'Mi manca l'aria': a chi rivolgersi

Asma e BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva colpiscono 380 milioni di persone nel mondo e sono responsabili di 3 milioni di decessi ogni anno. Ecco come combatterle e tenerle sotto controllo

di Roberta Manfredini

bambina che soffia su una girandola

Le patologie dell’apparato respiratorio sono in aumento in tutto il mondo. La BPCO, l’asma bronchiale e l’enfisema polmonare sono le malattie dell’apparato respiratorio più diffuse.

L’asma pur essendo solitamente associata maggiormente all’età pediatrica e giovanile è, in realtà, una patologia cronica che tende ad accompagnare il soggetto per tutta la vita - spiega Prof. Paolo Palange, specialista internista e pneumologo della ‘Sapienza, Università di Roma’ - Di asma si muore raramente, l’aspettativa di vita di queste persone non si riduce, ma è la qualità della vita a risentirne".

"L’enfisema, invece, si manifesta prevalentemente nell’età adulta: è legata principalmente all’abitudine al fumo o ad esposizioni professionali nocive. Se il paziente è un fumatore, la prima vera cura è rinunciare alle sigarette, per prevenire un ulteriore peggioramento. Poi, si può intervenire anche farmacologicamente”.

Negli ultimi tempi l’Asma e la BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) sono tra le maggiori cause di morbilità e mortalità in tutti i Paesi con qualunque tasso di sviluppo, con circa 380 milioni di persone colpite e con 3 milioni i decessi ogni anno. Inoltre, fanno registrare un costante incremento della spesa sanitaria e, secondo l’OMS, nel 2030 saranno la terza causa di morte con 6 milioni di morti.

Anche se prevenibili e trattabili, per queste due patologie al momento non esistono trattamenti risolutivi di guarigione (sono croniche): avviare quanto prima la terapia, evita la cronicizzazione e l’uso costante di ossigenoterapia.

BPCO: cos’è

La BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva è una malattia delle vie respiratorie (dei bronchi e dei polmoni) che provoca una parziale ostruzione delle vie aeree, cioè una riduzione persistente del flusso aereo (ostruzione bronchiale). Purtroppo la dimensione sul piano clinico e sociale di questa patologia è sottostimata.

Sintomi: l’importanza della consapevolezza dei sintomi principali!

Prima della diagnosi, i due sintomi principali della Bpco sono la tosse e la dispnea, qualche volta accompagnati da respiro sibilante.

Spesso la tosse è cronica, più intensa al mattino e caratterizzata dalla produzione di muco. La dispnea compare gradualmente nell’arco di diversi anni e nei casi più gravi può arrivare a limitare le normali attività quotidiane. In genere, queste persone sono soggette a infezioni croniche dell’apparato respiratorio, che occasionalmente provocano ricadute accompagnate da una sintomatologia aggravata. Con il progredire della malattia questi episodi tendono a divenire sempre più frequenti.

La dispnea, cioè la difficoltà a respirare, all’inizio della malattia si verifica solo quando si compiono sforzi pesanti, impegnativi, ma successivamente anche per sforzi lievi, fino alla mancanza di respiro anche quando si è a riposo.

Spesso il soggetto malato, ma che non sa di esserlo, non si accorge del progressivo peggioramento della sua capacità respiratoria, con ‘fiato corto’, perché tende istintivamente a ridurre anche le proprie attività, ritardando così la visita dal medico!

La BPCO” - di cui il 21 novembre scorso si è celebrata la giornata mondiale (World COPD Day) - “si associa ad una aumentata risposta infiammatoria cronica dei bronchi e del polmone a particelle nocive o gas i cui sintomi più evidenti sono la mancanza di respiro, la tosse cronica e la produzione cronica di catarro” ha dichiarato Dott.ssa Paola Andreozzi, internista responsabile del Centro di Medicina Predittiva e Fisiopatologia Respiratoria del Policlinico Umberto I di Roma.

La strategia che combatte la fame d’aria e contrasta l’avanzamento della malattia

La BPCO, che rappresenta la quinta causa di morte nel mondo, è in continuo aumento nei Paesi industrializzati, interessa entrambi i sessi, ma aumenta con l’età. Il 4-6% della popolazione europea soffre di BPCO clinicamente rilevante e la prevalenza della malattia sulla base dei dati spirometrici è dell’8,9%.

Pertanto, anche in considerazione di incidenza, mortalità e co-morbilità, “diviene di primaria importanza promuovere e mantenere le migliori condizioni di salute possibili del malato con BPCO fissando obiettivi da raggiungere con azioni specifiche di cui ci parla sempre la Dott.ssa Andreozzi.

