Medicina e tecnologia, quale futuro?

Dall'Intelligenza Artificiale, alle reti neurali, dalla tecnologia che traduce i pensieri in parole, alle innovazioni applicate alla diagnostica. Su cosa stiamo investendo e su cosa investiremo?

di Redazione

Medici che si consultano con dispositivi tecnologici

L’eterno dilemma Uomo vs Macchina assume, con l’accelerazione sempre più repentina dell’innovazione tecnologica, nuove forme. Le macchine, inutile ricordarlo, già sostituiscono l’uomo in moltissimi compiti complessi ma questo, senza addentrarci in divagazioni filosofiche, di fatto arricchisce più che impoverire l’attività umana offrendo a quest’ultima ‘macchina complessa’ la possibilità di occuparsi di quello che le riesce meglio: creare, intuire, inventare, mettere in relazione.

L’Intelligenza Artificiale è ormai applicata a tantissime realtà diverse: dalle industrie ai processi produttivi, dal customer care all’advertising, fino ad arrivare più recentemente alla salute. Ed è proprio in quest’ultimo settore, forse, che si sono aperti gli scenari più ampi, in primis rendendo possibile un notevole salto di qualità nell’accuratezza e tempestività della diagnosi e nella gestione terapeutica.

Nuove cure, accesso ai farmaci, intelligenza artificiale applicata alla diagnosi e al trattamento, telemedicina, fitness mentale, recupero post-intervento sempre più breve, sono solo alcune delle recenti innovazioni e trend in ambito bio-medico rese possibili grazie alle nuove tecnologie. Le macchine possono, infatti, elaborare un enorme mole di dati grezzi o strutturati, immagini e video in tempi prima inimmaginabili; possono identificare contesti e mettere in correlazione elementi.

Tuttavia a questi dati ‘manca qualcosa’, non sono cioè dati esperti.

Per fare un esempio pratico: abbiamo avuto modo di discutere dei consistenti vantaggi che l’introduzione e la diffusione dell’imaging cardiaco sta apportando ai processi diagnostici, anche in ottica di prevenzione delle morti cardiache improvvise. Ma i risultati che si ottengono in pochi secondi attraverso una risonanza magnetica o una tomografia computerizzata, vanno analizzati; sono, quindi, di supporto al medico e non in sua sostituzione.

Tecnologia in oftalmologia

Google Research ha recentemente presentato un progetto che si pone l’obiettivo di migliorare la diagnostica di alcune patologie oculistiche. In particolare, ha utilizzato oltre 120.000 immagini della retina per ‘addestrare’ una rete neurale che potesse essere in grado rilevare la retinopatia diabetica (DR), una delle principali cause di cecità e l’edema maculare diabetico (DME). Le capacità mostrate della macchina “risultano vicine alle prestazioni degli oculisti” hanno dichiarato i ricercatori. I risultati ottenuti poi verranno analizzati da un oftalmologo per confermare la diagnosi e prescrivere il trattamento.

La tecnologia che legge i pensieri e li traduce in parole

Sembra fantascienza, ma un gruppo di ricercatori guidati dalla neuroscienziata Nima Mesgarani del Mortmer B. Zuckerman Mind Brain Behavior Institute della Columbia University di New York ha tentato di trasformare direttamente i pensieri in parole, senza passare attraverso il sistema umano di produzione della voce. Linea di ricerca (per ora l’esperimento è stato condotto solo su 5 volontari con epilessia) che potrebbe, un giorno, consentire a persone che per la patologia di cui soffrono non riescono a comunicare tramite la voce – come la Sclerosi Laterale Amiotrofica o Locked-in Sindrome - di esprimersi a parole.

Il nostro lavoro rappresenta un modello generale che potrà essere utilizzato per lo sviluppo di neuroprotesi per la produzione delle parole, e quindi per la ricostruzione accurata e intellegibile del parlato generato dalla corteccia uditiva umana” dicono gli autori della ricerca. “Si tratta di un approccio che fa avanzare verso la prossima generazione di sistemi interattivi tra essere umano e computer e verso canali di comunicazione più naturale per pazienti che soffrono di paralisi e delle sindromi da locked-in”.

DockTre: dalla ricerca alla startup MedTech

Ma su cosa stanno puntando oggi le aziende e gli investitori del settore digital health? Su quali idee, progetti e innovazioni hanno scommesso nell'ultimo anno? Come si può verificare l’interesse del mercato verso una propria innovazione?

Se ne è discusso lunedì scorso durante il convegno “Dalla ricerca alla startup medtech. Dock3: una nuova opportunità per i giovani ricercatori” che si inserisce nell'ambito delle attività culturali e di terza missione promosse e organizzate dalla Facoltà di Medicina e Odontoiatria della Sapienza, in collaborazione con l’Università Roma Tre. Dock3-The Startup Lab, il programma per l’imprenditorialità realizzato dall'Università Roma Tre, aperto a studenti e ricercatori di ogni ateneo e dipartimento, è parte di Started, progetto europeo di supporto ai ricercatori per la costituzione di aziende innovative. Secondo l’“Entrepreneurship 2020 Action Plan”, infatti, l’investimento nell’educazione all’imprenditorialità è uno dei più produttivi che l’Europa può fare. Questo vale soprattutto per l’Italia, terzultima nella classifica mondiale diffusa dal Global Entrepreneurship Monitor che misura il tasso di imprenditorialità per Paese.