Bambini e disuguaglianze

Partire svantaggiati: in Italia la salute dei bambini non è uguale e le differenze cominciano già in culla.

di Alessandra Binazzi

Siamo nel Terzo Millennio e in un Paese nel quale è scritto nella Costituzione il diritto alla “tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività” attraverso la garanzia di “cure gratuite agli indigenti”. Ma, anche se l’assistenza sanitaria è un diritto, secondo i più recenti dati Istat nascere in una determinata Regione può fare la differenza.

Oggi l’assistenza sanitaria è un diritto che dipende dalla Regione in cui si ha la fortuna di nascere e di vivere”. Così il professor Mario De Curtis, Ordinario di Pediatria all’Università La Sapienza di Roma e direttore di neonatologia, patologia e terapia intensiva neonatale al Policlinico Umberto I, tra gli studiosi che ha dedicato maggiore attenzione al tema delle diseguaglianze nell’infanzia e promotore del convegno "Bambini e disuguaglianze" che si è tenuto il 22 febbraio presso l’Aula Magna della Clinica Pediatrica. Dunque, alla domanda se i bambini in Italia godano tutti del diritto ad avere le stesse cure, la risposta è no.

Basti pensare che nel 2016 nel Sud del Paese la mortalità neonatale è stata del 36% più elevata rispetto a quelle del Nord e il divario arriva al 57% tra i figli di genitori immigrati”. Significa che se non ci fossero state disparità, sarebbero sopravvissuti 180 bambini nelle regioni meridionali e isole, 28 nell'Italia centrale e 42 nel Nord-ovest. Anche se il nostro è uno dei Paesi del mondo in cui la mortalità neonatale e infantile sono tra le più basse, più di Francia, Germania e Regno Unito, le percentuali declinate da De Curtis e meglio esplicitate nel grafico a colonnine, proiettato in contemporanea, evidenziano una Italia a tre velocità, quella che registra

  1. più lavoro e benessere al Nord,
  2. meno al Centro,
  3. ancora meno al Sud ed Isole.

Cause di ordine economico, sociale ed organizzativo dietro le disuguaglianze

Le cause sono di ordine economico e sociale”, spiega il responsabile della Neonatologia dell’Umberto I, e i recenti dati Istat ce lo hanno confermato: “Circa il 20 per cento delle famiglie con tre o più figli minori vive in condizioni di povertà, con conseguenze sulla salute dei piccoli. Ogni bambino che nasce dovrebbe avere la possibilità di crescere e svilupparsi in maniera ottimale ed essere curato nel migliore dei modi quando si ammala”.

Ma a complicare il quadro, di per sé complesso e preoccupante, ci sono i “problemi organizzativi che riguardano la rete perinatale”: ad esempio, spiega De Curtis “la presenza nel Mezzogiorno di tante piccole maternità dove vengono fatti meno di 500 parti l’anno”. Strutture sanitarie generalmente più piccole e meno attrezzate soprattutto nel caso di complicanze durante o dopo il parto. Ciò può comportare che “se un bambino ha una depressione alla nascita, se non curato in modo appropriato piò sviluppare un’alterazione neurologica e disabilità”. Superato il momento della nascita, ogni bambino si trova poi a dover affrontare un futuro di crescita durante il quale gli dovrebbero essere garantite le cure e l’assistenza necessarie per uno sviluppo armonioso. “Invece non è sempre così”, commenta ancora De Curtis riferendosi ad una disuguaglianza che secondo gli esperti potrebbe diventare ancora più tragica con l’autonomia rafforzata di alcune regioni.

Diversità e disuguaglianza: quale equilibrio?

Le disuguaglianze sono tante e sono anche un po’ il sale della vita: un mondo uguale sarebbe un mondo piatto”, commenta nel suo saluto all’Assemblea il prof. Eugenio Gaudio, rettore dell’università Sapienza: ”sono la molla dell’evoluzione, la molla della diversità ma nel rispetto dell’altro. Questo è il punto di equilibrio che come rettore della Sapienza, la più grande università generalista europea, decliniamo in tutte le sue possibili sfaccettature: filosofiche, sociali, sociologiche, economiche. Un concetto di diversità che proprio la biologia ci ha insegnato a valorizzare. La diversità come ricchezza, la disuguaglianza come molla di partenza per una società in cui poi la solidarietà e l’impegno colmano quella parte di disuguaglianza che non è una diversità che arricchisce ma che è un peso che viene affidato in maniera disomogenea poco comprensibile per noi”.

Il prefisso dis- che distrugge e si oppone al concetto che segue

La dis-uguaglianza è una sorta di spada di ghiaccio che entra nell’uguaglianza, la trafigge”. È S.E. il Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, ad indicare nella sua prolusione al convegno organizzato dal prof. De Curtis il vero significato della parola, analizzandone l’etimologia, quel prefisso dis- di derivazione greca che si trova, con significato peggiorativo, in molti termini e che vuol sottolineare il contrario della parola che segue: dis-armonia, dis-ordine, dis-funzione, dis-giungere.

Un ‘dis’ che anche nel caso che trattiamo in quest’Aula ha il compito di infrangere il positivo – spiega il cardinale – Noi siamo tutti uguali ma anche tutti diversi, non siamo come le monete, tutte uguali. Anche se abbiamo lo stesso conio, siamo tutti uguali ma tutti diversi.
Una diversità che è grande ricchezza ma che allo stesso tempo può avere il volto oscuro della disuguaglianza
”.

È questa una esperienza drammatica per tutti, soprattutto per il bambino. Che può avere una disuguaglianza fisica, con tutte le sue derivazioni, ma anche una diseguaglianza dovuta ad altri fattori che non possiamo appellare al Mistero, a Dio, al Fato, ma soltanto alla nostra coscienza. Un esempio, l’umanità che investe nella spesa militare cifre astronomiche rispetto a ciò che investe per sviluppo e sostegno”.

“Ecco, allora, che arriviamo alle disuguaglianze che toccano i bambini dal punto di vista economic, sociale, storico…  Nei Vangeli dell’infanzia secondo Matteo, la fuga in Egitto descrive la più grande dis-uguaglianza: il fondatore del Cristianesimo per sfuggire alla crudeltà del potere deve andare fuori dalla sua terra. Il Dio cristiano è un dio rifugiato.
Un’altra dis-uguaglianza è quella economica, quella che comporta povertà e fame. Ma non meno gravi sono le diseguaglianze culturali – da una parte la famiglia in difficoltà, divisa, con bambino divenuto oggetto di dialettica – oppure quella ancora più crudele, soprattutto con i bambini, creata dalla violenza tout court: la guerra “.

Diceva Platone che i figli degli uomini, fra i piccoli di tutti gli animali, sono i più difficili da trattare. Ma, ricorda il prof. Mario De Curtis: “Dobbiamo sempre pensare ai bambini perché un paese senza speranza è un paese senza futuro”.