La psoriasi è contagiosa?

Assolutamente no. La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica. Come ogni malattia che interessa la pelle, spesso causa disagio nella persona colpita spingendola ad evitare occasioni sociali

di Redazione

uomo fumatore con psoriasi, dettaglio mano

La pelle è l’organo più esteso e pesante del nostro corpo, svolge funzioni fondamentali per il nostro organismo ed è dotato di capacità straordinarie: estensibilità e resistenza, adattandosi perfettamente alle variazioni della dimensione corporea che subentrano nel corso della vita e sopportando notevoli carichi di peso; capacità di autoriparazione, ad esempio in caso di lesioni.

L’alterazione del suo equilibrio è immediatamente visibile ed è spesso indice di qualcosa che non va nel nostro organismo. Alterazione, infatti, che può generare diverse patologie, come la psoriasi.

La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica sistemica, a prevalente interessamento cutaneo, caratterizzata da un decorso cronico-recidivante. In media, ne soffrono 3 persone ogni 100 in tutto il mondo, ma la sua prevalenza varia considerevolmente fra le diverse popolazioni e fra i vari gruppi etnici considerati, molto probabilmente in relazione ai diversi fattori geografici, ambientali e genetici.

In Europa, l’incidenza è lievemente inferiore alla media (2,3% della popolazione), ma “in generale si verifica con maggiore frequenza nei Paesi lontani dall’equatore e in soggetti bianchi; colpisce uomini e donne in egual misura” sottolinea Prof. Stefano Calvieri, Direttore delDirettore del DAI di Ematologia, Oncologia, Dermatologia del Policlinico Umberto I di Roma.

Quali sono i sintomi della psoriasi?

La psoriasi si presenta con tipiche lesioni eritemato-squamose croniche, sormontate da squame bianco-argentee spesso non pruriginose, localizzate più frequentemente a livello dei gomiti, delle ginocchia e del cuoio capelluto. Tuttavia, specifica l’esperto, “colpisce in diverse forme, da più modeste a più impegnative e in alcuni casi richiede il ricovero” spiega Prof. Calvieri in una intervista a Radio Italia.

"Si manifesta prevalentemente a livello cutaneo ma le sue implicazioni e le sue comorbilità (cardiovascolari, articolari, che coinvolgono l’intestino) sono numerose: ha risvolti su tutto l’organismo. Ha un andamento cronico-recidivante, ovvero in alcuni momenti spontaneamente peggiora”.

Ma non sempre è facile riconoscerla e fare una diagnosi corretta tempestivamente. “Nel lattante, ad esempio, si verificano fenomeni di psoriasi che non vengono diagnosticati. Alcune delle manifestazioni delle dermatiti o candida da pannolino, altro non sono che psoriasi (traumatici)”. Vi sono, più in generale, “quadri più modesti che difficilmente sono diagnosticabili come onicopatie o otiti esterne con desquamazione”.

Da un punto di vista tecnico – sottolinea il professore - la cosa più importante è fare la diagnosi”, perché una diagnosi precoce fornisce indicazioni su come possa evolversi la malattia e su come cambiare gli stili di vita per ritardare l’insorgere della malattia che, come ha spiegato l’esperto, spesso è legato a fattori scatenanti.

Le cause della psoriasi

“La psoriasi è una malattia geneticamente determinata; pur non essendo stata identificata una causa associabile alla psoriasi in maniera univoca, alcuni eventi possono contribuire a scatenarla nelle persone già predisposte”.

Tra i fattori predisponenti che favoriscono la comparsa della malattia, il professore identifica:

  • fattori traumatici: ad esempio “psoriasi fotosensibile da esposizione solare; in alcuni momenti della nostra vita l’esposizione solare può provocare un fototrauma
  • fattori infettivi: “Sappiamo che la psoriasi guttata, caratterizzata dalla rapida comparsa di tante piccole chiazze (lesioni guttate), spesso si manifesta in età giovanile ed è generalmente associata ad un episodio infiammatorio del cavo orale o delle prime vie aeree soprattutto di origine streptococcica, comparendo caratteristicamente a distanza di 10-15 giorni dall’infezione
  • farmaci: la psoriasi può essere “evidenziata da farmaci quali quelli utilizzati per l’epatite virale (proglumetacina), FANS, betabloccanti, litio
  • aspetti endocrino-metabolici: “Per quanto riguarda i fattori endocrini, l’esistenza di picchi d’incidenza alla pubertà e in menopausa, ha da sempre fatto supporre l’interferenza di fenomeni di natura ormonale. La psoriasi può peggiorare durante l’assunzione di estrogeni e nel periodo pre-mestruale
  • aspetti metabolici: “Dislipidemie e soprattutto obesità influiscono notevolmente sulla comparsa o aggravamento della psoriasi”; le patologie dismetaboliche, inoltre, costituiscono un fattore importante anche perché “comportano una serie di patologie a cascata che fanno parte integrante della psoriasi”.
  • fattori psicologici: Ansia e stress sono molto spesso elementi scatenanti di psoriasi, adando ad alterare i meccanismi immunitari dell'organismo. Tuttavia possono costituire anche un fattore aggravante di una forma già esistente. “Nelle malattie della pelle – spiega Prof. Calvieri - il fatto stesso di avere la psoriasi, crea disagio nel paziente. Questo disagio può avere un effetto importante a livello psichico”. La percentuale di soggetti psoriasici che pensa che lo stress alteri la condizione della loro pelle (stress-responders) è particolarmente alta: dal 37% al 78% (Basavaraj KH et al, 2011).
  • fumo e alcol: numerosi studi hanno confermato che l’adozione di determinati stili di vita, come il consumo di fumo e alcol può agire non solo come fattore scatenante, ma anche come fattore aggravante (maggior estensione delle lesioni, componente infiammatoria più evidente).

A che età può comparire?

In generale, un terzo dei pazienti sviluppa la prima manifestazione di psoriasi già in età infantile o adolescenziale” e comunque prima dei 40 anni, con un picco di incidenza tra i 16 e i 20 anni.

In relazione all’età di insorgenza è possibile distinguere:

  • la psoriasi ad esordio precoce, è caratterizzata da elevata familiarità e spiccata tendenza ad evolvere verso una forma clinica grave e/o generalizzata;
  • la psoriasi ad esordio tardivo, caratterizzata da un picco di incidenza intorno ai 60 anni, anamnesi familiare positiva solo in un numero limitato di casi e decorso clinico meno grave.

Si può curare?

“L’armamentario di farmaci a disposizione è ampio, a cui si aggiunge una serie di farmaci biologici; farmaci che hanno la possibilità di intervenire in alcuni punti chiave del momento della malattia. Il paziente può stare bene per molti anni ma il fatto che la malattia non si presenti, non esclude la possibilità lunghi periodi di latenza della malattia”.

È vero che il sole può essere considerata una medicina naturale?

“I soggetti affetti da psoriasi migliorano con l’esposizione al sole che favorisce il metabolismo della vitamina D. Questo pro-ormone promuove l’assorbimento intestinale e renale del calcio ed è indispensabile per lo sviluppo ed il mantenimento della massa ossea, per il mantenimento dei liquidi della pelle, nonchè nella immuno-modulazione.

In un 10% dei pazienti, invece, il sole può avere un effetto traumatico in alcuni momenti della malattia e determinare un suo peggioramento”.