L'ansia nell'età evolutiva

Cogliere i primi segnali di disagio psicologico per evitare che si trasformino in disturbo mentale

di Roberta Manfredini

Un bambino felice sarà un uomo maturo. Questa la frase sulla targa all’ingresso della Neuropsichiatria Infantile (NPI) del Policlinico Umberto I di Roma, Sapienza università di Roma, sita in via dei Sabelli 108, in ricordo del suo fondatore, il Prof. Giovanni Bollea.

In generale, per lo sviluppo di una sana salute mentale, nel corso dell’età infantile assumono un ruolo importante non solo le esperienze emotive positive ma anche, entro certi limiti, quelle negative, cioè quelle che mettono alla prova la nostra capacità di reagire a stimoli stressanti per le quali trovare soluzioni utili al nostro benessere.

Di fronte a situazioni nuove, la componente positiva corrisponde ai fattori che generano vitalità, quella negativa invece ai fattori che generano stress.

La salute mentale, secondo la definizione dell'OMS, "è uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni”.

Attenzione ai primi segnali di disagio psicologico

La prevenzione del disagio inizia con l’osservazione di eventuali situazioni critiche che rompono l’equilibrio tra i fattori di vitalità e quelli di stress, con una componente maggiore e prevalente a favore dei secondi.

L’importante è riconoscere lo stato di disagio e mettere in atto interventi mirati ad eliminare o impedirne le cause e promuovendo i fattori di crescita e il potenziamento della salute mentale.

L’ansia è uno stato d’animo filogeneticamente determinato” che, secondo i neuropsichiatri dell’età evolutiva, fa parte della crescita, delle proprie difese istintuali e che aiuta l’individuo ad affrontare le situazioni nuove che si presentano, per esempio nel rapporto con se stesso, con gli altri, con l’ambiente.

“La cosa importante, però - prosegue il Prof. Ugo Sabatello, neuropsichiatra della NPI dell’Umberto I, Responsabile di un Servizio che si occupa di Psicopatologia dell’Infanzia - è distinguere tra quelle che sono le ansie fisiologiche della crescita, presenti sia nei bambini molto piccoli che negli adolescenti, da quelle patologiche che, invece, limitano lo sviluppo e che richiedono un intervento specialistico.

L’ansia in età evolutiva è molto rappresentata perché le situazioni nuove sono molto frequenti.

Ansia fisiologica vs Ansia patologica

Prof. Sabatello, come capiamo se l’ansia fisiologica assume invece caratteri patologici?

“L’ansia diventa patologica quando è incongrua, quando è troppo stabile, cioè quando continua, non cambia, sta ferma e, soprattutto quando va a limitare la crescita del bambino e della sua famiglia, quando diventa un problema, gli impedisce di fare delle cose, lo limita nel suo sviluppo. In questo caso, l’ansia invece di essere un segnale d’allarme o qualcosa che ci aiuta, diventa una forma di patologia, secondo proprio la descrizione dell’organizzazione mondiale della sanità (OMS).”

A questo punto come bisogna intervenire?

“Ci sono delle strutture specialistiche, come quella del Policlinico Umberto I, Sapienza, Università di Roma, dove esiste un Servizio che si occupa di bambini e dell’età evolutiva e possiamo accogliere delle situazioni di ansia, nelle loro varie espressioni che possono essere l’ansia scolare, l’ansia di prestazione, le fobie, le complicazioni che a volte ci sono, su come quest’ansia si trasforma in disturbi psico-patologici più significativi e più gravi, come l’ossessività, come poi i disturbi dell’umore e via dicendo, perché le situazioni in età evolutiva si trasformano”.

Come si interviene in caso di disturbi d'ansia?

“Sicuramente nei bambini si tratta prima di tutto di capire quella che è la motivazione dell’ansia: spesso risiede nell’ambiente familiare, nell’interazione tra quel determinato bambino, con le sue caratteristiche e l’ambiente che lo circonda.

Una volta compreso il significato, anche il 'significato evolutivo' che può avere l’ansia, si può pensare a come intervenire.

Inoltre, soprattutto per questa fascia d'età, cerchiamo di utilizzare il meno possibile i farmaci, ma cerchiamo invece di utilizzare un approccio psicologico, sotto forma di psicoterapie: può essere una psicoterapia dinamica, una psicoterapia cognitivo–comportamentale, ecc.

L’importante è capire il tipo di ansia, capire quel particolare bambino, ma anche qual è la particolare situazione del bambino e della sua famiglia”.

Interventi terapeutici e diagnostici per la psicopatologia infantile

Fino a pochi anni fa, il Prof. Sabatello è stato promotore e Responsabile del Progetto SACRAI (Servizio di tutela e di trattamento per bambini che avevano subito abusi e maltrattamenti e per autori di reato minorenni) in collaborazione con il Comune di Roma.

Oggi il Servizio di Psicopatologia dell’Infanzia che il prof. Sabatello dirige si occupa dei bambini dai 6 ai 13 anni, è coordinato con altri Servizi all’interno dell’Istituto di Neuropsichiatria Infantile di via dei Sabelli 108, afferente al Dipartimento di Neuroscienze Umane.

Per le visite (visita generale) presso la NPI di via dei Sabelli 108, ci si deve rivolgere all’Ambulatorio Generale, al nrumero 06.49972914.