Di che tipo di ipertensione soffri?

Tra le malattie più diffuse nei Paesi industrializzati, l'ipertensione interessa nel mondo oltre un miliardo di persone. In Italia supera i 10 milioni, anche se circa la metà non ne è consapevole

di Alessandra Binazzi

Donna pallida in volto con ansia

Definita anche il ‘killer silenzioso’ che avrebbe avuto un ruolo determinante in almeno un quinto delle morti globali, l’ipertensione è dai medici distinta in primaria, o essenziale, e secondaria.

Nella prima, l'innalzamento costante della pressione arteriosa dipende da una molteplicità di fattori, alcuni sconosciuti, altri di natura genetica e altri ancora di natura ambientale, ovvero dal risultato di una combinazione di situazioni diverse tra le quali anche l’età, le abitudini alimentari, la sedentarietà, il sovrappeso.

Meno conosciuta, e anche meno diffusa - su 8/10 milioni di ipertesi le forme endocrine rappresentano il 5-10% - è un’altra forma, ben più importante perché è conseguenza di altre malattie, congenite o acquisite, che interessano i reni, i surreni, i vasi, il cuore, e per questo viene definita ipertensione secondaria. Le ipertensioni endocrine sono la forma di ipertensione più diffusa fra quelle riconducibili a una causa ben precisa, ovvero le ipertensioni secondarie.

Anche se più diffusa è l’ipertensione primaria, quella che costituisce il 95% dei casi, la seconda è ben più grave anche perché nella maggioranza dei casi prima di essere classificata come ipertensione secondaria viene curata con gli stessi farmaci che si prescrivono per la prima. Senza risultati, quindi, e con gravi danni agli organi interessati.

Ipertensione arteriosa essenziale e ipertensione secondaria: che differenza c’è?

A differenza dell'ipertensione arteriosa essenziale, che classicamente interessa la popolazione adulta, l'ipertensione secondaria interessa anche soggetti più giovani e spesso si caratterizza per valori di pressione più alti e più difficilmente controllabili con la terapia farmacologica.

Al Policlinico Umberto I, azienda ospedaliero-universitaria romana, il prof. Giorgio De Toma, responsabile della I Clinica Chirurgica, si occupa di ipertensione curandone gli esiti attraverso la chirurgia laparoscopica. Allievo del grande Pietro Valdoni, considerato il caposcuola della Chirurgia italiana, De Toma ci aiuterà nel comprendere meglio questo secondo tipo di ipertensione, spesso sconosciuta anche ai medici di base, nonostante la presenza di segni e sintomi che possono aiutare ad individuarla.

Ipertensioni endocrine

Cos’è e chi colpisce

Prof. Giorgio De Toma, cosa si intende per ipertensione secondaria?

“È quella condizione di ipertensione riconducibile ad altre patologie, tra le quali alcune di natura endocrina, o all’assunzione di determinati farmaci. In Italia interessa tra il 6 e il 10% del totale delle forme ipertensive, abbiamo cioè dai 400mila agli 800mila abitanti che hanno forme secondarie. Esaminando il portafoglio assistenziale di un medico di base che ha 1500 pazienti,  se il 10 per cento (150 persone) soffre di ipertensione arteriosa, dobbiamo immaginare che 15-20 di questi pazienti hanno forme di ipertensione arteriosa non essenziale, dovuta cioè ad altre patologie. E in un modo preponderante sono le ipertensioni di origine endocrina”.

Che cosa sono le ipertensioni endocrine?

"Sono forme di ipertensione causate da un eccesso di produzione di ormoni da parte delle ghiandole endocrine. Come nel caso delle ipertensioni primarie, che non hanno una causa nota, sono caratterizzate da valori di pressione sanguigna superiori a 140/90 mmHg".

Le cause

Quali sono le cause delle ipertensioni endocrine?

"Nella maggior parte dei casi di ipertensione endocrina a entrare in gioco sono tre classi di ormoni prodotti dai surreni, le ghiandole situate subito sopra i reni: il cortisolo, l'aldosterone e le catecolamine (adrenalina e noradrenalina). Questi ormoni sono coinvolti nella regolazione della pressione e se prodotto in quantità eccessive si associano a ipertensione. Nella maggior parte dei casi l'eccesso di catecolamine o di aldosterone è la conseguenza della presenza di un adenoma del surrene, un tumore benigno che può colpire questa ghiandola. Nel caso invece dell'ipertensione da eccesso di cortisolo, la malattia può essere dovuta a un adenoma dell'ipofisi che determina una iperstimolazione del surrene o a un adenoma a localizzazione surrenalica. Va infine ricordato che l'ipotiroidismo come anche l'ipertiroidismo possono associarsi a ipertensione".

I sintomi

Quali sono i sintomi delle ipertensioni endocrine?

"L’ipertensione endocrina da catecolamine (feocromocitoma) può associarsi a cefalea, pallore del volto, aumento della frequenza cardiaca, sudorazioni e ansia. Nei casi di eccesso di cortisolo (sindrome di Cushing) l’ipertensione si associa a manifestazioni cliniche quali l’obesità centrale, la presenza (nelle donne) di irsutismo, acne e irregolarità del ciclo mestruale, l’osteoporosi e alterazioni anche gravi della glicemia. Nel caso, infine, dell’eccesso di aldosterone l’ipertensione non si associa a sintomi specifici se non, in alcuni casi, alla riduzione dei livelli di potassio e alle manifestazioni cliniche associate a tale riduzione".

Diagnosi precoce: i campanelli d’allarme

Si possono prevenire le ipertensioni endocrine e come si possono invece diagnosticare?

“Non sono note strategie efficaci per prevenire le ipertensioni endocrine, mentre per la presenza andrebbe sospettata nel caso di:

  • crisi ipertensive associate ad ansia, pallore al volto, sudorazione fredda, aumento dei battiti cardiaci;
  • ipertensione arteriosa associata a ridotti livelli circolanti di potassio;
  • inefficacia del trattamento con farmaci assunti a dosi efficaci negli altri pazienti ipertesi;
  • presenza di un adenoma surrenalico o di segni e sintomi compatibili con eccesso di cortisolo.

Ma un campanello d’allarme da non sottovalutare è la prematura insorgenza di ipertensione: in età inferiore ai 40 anni nell'uomo e ai 45 anni nella donna”.

Come e dove si curano le ipertensioni endocrine

Cosa succede se una ipertensione di origine endocrina viene curata come una normale ipertensione primaria?

“Spesso, specialmente nei soggetti giovani, talune forme di ipertensione sono curate con i farmaci che noi abitualmente utilizziamo. Sono cure che si rivelano inutili, addirittura nocive, perché questi pazienti, se queste forme non vengono scoperte per tempo, possono avere col passare degli anni gravi danni all’apparato cardiovascolare e anche ad altri apparati. L’ipertensione arteriosa secondaria può sovrapporsi a quella primaria, ma le origini sono completamente diverse”.

Prof. De Toma, cosa consiglia di fare in questi casi?

“Tutte queste forme appena elencate devono essere studiate in centri dedicati, come quello del Policlinico Umberto I, forniti delle apparecchiature più sofisticate, e operate per via laparoscopica: la garanzia è una grandissima percentuale di successo e di ‘restitutio ad integrum’ del paziente, ovvero una ritrovata normalità e funzionalità degli organi colpiti”.