Cuore degli sportivi che cede all'improvviso

Apparentemente il cuore è sano, ma ogni anno in oltre mille casi cede all'improvviso, spesso in associazione ad attività sportiva. Per questo è fondamentale lo screening nello sport

di Regina Geloso

Ogni anno in Italia, sono oltre 1000 i giovani under 35, apparentemente sani, deceduti per morte cardiaca improvvisa (MCI). Le cause possono essere molteplici ma, grazie, a screening cardiologici specifici potenzialmente si possono prevenire.

“La rilevanza clinica e socio-epidemiologica di eventi come la morte improvvisa credo sia sotto gli occhi di tutti – spiega prof. Marco Francone, Responsabile del servizio di tc ed RM cardiovascolare del Policlinico Umberto I - Negli ultimi anni ci sono stati eventi clamorosi. Il calcio forse è lo sport con maggior visibilità internazionale: tutti probabilmente ricorderanno i casi di Piermario Morosini e Davide Astori, calciatori di serie A deceduti il primo per morte cardiaca improvvisa durante una partita ed il secondo mentre era in ritiro con la squadra. Ma queste morti drammatiche non appartengono solo al mondo del calcio; si pensi a sport meno pubblicizzati come canottaggio, sport di endurance, maratona: sono diversi i casi di sportivi che hanno avuto sincopi e sono morti durante l'attività fisica”.

Morte cardiaca improvvisa: da cosa dipende

“Le cause, in molti casi di natura genetica o conseguenza di una combinazione di fattori, possono essere molto diverse e includono sia malattie che alterano la struttura, la morfologia o la funzionalità del cuore, sia anomalie del sistema elettrico, così come processi infiammatori o infettivi.

Più comunemente si tratta di cardiomiopatie, tra cui la cardiomiopatia ipertrofica e la cardiomiopatia aritmogena, o di anomalie delle arterie coronarie, i vasi che portano il sangue al cuore”.

Nella maggior parte dei casi queste malattie possono essere diagnosticate con gli strumenti di cui dispone il cardiologo, ma purtroppo spesso arrivano all’attenzione del medico quando è ormai troppo tardi.

“Si tratta di un problema rilevante perché parliamo di prevenire il rischio di eventi cardiovascolari in pazienti che sono teoricamente e sostanzialmente sani che spingono il cuore al massimo del consumo metabolico.

Problema che si articola in due varianti: atleta agonista o professionista e sportivo non agonista.

Se gli atleti professionisti o i giovani che praticano sport a livello agonistico vengono sottoposti a controlli clinici periodici per il rilascio del certificato di idoneità sportiva agonistica inclusi esami cardiologici, invece i ragazzi che praticano attività sportiva amatoriale o occasionale non sono sistematicamente controllati. Purtroppo anche tra questi ultimi si riscontrano morti cardiache improvvise.

Un serio e capillare programma di screening cardiovascolare nei giovani è auspicabile e può essere cruciale nel ridurre questi tragici eventi.

Sportivo professionista o agonista

“Per quanto riguarda lo sportivo agonista professionista, le esigenze fisico-metaboliche sono massime e quindi il set di patologie da escludere riguarda soprattutto una serie di condizioni che colpiscono il giovane:

  • le cardiomiopatie, ovvero malattie per lo più congenite per le quali il cuore si può ipertrofizzare, può diventare più spesso del normale. In questi casi possono verificarsi aritmie potenzialmente mortali,
  • la miocardite che è una infezione del cuore”.

“Nell'agonista l'Italia è all'avanguardia. Il Centro di Medicina dello Sport del CONI è un'autorità mondiale e tutti gli sportivi vengono sottoposti a screening; a noi come radiologi, arrivano pazienti selezionati con patologie in cui la risonanza magnetica cardiaca soprattutto, e la TAC per altri motivi, sono in grado di dare risposte diagnostiche”.

“Lo sportivo professionista è seguito dalla società di riferimento e fondamentalmente, soprattutto in Italia, non esiste il problema perché tutto ciò che non quadra viene filtrato e sottoposto ad approfondimenti specifici. D’altra parte chi fa sport in maniera sistematica si deve sottoporre alla visita medico sportiva ed anche in questo caso è previsto uno screening di base che di fatto fa già identificare anomalie importanti”.

Sportivo amatoriale e “sportivo della domenica”

Da un punto di vista medico, oltre i 35 anni si parla di adulto o non giovane e si parla di sportivo non agonista.

“La situazione per i non agonisti è ben diversa dall’agonismo; qui i controlli sono minimi, il problema di doping è sottostimato e la patologia più diffusa è la malattia coronarica, cioè la presenza di placche nelle coronarie che non sono state identificate precedentemente e che l'attività fisica scatena, creando il rischio di cardiomiopatia ischemica.

Lo sportivo della domenica fa benissimo a fare sport ma bisogna fare attenzione a due fenomeni:

  1. eccesso di attività fisica associata ad un non allenamento.

Si cita sempre l'esempio delle mezze maratone dove nelle grandi città a primavera spesso ci sono eventi cardiovascolari perché il paziente totalmente impreparato si butta in imprese fisiche totalmente sproporzionate”.

Cosa consiglia in questi casi? In primis tutela e attenzione nell'entità dello sforzo fisico che si fa, e soprattutto visita medica almeno di base perché lo sport fa bene ma ci devono essere le condizioni di sicurezza”.

2. “Se l'attività diventa più di una sporadica focalizzazione su quel tipo di sport può essere molto utile sottoporsi ad un videat cardiologico. Per esperienza dopo i 35-40 anni aumenta il rischio cardiovascolare”.

“La soglia è tra chi si sottopone a sforzi che possono avere una frequenza e una intesità crescenti. In questo caso bisogna considerarsi degli agonisti, sottoporci a test da sforzo, affidarci ad un cardiologo”.

“Considerarci degli agonisti”. Ci può spiegare meglio questa frase?

“Un paziente sportivo, che fa cioè attività sportiva in maniera insistente, di prassi – anche se non ha necessità per la pratica di uno sport a livello agonistico – dovrebbe sottoporsi a controlli clinico-cardiologici, ovvero ecg di base, visita, esame sotto sforzo.

In quesa sede, se c'è qualcosa che non torna, il paziente viene rimandato a controlli specifici come l’imaging cardiovascolare. Più in particolare la TC del cuore per esaminare le coronarie, la risonanza magnetica cardiaca per vedere il cuore; metodica quest’ultima che permette di studiare morfologia e funzione del cuore e dei vasi, ed, inoltre, permette di identificare anomalie nella struttura del muscolo del cuore.

Il nostro Centro è di riferimento per molti sportivi agonisti che vengono inviati a noi per gli approfondimenti di imaging cardiovascolare e valutare così l’eleggibilità dell'atleta”.

Morte cardiaca improvvisa: quanto è diffusa?

“La risonanza mediatica degli eventi negli sportivi crea un allarme sociale che non deve esistere. Sono degli eventi straordinariamente rari (morte improvvisa, sincope) che come tali vanno gestiti”.