Prevenzione

Promuovere interventi e comportamenti individuali e collettivi a valenza preventiva:

  1. corretti stili di vita,
  2. lotta al fumo,
  3. vaccinazioni,
  4. sorveglianza negli ambienti di lavoro,
  5. trattamento precoce delle riacutizzazioni,
  6. ossigenoterapia,
  7. educazione sanitaria.

Diagnosi precoce

Obiettivo: incrementare il numero di diagnosi precoci corrette e stadiazione di Bronco Pneumopatia Cronico Ostruttiva;

Il principale strumento diagnostico per la Bpco è la spirometria, che permette di misurare la capacità polmonare residua.

“È importante raccomandare la ‘spirometria’ a tutti i pazienti in cui si sospetta la presenza di BPCO. Un esame indispensabile per confermare la diagnosi e stabilirne lo stadio ed iniziare quanto prima la terapia”.

Trattamento personalizzato, la presa in carico globale

Una volta fatta la diagnosi, deve essere avviato il trattamento personalizzato del paziente affetto da B.P.C.O. in modo conforme allo stadio di gravità.

Da questo dipende anche il perseguimento degli obiettivi di ‘secondo livello’:

  • utilizzo razionale dei farmaci nella fase cronica e nelle riacutizzazioni
  • riduzione delle ospedalizzazioni
  • aiutare il paziente nell’auto-gestione della propria malattia, anche attraverso la riabilitazione.

Fare Rete per facilitare il percorso Diagnostico-Terapeutico e Assistenziale

Come facilitare il percorso diagnostico, quello terapeutico e la gestione delle risorse disponibili?

Il paziente e la sua famiglia, l’ospedale e il territorio devono ‘fare Rete’ mediante:

  • Counseling col paziente e/o con il suo caregiver. “Il couseling con il paziente e la famiglia deve essere attivato al più presto per educare, formare e sensibilizzare il paziente alla sua patologia e renderli consapevoli della necessità dell’adesione alla terapia” ha spiegato l’Andreozzi.
  • adeguata disponibilità di servizi diagnostico-terapeutici-riabilitativi e relativa razionalizzazione degli accessi sulla base delle risorse disponibili;
  • garanzia di continuità di cura tra tutti gli operatori sanitari, “in particolare tra il Medico di Medicina Generale e gli Specialisti, sia ospedalieri che distrettuali, anche mediante efficaci strumenti di comunicazione e adeguati sistemi di raccolta ed archiviazione dei dati”.

A chi rivolgersi

La presa in carico del paziente con asma e/o BPCO coinvolge molti specialisti all’interno del Policlinico che si occupano di malattie respiratorie, tra cui l’internista, lo pneumologo ma anche il cardiologo ma certamente l’internista è il medico della complessità.

La BPCO, spiega infatti l’internista, “spesso è associata ad altre patologie, soprattutto cardiache, ma anche obesità, diabete, che complicano il trattamento terapeutico, peggiorando la prognosi e diminuiscono la speranza di vita”.

Presa in carico che però non si esaurisce nell’ospedale ma si deve necessariamente integrare con il territorio. Ed è in questa direzione che va “Un TOT per respiro” il progetto presentato ad aprile scorso. Grazie alla collaborazione tra il medico specialista ospedaliero e il medico di medicina generale, infatti, è possibile “garantire una diagnosi precoce seguita da una presa in carico corretta dei pazienti. I vantaggi di un’appropriata gestione non riguardano solo i malati, ma anche il SSN per i costi che si eviterebbero riducendo al minimo le riacutizzazioni e i ricoveri ospedalieri” specifica la Dott.ssa Andreozzi.

Il ruolo della ricerca

L’attenzione e il sostegno alla ricerca scientifica deve essere costante!

Le nuove acquisizioni sulle malattie croniche, come la BPCO e l’Asma, stanno diventando sempre più fondamentali per il trattamento di questi pazienti, il cui numero si prevede aumenterà nel corso dei prossimi anni. Quini, è importante che si faccia ricerca in questo campo specifico e il Policlinico in questo è all’avanguardia, in quanto stiamo mettendo su diversi studi di ricerca per quanto riguarda la fisiopatologia e il trattamento di queste malattie e ci consentirà, nei prossimi anni, un avanzamento sicuramente importante nell’ambito della cura di questi pazienti” ha dichiarato il Dott. Daniele Pastori, Internista presso la I Clinica Medica dell’Umberto I, diretta dal Prof. Francesco Violi. Gli studi di cui parla il dott. Pastori, sono sempre fatti da Prof. Francesco Violi, Dott.ssa Paola Andreozzi, Prof. Pasquale Pignatelli, Prof. Paolo Palange.