L'Alopecia Areata

Tra le malattie su base autoimmune, può essere spia di altre patologie autoimmuni ben più importanti

di Alessandra Binazzi

L’uomo perde il pelo, come la volpe (in greco ‘alopex’). È questa l’eziologia della parola ‘alopecia’ che sta ad indicare proprio una riduzione della quantità di capelli, o la loro scomparsa, alle quali possono concorrere cause diverse.

Vi sono diversi tipi di alopecia: dalla forma ‘benefica’, che comporta una caduta circoscritta o generalizzata dei capelli, in risposta ad un forte stress fisico o psicologico, alla forma androgenetica, che porta i capelli a perdere l'aspetto terminale, diventare molto sottili, morbidi e depigmentati rimanendo numericamente gli stessi. Con l'avanzare dell'età, fisiologicamente, i follicoli piliferi presenti sulla fronte e sulle tempie vanno incontro ad un graduale processo di involuzione, con conseguente assottigliamento dei capelli presenti in queste aree. Tale fenomeno è valido sia per gli uomini che per le donne, dove il problema, seppur meno evidente, si accentua dopo la menopausa.

Da un po’ di anni è nata una super specializzazione dermatologica, la tricologia, che studia la fisiologia e la patologia di capelli e cuoio capelluto, grazie alla quale è migliorata la diagnosi clinica e istologica di patologie inerenti la perdita di capelli. Si è osservato infatti un terzo tipo di alopecia, definita areata, le cui cause sono ancora sconosciute ma l’ipotesi più accreditata riguarda l’alterazione del sistema immunitario.

Ne parliamo con il prof. Alfredo Rossi, professore associato dell’Università ‘Sapienza’, Clinica Dermatologica dell’azienda ospedaliero-universitaria Policlinico Umberto I, che nel campo dei problemi dettati dalla calvizie vanta una lunga esperienza.

Alopecia e calvizie: la differenza

“L’Alopecia non è da confondere con la calvizie comune, inestetismo che colpisce oltre il 50% degli uomini, e dalle forme cicatriziali, ovvero da quelle condizioni che vengono mediate da altri tipi di patogenesi”.

  • Vi sono calvizie che non producono una alopecia, ovvero la perdita di capelli è seguita dalla ricrescita senza lasciare nessun segno, o cicatrice,
  • vi sono invece le alopecie cicatriziali che purtroppo finiscono con un tessuto di cicatrizzazione dove si perde completamente il follicolo pilifero e quindi lì i capelli non cresceranno più.
  • Ci sono poi quelle transizionali che partono come alopecie non cicatriziali per poi virare: in questo caso ‘giocando d’attacco’ con una diagnosi precoce e intervenendo con farmaci e altre metodiche, possiamo recuperare molto terreno”.

L’Alopecia areata definizione e cause

“Tutt’altro è l’Alopecia Areata, vera e propria patologia su base autoimmune che colpisce individui geneticamente predisposti - senza distinzione di sesso, etnia ed età - nella misura dell’1% della popolazione mondiale, il 2% dei pazienti dermatologici. Essendo considerata a tutti gli effetti una malattia autoimmune - al pari della tiroidite, della psoriasi e della celiachia - la sua terapia non può che essere di tipo immunologico”.

Un identikit del paziente

“C’è un’espressività della malattia già nei primi anni di vita, tra i due e i quattro. Poi, si silenzia per riaffacciarsi tra i 20 e i 30 anni, ovvero nel momento in cui tutte le condizioni autoimmuni vengono a svelarsi. Non c’è un identikit particolare, ma è certo che sono pazienti che hanno un sistema immunitario alterato, non regolato. Non che non funzioni, ma è disequilibrato. Questo disequilibrio del sistema immunitario fa sì che ci sia una prevalenza su alcuni tipi di risposta immunitaria.

A livello epidemiologico l’A.A. incide nella misura di 1 paziente ogni 85 dermatologici, in termini assoluti il 2-3% delle patologie dermatologici. Colpisce ugualmente maschi e femmine, a differenza di altre patologie autoimmuni che prevalentemente prediligono le donne, questa ha il rischio di legarsi ad altre patologie autoimmuni: la cosa davvero importante; potrebbe, quindi, essere la prima espressione di una serie di patologie autoimmuni.

La malattia dà i primi segni nei bambini dai 2 ai 4 anni. Poi si silenzia e si riaffaccia intorno ai 20-30 anni, il momento in cui tutte le condizioni autoimmuni si svelano”.

La diagnosi e la cura

“Abbiamo detto che è considerata a tutti gli effetti una patologia autoimmune, aggiungiamo che è una condizione che si presenta con caratteristiche peculiari, ma chi non è addentro alle problematiche proprie di questa patologia deve sapere che spesso induce a considerare anche qualche altro tipo di diagnosi perché è in grado di mimare altre condizioni. Pertanto diventa primario conoscere bene questa patologia, saperla riconoscere e saperla trattare.

Una volta accertata la diagnosi, il medico deve far fare uno screening minimo per la ricerca delle patologie maggiormente correlate: la tiroidite Hashimoto, ad esempio, si riscontra nel 25% dei casi, la celiachia nel 10%, nel 5% il morbo della celiachia, ed altre condizioni – psoriasi e vitiligine, fino alla sclerosi multipla – con altre percentuali. Possiamo considerare quindi l’Alopecia Areata una patologia spia di altre condizioni autoimmuni, che hanno la stessa patogenesi ma sono molto più importanti e si sveleranno solo più in là nel tempo. Dobbiamo quindi tenerla in considerazione come una condizione autoimmune e monitorare allo stesso tempo tutte le altre patologie autoimmuni che possono essere cellulo-mediate, quindi tutte le organospecifiche come la tiroidite e la celiachia”.

La terapia attuale

Al momento non c’è una vera e propria terapia, per cui i farmaci attualmente utilizzati sono tutti mediati da altre patologie che interessano il sistema immunitario. L’Alopecia Areata non ha un protocollo specifico perché è personalizzata: è fatta sul paziente che con ogni probabilità ha altre condizioni autoimmuni.

Il farmaco principe è il cortisone, ma ci sono altre terapie che possono essere approcciate a seconda del tipo di paziente, delle condizioni di salute ovvero della presenza di co-morbilità, oppure della probabilità per lo stesso di sopportare una terapia cortisonica a lungo termine.

Ci sarebbe la possibilità di studiare una cura mirata, ma la mancanza di riconoscimento come patologia da parte del Ministero della Salute rende questo percorso ancora impervio. Per le stesse ragioni anche la sperimentazione è scarsa: l’industria, infatti, ha poco interesse nel testare nuovi farmaci ad hoc”.