'Cadaver-lab' per la pratica degli aspiranti chirurghi

All'Università romana 'Sapienza' torna, rinnovato, un metodo antico di insegnamento dell'anatomia chirurgica direttamente su cadavere

di Alessandra Binazzi

Nella facoltà di medicina e chirurgia la spiegazione della materia da parte del docente ha la sua parte rilevante. È un dato certo però che la teoria non è sufficiente, soprattutto per le specialità chirurgiche che hanno bisogno dell’illustrazione pratica di ciò che lo studente specializzando dovrà affrontare una volta in sala operatoria.

Da qualche decennio, invece, non esiste più la possibilità di apprendere e di esercitarsi direttamente su pezzo anatomico vero perché nelle sale settorie degli ospedali universitari si trovano quasi esclusivamente manichini-umanoidi al posto dei cadaveri. Una ‘stranezza’ per il nostro Paese, che nel Rinascimento è stato pioniere e culla delle esercitazioni su cadaveri (nel 1594 venne ultimata a Padova la costruzione del primo teatro anatomico stabile, secondo il modello architettonico dell’anfiteatro).

Aspetti normativi - Sono state presentate almeno sei proposte di legge per regolamentare con univocità e chiarezza la donazione del corpo per fini di ricerca e studio e aggiornare l’unica legge in vigore - seppure bollata come “non accettabile” dal Comitato nazionale di Bioetica nel 2013 - il Regio decreto del 31 agosto 1933, che destina alle attività didattiche e di studio i corpi non reclamati da nessuno.

Un umanoide non potrà mai sostituire un corpo umano

Donare il proprio corpo dopo la morte per addestrare i medici e aiutare la ricerca, una scelta che per qualcuno macabra, può rappresentare invece un gesto concreto per il progresso scientifico e per salvare vite umane. Nella misura in cui un chirurgo che affina la pratica su un cadavere sarà più sicuro e preciso quando avrà sotto i ferri un paziente. Riducendo il rischio di errori.

In Italia si contano sulle dita di una mano le università che hanno attivato progetti di donazione, sebbene la pratica della dissezione dei cadaveri sia ritenuta indispensabile per tutta la medicina. Il motivo non è solo la quasi assenza di sensibilità sul tema e quindi il numero bassissimo di donazioni, ma soprattutto la mancanza di una normativa a livello nazionale che disciplina il percorso della donazione e la manifestazione del consenso da parte del soggetto donatore fino al momento del decesso.

Aspetti normativi - Attualmente c’è un disegno di legge sulla donazione del proprio corpo dopo la morte ai fini di studio, formazione e ricerca scientifica in discussione a Palazzo Madama per poi passare a Montecitorio. Consiste di nove articoli in cui si stabilisce anche che ministero della Salute e Miur individuino le strutture universitarie e le aziende ospedaliere di riferimento per la conservazione e l’utilizzazione delle salme.

Il cadaver-lab

Mentre comunque è in crescita il fenomeno spontaneo delle donazioni “posto mortem”, in attesa  di una regolamentazione definitiva che metta fine al complesso e costoso addestramento chirurgico all’estero - soprattutto in Francia, Austria, Germania o negli Stati Uniti – alcune università  hanno cominciato lezioni ed esercitazioni sul ‘cadaver lab’.

A Roma, presso l’Istituto di Medicina Legale dell’Università Sapienza, nei giorni 15 e 16 febbraio è stato organizzato il corso annuale ‘Rome Elbow’, quest’anno in una edizione completamente rinnovata con le lezioni di anatomia e tecniche chirurgiche sul cadavere.

Volevamo riportare l'insegnamento delle materie chirurgiche attraverso il cadaver-lab dentro  l'università". Cosi' Giuseppe Giannicola, specialista in ortopedia e traumatologia presso il Policlinico Umberto I e organizzatore dell'evento, ha sintetizzato la ‘due giorni’ della decima edizione del corso di chirurgia del gomito.  E ci sono riusciti organizzando interventi in diretta sull’arto di un cadavere per offrire agli studenti di un'università pubblica una metodologia di insegnamento che fino ad oggi in Italia era appannaggio solo di centri specializzati privati che importano cadaveri dagli Stati Uniti.

 "Il nostro obiettivo era quello di riportare il cadaver-lab dentro le sedi istituzionali. È un insegnamento particolarmente rilevante per tutte le discipline chirurgiche: un cadaver-lab a disposizione per apprendere le tecniche operatorie prima ancora di poterle applicare sul paziente è un momento fondamentale nella formazione del giovane medico specialista”, spiega Giannicola.

