Allenare gli occhi per una 'supervista'

Un gruppo di atleti della Federazione Tiro A Volo si sottoporrà ad un "visual training", allenamento personalizzato per il potenziamento neurovisivo, in vista delle Olimpiadi di Tokyo 2020

di Redazione

La supervista, o come si dice più correttamente l'ipervisione, può essere ottenuta con una serie di esercizi dell'occhio, e a beneficiarne possono essere soprattutto gli atleti, sempre impegnati nel miglioramento delle proprie prestazioni.

Le tecniche di visual training si stanno diffondendo capillarmente nelle federazioni sportive delle discipline più disparate: dagli sport di squadra a quelli meno dinamici, ma che richiedono una grande abilità di concentrazione dello sguardo, come il Tiro a Volo.

Ed è proprio un gruppo di atleti di élite della Federazione Italiana Tiro A Volo ad essersi sottoposta ad uno screening preliminare sulle abilità visive lo scorso 16 febbraio presso il Centro di Ipovisione della UOC di Oftalmologia del Policlinico Umberto I, diretta dal Prof. Leopoldo Spadea.

Il Centro ipovisione, insieme alla F.I.T.A.V., promuove infatti un progetto di valutazione delle abilità visive degli atleti Erminio Frasca, Marco Sabione, Riccardo Filippelli, Tammaro Cassandro, pronti ad affrontare le Olimpiadi di Tokyo 2020.

“Siamo felicissimi di essere qui al Policlinico Umberto I – Sapienza, Università di Roma insieme al grandissimo staff di oculistica, per far analizzare i nostri atleti e migliorare le loro prestazioni in vista delle Olimpiadi di Tokyo 2020” dichiara Roberta Pelosi, Consigliere Federazione Italiana Tiro a Volo.

Visual Training per arrivare a venti decimi

Il Prof. Alessandro Segnalini, coordinatore dell’Area Di Ortottica, ideatore di un protocollo di Sportvision specifico, e la Prof.ssa Lia Giustolisi, responsabile del Centro Ipovisione e Centro Maculopatie dell’AOU Policlinico Umberto I di Roma, in base ai parametri rilevati potranno realizzare programmi customizzati per ciascun atleta mirati al raggiungimento di una implementazione delle performance visive.

"L'uomo sfrutta soltanto il 40-60% delle proprie capacità visive e questa percentuale può essere incrementata con una serie di tecniche che noi usiamo normalmente in pazienti ipovedenti; se usate su normovedenti possono portare a ipervisione" ha spiegato prof. Segnalini.

Attraverso queste tecniche, dalla microperimetria al biofeedback, prosegue l'esperto,“riusciamo a migliorare i tempi di reazione occhio-cervello, ovvero a diminuire il tempo che l'impulso percepito dall'occhio impiega ad arrivare alla zona corticale".

Screening preliminare e impostazione training personalizzato

Un’esperienza molto interessante” la definisce la prof.ssa Lia Giustolisi. “Il Centro Ipovisione e Centro Maculopatie dell’AOU Umberto I è di riferimento per queste patologie; ci occupiamo da anni di maculopatie e ipovisione e di trattamento di riabilitazione visiva per questi pazienti con riduzioni patologiche della vista, ottenendo anche ottimi risultati. L’idea è stata quella di utilizzare questi stessi sistemi di training per migliorare la vista degli atleti e, indirettamente, le loro prestazioni”.

Si parte sempre da una visita oculistica completa (segmento anteriore e fondo dell’occhio) per garantire ai nostri ragazzi una condizione visiva di partenza ottimale”. A questa, che certifica la situazione di partenza, segue il training condotto da prof. Segnalini.

Potenziamento neurovisivo: occhio-cervello e occhio-mano

“Le tecniche di visual training, dalla microperimetria al biofeedback, consentono un potenziamento neurovisivo e, come abbiamo detto, nell’atleta permettono il miglioramento delle proprie performance” spiega prof. Segnalini.

La fase di screening preliminare, come quella di oggi, è di fondamentale importanza per valutare i singoli atleti ed impostare, successivamente, un training personalizzato”, studiato specificatamente non solo per lo sport praticato, ma anche sulla base delle caratteristiche e necessità del singolo atleta.

Tecniche che consistono nell'allenare l'occhio con determinati movimenti, ad esempio seguendo il cambiamento di colore di una scacchiera. Un test su 15 tennisti della Federazione, tutti con oltre dieci decimi, ha illustrato l'esperto al convegno, con dieci sedute da 20 minuti di visual training ha portato al miglioramento dell'acuità visiva fino appunto anche a 20 decimi, oltre che di altre caratteristiche come la sensibilità al contrasto. Un altro studio su tiratori ha verificato un aumento dei punteggi medi, da 163 a 210. "Negli atleti che già abbiamo trattato – prosegue l’esperto - oltre ad aver raggiunto i venti decimi, abbiamo verificato si fosse ridotto il tempo di reazione occhio-cervello, ovvero fosse diminuito il tempo che l'impulso percepito dall'occhio impiega ad arrivare alla zona corticale, consentendo una maggiore rapidità dell’atto motorio”.

“In questo momento ho 17/10 – dichiara l’atleta FITAV Marco Sablone - Avevo già seguito un programma di visual training ottenendo 20/10 ed un generale miglioramento delle abiità visive. Sono felice di riprendere il programma”.

Differente il caso di Riccardo Filippelli anch'egli appartenente alla Federazione Italiana Tiro a Volo che, invece, è stato coinvolto per la prima volta “in questa bellissima iniziativa di collaborazione tra il Policlinico Umberto I e la FITAV - racconta ai nostri microfoni - spero, con questo splendido staff, di poter migliorare la mia vista (ora ho 10/10)”.