Meno trapianti di cuore, basterà il VAD

Nuovo programma dell'Umberto I di Roma per la gestione dei pazienti con insufficienza cardiaca avanzata. Collaborazione scientifica tra la Sapienza di Roma e la Penn University di Philadelphia.

di Roberta Manfredini

L’insufficienza cardiaca avanzata (o scompenso cardiaco) è una patologia grave, una sindrome clinica molto complessa caratterizzata dall’incapacità del cuore di fornire la quantità sufficiente di ossigeno a tutti i tessuti e, ai nostri giorni, è considerata un’epidemia per ri-ospedalizzazione e tasso di mortalità, con circa 15 milioni di malati nel mondo.

Le condizioni cliniche dei pazienti spesso anziani, seppur trattati farmacologicamente, nel tempo tendono a peggiorare al punto da richiedere frequenti ricoveri in ospedale e il trapianto di cuore, con le difficoltà che questa pratica chirurgica comporta.

In attesa del trapianto, una buona alternativa al supporto meccanico dell’attività cardiaca è rappresentato dall’impianto del Dispositivo di Assistenza Ventricolare (VAD) presso i Centri specialistici, come quello del Policlinico Umberto I di Roma.

Gestione (e nuova gestione) dell'insufficienza cardiaca avanzata

In occasione del congresso 'Global Management for Advanced Heart Failure' 2018, specialisti giunti da tutta l’Italia si sono confrontati sulle nuove tecnologie a disposizione del cardiologo e hanno approfondito la fisiopatologia, le metodiche diagnostiche e il trattamento dello scompenso cardiaco avanzato; in questa sede è stato presentato il nuovo programma per rilanciare l’attività dell’Umberto I, potenziato e valorizzato dalla multidisciplinarità d’intervento.

Il Direttore Generale del Policlinico Umberto I, Dott. Vincenzo Panella e il Rettore della Sapienza, Università di Roma, Prof. Eugenio Gaudio hanno condiviso la necessità di un impegno maggiore per offrire un’assistenza di qualità e che i nuovi device VAD possono essere una soluzione alternativa ai trapianti di cuore per il trattamento dell’insufficienza cardiaca avanzata.

"L'epidemia dei nostri tempi in campo cardiologico è sicuramente l'insufficienza cardiaca e gran parte dei pazienti arriva in ospedale agli stadi avanzati della condizione; in queste situazioni la terapia medica non è più sufficiente. Le alternative per la sopravvivenza sono o il trapianto o l'assistenza al circolo con i così detti VAD. I trapianti sappiamo che non sono aumentati negli ultimi anni perché mancano i donatori, quindi la tecnologia che consente ai sistemi di assistenza al circolo di diventare terapie definitive, non solo 'ponte' al trapianto, può essere estremamente utile.

Il nostro progetto è quello di permettere all'Umberto I di completare il percorso di cura dei pazienti con insufficienza cardiaca, dalla presa in carico all'impianto dei Vad" ha evidenziato Prof. Francesco Fedele, Direttore della UOC di Malattie Cardiovascolari dell’Umberto I e Direttore della Scuola di Specializzazione in Cardiologia della Sapienza - Università di Roma.

VAD, il Dispositivo di Assistenza Ventricolare  sostituirà in molti casi il trapianto di cuore

L’utilità del VAD è stata sottolineata anche dal Prof. Pasquale Berloco, Direttore della UOC di Chirurgia Generale e Trapianti d'Organo dell'Umberto I di Roma il quale ha sottolineato che “il trapianto non è la soluzione per risolvere i problemi dei pazienti con cardiopatie in fase terminale. Oggi abbiamo un notevole incremento dei device totali o parziali, che possono essere usati in maniera terapeutica permanente o in alcuni casi come ponte per il trapianto cardiaco".

Ma sono pochi gli ospedali in Italia e nel Lazio che dispongono della tecnologia e dell’esperienza necessarie, in particolare di una cardiologia e cardiochirurgia attrezzata e autorizzata all’impianto di questo dispositivo che, da circa 10 anni negli Stati Uniti sta dando buoni risultati; secondo i dati epidemiologici, solo nel Lazio servirebbero 100 impianti VAD.

“Il nuovo programma dell’Umberto I per la gestione dei pazienti affetti da insufficienza cardiaca avanzata, è potenziato e valorizzato dalla multidisciplinarità d’intervento con il coinvolgimento di più figure specialistiche che, in un crescendo assistenziale, realizzeranno il nuovo programma VAD. Programma inteso come “destination therapy” e non solo come “bridge to transplant”, al fine di costituire un punto di riferimento per l’assistenza di eccellenza non solo per i cittadini romani ma anche per il Lazio, l’intera Nazione e la comunità internazionale. I tempi sono maturi per vivere un momento molto importante nella storia del Policlinico Umberto I per poter riappropriarsi – nuovamente - della sua centralità, non solo geografica ma anche di prestigio, nella gestione dei pazienti affetti da insufficienza cardiaca avanzata, che sono sempre più numerosi e, come purtroppo noto, ad altissimo rischio di mortalità e morbilità” ha concluso Prof. Fedele.

La collaborazione scientifica tra Sapienza, Università di Roma e Penn University

Il nuovo programma dell’Umberto I è stato realizzato in collaborazione con la Penn University di Philadelphia (Pennsylvania, USA), nella persona del Prof. Paul Mather.

Prestigio e ringraziamenti sono stati espressi dal Prof. Mather per la collaborazione avviata con la Sapienza di Roma che, tra le università, la ritiene punta di diamante e guida a Roma.

“È un onore e un privilegio essere qui alla Sapienza perché abbiamo obiettivi molto simili. La città di Philadelphia e la città di Roma hanno una demografia molto simile e l’incidenza dell’arresto cardiaco e delle malattie cardiache è molto alta. Le malattie cardiache sono una pandemia globale che sta interessando l’Italia più di ogni altra Nazione al mondo e Sapienza, con tutte le sue competenze e i suoi specialisti, grazie alla presenza di un’incredibile attività di ricerca ed alla presenza di diversi scienziati, è l’università perfetta per costruire e custodire questo programma di supporto circolatorio del cuore meccanico artificiale”.