Lupus eritematoso sistemico (LES): patologia al femminile

Dalla patogenesi alla clinica. 9 pazienti su 10 sono donne in età fertile, ma oggi avere un figlio è possibile. L'importanza della diagnosi precoce e di affidarsi ad un Centro specialistico.

di Roberta Manfredini

Il Lupus Eritematoso Sistemico (LES) è una malattia cronica invalidante che interessa il sistema immunitario; insorge frequentemente in età giovanile (30- 35 anni), interessando principalmente il sesso femminile in età fertile (il rapporto tra donne e uomini è di 9:1). Grazie alla ricerca scientifica, oggi è possibile trattare questa patologia presso i Centri specializzati, le Lupus Clinic, come quello del Policlinico Umberto I di Roma.

Cosa non è - Il Lupus Eritematoso Sistemico (LES):

  • non è una malattia infettiva e pertanto non è contagiosa;
  • non è ereditaria anche se esiste una certa "familiarità", cioè in alcuni soggetti si è riscontrata una predisposizione a sviluppare la malattia.

Cosa succede al nostro corpo

L’immunopatogenesi del LES da cosa è caratterizzata?

Lo abbiamo chiesto al Prof. Fabrizio Conti, Professore Associato di Reumatologia, Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche, Sapienza Università di Roma e Responsabile della LUPUS CLINIC del Policlinico Umberto I di Roma.

“L’immunopatogenesi del LES è caratterizzata da una deficitaria rimozione dei corpi apoptotici, del NET e degli immunocomplessi, fattori in grado di favorire la produzione di numerose specificità autoanticorpali riscontrabili nel siero dei pazienti anche molti anni prima dell’esordio clinico della malattia.

Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione intorno ai meccanismi dell’immunità innata, in particolare è stata documentata un’aumentata espressione di geni indotti dall’interferone (INF) di I tipo (interferon signature) che si associa alle manifestazioni più severe della malattia. L’incremento di IFN? nei pazienti con LES promuove la maturazione delle cellule dendritiche, la produzione di citochine proinfiammatorie e induce diversi effetti nella risposta immunitaria come la differenziazione dei Th1 e l’attivazione dei linfociti B.”

Quali sono i sintomi?

Il sintomo che è maggiormente rappresentato e lamentato dai pazienti è il dolore osteoarticolare, seguito da sciatalgia, cefalea, mialgia.

Il dolore ha un impatto molto forte sulla vita lavorativa delle giovani donne che, spesso, non riescono a conciliare la vita lavorativa con la vita degli affetti e della famiglia.

“L’espressione clinica - spiega l'esperto - è eterogenea così come la severità della malattia. Oltre alle gravi complicanze d’organo, quali l’impegno neuropsichiatrico e renale, le manifestazioni articolari rappresentano quelle più frequenti e spesso associate a una ridotta qualità della vita.

La malattia, quindi, colpisce più giovani donne, dà manifestazioni cliniche molto varie che

  • possono colpire per lo più l’apparato muscoloscheletrico, con artralgie fino ad artriti anche deformanti, possono colpire i polmoni, il cuore;
  • possono determinare alterazioni delle cellule del sistema immunitario e cellule del sangue, soprattutto citopenie, riduzione dei globuli bianchi, delle piastrine, anemia, e poi infiammazione dei foglietti pleurici;
  • e poi ancora, sintomi costituzionali, quali la febbre, malessere, l'astenia”.

Alcune complicanze frequenti

L’andamento clinico della malattia è diverso da paziente a paziente, a volte con fasi di remissione e di riacutizzazione - al momento - senza plausibile spiegazione; tuttavia il Lupus è spesso responsabile di aborti spontanei, anemia, febbre, nefrite, pleurite, pericardite e disturbi della sfera neurologica/psichiatrica.

Progressi per la diagnosi precoce

Rispetto al passato, in circa il 70% delle diagnosi arriva entro i due anni dai primi sintomi; nel 30% dei casi invece può arrivare anche dopo 20 anni! Grazie alla diagnosi precoce che è possibile effettuare presso i Centri specializzati, come la Lupus Clinic dell’Umberto I di Roma, diretta dal Prof. Conti, si creano le condizioni per ridurre gli effetti devastanti e invalidanti della malattia e permettere una qualità e un’aspettativa di vita senz’altro migliore.

“Importanti studi recenti, condotti con metodiche di immagine più sensibili della radiografia convenzionale, hanno evidenziato anche nel LES la presenza di fenomeni erosivi a livello articolare. La ricerca dei biomarcatori predittivi di danno osseo tipici dell’artrite reumatoide si è recentemente estesa al LES dimostrando il ruolo chiave degli anticorpi diretti contro proteine carbamilate”.

Terapia

 La moderna strategia terapeutica mira, anche in questa patologia: 

  1. alla remissione,
  2. alla prevenzione del danno cronico 
  3. al miglioramento del tasso di sopravvivenza.

L’obiettivo terapeutico non è solo quello di spegnere l’infiammazione ma anche migliorare la qualità della vita dei pazienti. Negli ultimi 15 anni le nostre possibilità terapeutiche sono marcatamente migliorate in quanto disponiamo di nuovi farmaci immunosoppressori.

I progressi nella conoscenza della patogenesi della malattia hanno permesso di sviluppare nuove possibili strategie terapeutiche, tuttora perlopiù in fase di sperimentazione, basate su farmaci biotecnologici e piccole molecole di sintesi. Il belimumab, anticorpo monoclonale anti-Blys, è oggi l’unico farmaco biologico approvato per il trattamento dei pazienti affetti da LES refrattari alle terapie convenzionali".

La speranza dalla ricerca: trials in corso!

"Aspettiamo i progressi della ricerca farmacologica per poter trattare con efficacia tutti i casi di lupus. Numerosi trials clinici randomizzati e controllati (quelli di Fase III, prima della registrazione di un farmaco), sono in corso con nuovi farmaci nei pazienti con lupus. Comunque, nelle ultime decadi, la prognosi di questi pazienti è notevolmente migliorata. Adesso la sopravvivenza arriva ad oltre il 90% a dieci anni dalla diagnosi, cinquanta anni fa era molto più bassa”.

Avere una gravidanza con il Lupus

Una donna con LES potrebbe affrontare una gravidanza?

“Oggi la gravidanza non è sconsigliata, ma perché abbia un buon esito, la gravidanza deve essere pianificata. E’ fondamentale valutare, insieme alla paziente, il momento migliore per intraprendere la gravidanza, perché deve essere un momento di remissione clinica, quindi una fase di malattia in cui non vi siano segni attivi e, soprattutto, non vi siano segni a carico degli organi maggiori, in particolare il rene”.

Quindi, i farmaci utilizzati per il LES non sono dannosi per il bambino?

“Alcuni farmaci li possiamo utilizzare tranquillamente in gravidanza, sempre sotto controllo del medico curante; ad esempio l’idrossiclorochina, che è un antimalarico, funziona benissimo nelle donne in gravidanza; non inficia lo sviluppo del feto e, anzi, migliora la prognosi delle donne durante la gravidanza”.