“Per molto tempo l’Italia, privata della possibilità di utilizzare cadaveri a fini scientifici, è rimasta indietro ad altri Paesi occidentali nell’insegnamento delle materie chirurgiche – spiega ancora l’ortopedico docente alla Sapienza  per la sua materia - Questo ha obbligato molti chirurghi italiani ad andare all’estero per fare questo tipo di esperienza che finalmente è stata riportata nella sede istituzionale. Questa formula, adottata dall’Università Sapienza, consente inoltre la partecipazione di molte più persone rispetto ai normali cadaver-lab organizzati nelle strutture private, sia pure altamente specializzate ma dai costi elevatissimi, dove in genere sono 15-20 persone ad assistere. Nel nostro caso, invece, sono oltre un centinaio gli studenti, specializzandi e specializzati che si interfacciano con i docenti e possono quindi discutere dei vari aspetti anatomo-chirurgici".

Dalla teoria alla pratica: il ruolo dell’anatomia-chirurgica

Grazie a un collegamento audio-video tra la sala settoria e l'aula Gerin, all’interno dell’Istituto di medicina Legale, gli oltre 150 iscritti hanno seguito la ‘diretta’ mentre due moderatori hanno raccolto su tablet le loro domande/osservazioni.

Il primo giorno ogni sessione 'hands-on' (pratica) è stata anticipata da una breve lezione teorica introduttiva, successivamente gli istruttori in sala settoria si sono alternati in una dissezione sul preparato anatomico, spiegando agli studenti in aula le motivazioni di ogni gesto chirurgico. Nella seconda giornata, invece, alcuni partecipanti selezionati (36 in tutto) hanno avuto la possibilità di ripetere in prima persona, in sala settoria, quanto appreso in aula il giorno precedente, utilizzando i preparati anatomici sotto la guida e supervisione degli istruttori.

Ciro Villani, direttore Uoc Ortopedia e Traumatologia B del  Policlinico Umberto I, presidente del Corso, sottolinea anche lui la novità del X Corso Rome Elbow: “Questa edizione,  preminentemente pratica, connessa ad un cadaver-lab, ci dà la possibilità di fare anatomia-chirurgica che è momento fondamentale nella formazione dello specialista in quanto gli dà la possibilità di apprendere le tecniche ancora prima di metterle in pratica”.

"Anche dal punto di vista economico – precisa Villani - è una grande occasione che consente agli specializzandi di partecipare a un corso senza dover sborsare le cifre richieste solitamente in ambito privato".

“La speranza ora, convinti come siamo che corsi teorico-pratici come questo siano più graditi e utili per i discenti – aggiunge, in accordo con l’organizzatore delle due giornate prof. Giannicola - è che il cadaver lab entri nell'insegnamento nelle scuole di specializzazione del corso di laurea di Medicina, diventi una routine e quindi parte integrante dei programmi formativi del giovane medico. C’è comunque ancora tanto da fare, perché al momento i pezzi anatomici che utilizziamo arrivano da fuori Italia. Con tempi burocratici lunghi e costi elevati, nel caso nostro a carico dell’Università”.

La proposta di legge al Senato

“Sotto il profilo medico - spiega un ddl depositato al Senato - tutti i cadaveri possono essere utilmente destinati alla ricerca scientifica, indipendentemente dall’età del defunto. Anche i cadaveri di soggetti di età anziana possono, infatti, contribuire allo studio medico sulle patologie dell’età senile. Ciascun cadavere donato offre molteplici possibilità di utilizzo, in quanto gli interventi che possono essere effettuati sulla medesima salma sono circa un centinaio”.

Se la proposta di legge sarà approvata, il ministro della Salute, le regioni e le aziende sanitarie locali dovranno promuovere l’informazione e diffondere tra i cittadini la conoscenza delle disposizioni previste. Per manifestare il proprio consenso sarà sufficiente scrivere un testamento olografo. Consegnando una copia presso i centri di riferimento: strutture universitarie e aziende ospedaliere di alta specialità. La salma dovrà “essere restituita alla famiglia in condizioni dignitose ed entro un anno dalla presa in consegna”. La donazione del corpo non potrà ovviamente avere alcun fine di lucro. La famiglia del deceduto sarà però esentata dalle spese per il trasporto e la tumulazione della salma, “a carico dell’azienda sanitaria locale in cui ha sede il centro di riferimento che l’ha presa in consegna”.