Nuoto con il rene di mia madre

Passare da una 'vita normale' a 12 ore di dialisi al giorno. Poi il trapianto di rene e di nuovo in acqua per vincere l'oro. Con la vita celebriamo la Giornata Mondiale del Malato 2019

di Regina Geloso

Daniela De Rossi sul podio

16 febbraio 2016. Una data stampata indelebile nella memoria di questa famiglia e, soprattutto di Daniela e mamma Monica. Quel 16 febbraio di quasi 3 anni fa, Daniela De Rossi uscì dalla sala operatoria del policlinico Umberto I dopo un intervento per il trapianto di rene durato 8 ore e fatto contestualmente in due sale operatorie con due équipe diverse. In una mamma Monica, donatrice, nell’altra la giovanissima Daniela.

"Aveva 9 anni quando è entrata in dialisi, aveva entrambi i reni malati” racconta la signora in una intervista a Famiglia Cristiana. “Prima ha dovuto risolvere i suoi tanti problemi di salute, poi si è prospettata la possibilità di un trapianto da vivente. Sia io sia mio marito eravamo compatibili, ma poiché lui fa la guardia giurata ed è costretto a stare molte ore in piedi, abbiamo deciso che sarei stata io la donatrice".

Il dono - “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” è proprio il tema della XXVII Giornata Mondiale del Malato 2019, che si celebra l’11 febbraio e che venne istituita il 13 maggio 1992 da papa Giovanni Paolo II. Così il messaggio del Santo Padre Francesco per la ricorrenza: “La cura dei malati ha bisogno di professionalità e di tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza, attraverso i quali si fa sentire all’altro che è caro”.

La storia di Daniela

Daniela è vittima di una rara malattia autoimmune che si chiama glomerulo sclerosi focale segmentale, riscontratale nel 2012 in seguito a degli esami medici sportivi che le dovevano dare l’ok per l’attività agonistica. Invece quel giorno cambiò tutto e lo stop non fu solo sportivo. Oltre 3 anni durissimi in cui Daniela era arrivata a doversi sottoporre a dialisi tutti i giorni per 12 ore al giorno. Poi i medici sono riusciti a ristabilizzarla per poterla avviare al trapianto di rene da vivente.

A chi le dice che è stato un gesto straordinario quello che ha fatto, la signora Monica risponde così: "è andato tutto molto bene, io sono sempre ottimista. La mia salute è buona, a parte un po' di stanchezza, e faccio dei controlli una volta l'anno. Vivere con un rene solo si può. Tutti mi dicono che sono stata brava, ma io credo che qualunque mamma lo avrebbe fatto. Vedere un figlio che sta male è un dolore e sapere che con un tuo gesto puoi farlo ricominciare a vivere non ha prezzo. Con il mio rene potrebbe andare avanti anche 30 anni, ma se ci fosse in futuro la necessità di un altro trapianto, il mio figlio maggiore che ha 17 anni si è reso disponibile a fare da donatore".

Dal trapianto alle Olimpiadi

Oggi Daniela, quasi 3 anni dopo il trapianto e dopo aver vinto diversi titoli nelle competizioni nazionali ed internazionali (ultima importante la X edizione dei Campionati Europei per Trapiantati e Dializzati a Cagliari dello scorso giugno) racconta quello che ha passato.

"È stata una situazione terribile da affrontare, ho dovuto lasciare il nuoto e la vita sodiale per 4 anni che sono stati lunghissimi; quando sono stata meglio ho potuto affrontare il trapianto. Mia mamma ha fatto un gesto coraggioso, e secondo me è stata spinta dalla voglia di vedermi di nuovo sorridere perché ero attaccata al macchinario della dialisi peritoneale 12 ore al giorno tutti i giorni".

Sempre al suo fianco mamma Monica: “è stato bello vedere come mia figlia, dopo aver ripreso la sua attività in piscina che aveva interrotto da tre anni e mezzo, abbia conquistato due ori e due record mondiali di categoria. Sarebbe competitiva anche nelle gare normali, ma non può fare nuoto agonistico perché dopo il trapianto prende sostanze dopanti”.