La guerra di mamma Kirsten

Dopo il diventare madre giovanissima, a nemmeno 20 anni deve affrontare una seconda, enorme, rivoluzione nella sua vita quando scopre di avere un tumore

di Regina Geloso

donna incinta

Sono una madre ventiduenne di due bambini, lavoro i fine settimana e vado all'università. Qualche mese prima di scoprire di essere incinta di mia figlia a 20 anni, avevo notato una protuberanza sul collo. Prima della gravidanza mi ero già sottoposta a diversi esami e alla biopsia che avevano documentato la crescita lenta dell'escrescenza, che però diventava sempre più sospetta”.

Inizia così il racconto della propria esperienza con il cancro la giovane Kirsten; pagina di diario che è stata pubblicata sul sito dedicato alla Giornata Mondiale contro il Cancro, celebrata lunedì scorso.

“A questo punto però l'unico modo per avere una diagnosi certa – prosegue - era l'intervento chirurgico, dopo la nascita di mia figlia. Purtroppo, due settimane dopo l'atteso intervento, ho ricevuto la devastante notizia: si trattava di un cancro alla tiroide”.

Tra i cinque tumori che, in Italia, fanno registrare le percentuali più alte di sopravvivenza, la tiroide è quello che restituisce valori più elevati: oltre 9 pazienti su 10 guariscono; a seguire prostata (91%), testicolo (91%), mammella (87%) e melanoma (87%). In tutti i casi, inclusi quelli a cattiva prognosi, a ‘fare la differenza’ in modo importante è quasi sempre il tempo. Se l’importanza della diagnosi precoce è un tema ampiamente sviscerato a livello internazionale, e trattato in queste pagine, ora per la prima volta il britannico Office for National Statistics, ha pubblicato sul British Medical Journal delle stime di sopravvivenza per singolo tumore sulla base dello stadio in cui è stata effettuata la diagnosi. Stime che, purtroppo, hanno constatato che per alcuni tipi di cancro la diagnosi precoce non riesce ad aggiungere anni di vita, per quanto consenta una migliore qualità di vita; viceversa, per altri può essere determinante.

Diagnosi precoce e trattamento tempestivo che, ad esempio, hanno salvato la vita a Kirsten.

La situazione in Italia

“L’Italia, se valutata nel suo complesso, presenta un quadro di sopravvivenza pari o superiore alla media europea grazie anche alle campagne di screening attive nel nostro paese – commenta la ricerca prof. Paolo Marchetti, direttore Oncologia medica B del Policlinico Umberto I di Roma a La Repubblica - Purtroppo, mentre l’adesione è molto elevata al centro-nord ci sono ancora zone di ampio miglioramento al centro-sud per poter ottenere un vantaggio significativo nei tumori del collo dell’utero, della mammella, del colon retto e dei tumori del polmone in forti fumatori”.

Perché proprio a me?

Dopo una diagnosi di tumore, lo spaesamento è la reazione più comune. “Tutto ciò a cui riuscivo a pensare era: 'perché a me?', 'come è potuto succedere?' Non ho mai avuto problemi alla tiroide ed ha sempre funzionato. Non aveva alcun senso. Mi sono sentita un fallimento. Avevo lasciato crescere dentro di me un cancro ed una figlia allo stesso tempo. Cominciavo a chiedermi se questo avesse influito su di lei in qualche modo, ma per fortuna non c'era nessun pericolo per la mia piccola”.

L’intervento e la vita ‘dopo’

“Mi sono dovuta sottoporre ad un secondo intervento 3 mesi dopo ed è qui che la mia vita è cambiata. Non avevo più una tiroide, i livelli instabili. Tutto ciò che mi teneva in vita era una manciata di pillole. è assurdo quanto rapidamente e drammaticamente la vita possa cambiare. Ho scelto di non sottopormi a trattamenti successivi per poter allattare mia figlia.

Il cammino è stato più duro ma finalmente un anno dopo la diagnosi, ho avuto la bellissima notizia (ndr. ad una visita di controllo) che tutto era sparito. Del mio cancro non c'era più traccia.

Certo la mia vita oggi è come stare sempre sulle montagne russe, dovendo convivere senza tiroide, imparare a gestire la terapia, trovare il giusto equilibrio, sottopormi a controlli periodici serrati e cambiare il mio regime alimentare.

L'unica cosa di cui sono grata è la possibilità di essere qui oggi e veder crescere i miei due figli. Non avrei mai pensato di ritrovarmi a scoprire una escrescenza a 19 anni, né a dover combattere il cancro a 20 anni con due figli piccoli, ma ce l'ho fatta. Ho vinto!"