimentare”.

“Le specie vegetali contengono moltissime sostanze in grado di svolgere un’attività biologica sull’organismo umano, con effetti benefici o dannosi in relazione alle caratteristiche ed alla quantità dei principi attivi presenti. 

Se tossiche, essendo di tante specie diverse possono dare sindromi più o meno gravi a seconda dell’avvelenamento e delle sue proprietà.

Infatti, in caso di esposizione ad una pianta velenosa la valutazione del grado di tossicità e delle conseguenti manifestazioni cliniche è resa difficoltosa dalla variabilità sia del contenuto in principi attivi (che differisce nelle varie parti della pianta ma anche in relazione allo stato di maturazione, ndr) sia della loro Biodisponibilità (la Frazione di una dose che raggiunge il flusso sanguigno non modificata, ndr) e sia dell'assorbimento gastrointestinale del soggetto che ne è venuto in contatto”.


Cautela con decotti, infusi e tisane

“Un uso sconsiderato di componenti vegetali può provocare effetti indesiderati. Molte erbe sono infatti tossiche. Un’assunzione eccessiva di prodotti erboristici in genere e di tisane, può provocare disturbi gastrointestinali, ipertensione o ipotensione, nausea, tachicardia, stipsi, dolori addominali e reazioni allergiche. Nel caso in cui le erbe siano tossiche i decotti diventano ancora più pericolosi perché concentrano i principi attivi nocivi alla salute”, spiega Boldrini.

Attenti al cuore

“Il rischio maggiore per il cuore possono darlo alcune piante del primo gruppo che contengono glicosidi cardioattivi, come la digitale o il rododendro, perché possono causare grave depressione dell’attività cardiaca e di conseguenza anche la morte dell’individuo. Questo può verificarsi anche con dosi relativamente basse. Inoltre tutte le parti della pianta di rododendro contengono andromedotossina, causa dell'ipotensione e del danneggiamento a lungo termine della funzionalità del cuore. Ovviamente, rimane valido il principio per cui 'è la dose che fa il veleno', il che significa che il soggetto può riportare danno solamente in seguito all'assunzione di quantità eccessive di estratto di rododendro".

I pericoli per il sistema nervoso centrale

"Altri tipi di piante, invece, possono dare problemi a cariso del Sistema Nervoso Centrale (SNC). La scopolamina, principio attivo contenuto nella Datura Stramonium o Tromba degli Angeli o ‘erba delle streghe’,  ha effetti sul SNC: nota anche come ioscina o burundanga, soprattutto in Sudamerica, è un farmaco alcaloide allucinogeno ottenuto da piante della famiglia delle Solanaceae, come l'Hyoscyamus niger o le specie del genere Datura. La scopolamina è prodotta in queste piante come sottoprodotto del loro metabolismo secondario. Poiché può dare allucinazioni o amnesia e convulsioni, questi casi necessitano di trattamento se c’è rischio di avvelenamento.
Anche i glicosidi cianogeni, contenuti in piante come il Lauro ceraso usato nelle siepi o i semi della stessa mela, sono pericolosi: possono provocare vertigini, cefalea intensa, rapida perdita di coscienza e convulsioni, sino all'arresto respiratorio, anche se ce ne vogliono quantità elevate per causare avvelenamento”.

Avvertenze per gli adulti

“Consigliamo a tutti, ai genitori soprattutto, dal momento che abbiamo constatato che nei casi di avvelenamento sono più facilmente coinvolti i bambini, di tenere d’occhio il proprio figlio e fare attenzione a ciò che il bambino inavvertitamente può ingerire.

"Inoltre di evitare nel modo più assoluto il ‘fai da te’ nella raccolta delle piante, soprattutto ad uso alimentare. Capita infatti che la Borragine comunemente commestibile, anche se può dare fenomeni lievemente tossici, venga scambiata con la Digitale e possa creare molti problemi. Succede anche che alcune persone raccolgano e consumino le foglie di Aro, scambiandole quando sono giovani per cicoria, ed avere come conseguenza una sindrome gastrointestinale importante".

L’importanza del Centro Antiveleni (CAV)

Il centro antiveleni in tutti questi casi svolge un’importante funzione perché supporta il clinico  e lo aiuta  all’identificazione e al trattamento di particolari avvelenamenti o sindromi. Che non sono comunque – è bene precisarlo - un’evenienza comune nel Pronto Soccorso ma che possono necessitare di un intervento quanto più possibile immediato”, conclude il dott. Paolo Boldrini.