Trapianti, dal rigetto agli organi artificiali: quale futuro?

Il calendario di Conferenze e Riunioni Scientifiche proposte dall'Accademia Medica di Roma per l'A.A. 2018-2019 sviluppa ed approfondisce tematiche di grande attualità. Primo incontro sui trapianti

di Regina Geloso

trapianto di organo

Lo scorso 15 novembre è stato inaugurato il nuovo Anno Accademico2018-2019 dell’Accademia Medica di Roma cui è seguita la Conferenza "Medicina del trapianto: da dove siamo partiti e dove vorremmo (forse) arrivare".

Un denso programma (fino al 30 maggio 2019) di alta divulgazione scientifica articolato in 11 Conferenze, 7 Riunioni Scientifiche ed un incontro con i giovani ricercatori.

Le tematiche da dibattere, selezionate dal Consiglio Direttivo, “vengono identificate tra quelle di particolare attualità sulla base della loro prospettica, o già attuale, rilevanza al fine dell'identificazione dei meccanismi patogenetici, della diagnosi e della terapia di condizioni morbose. Il programma è distribuito tra i vari settori delle scienze biomediche e particolare attenzione è posta alle novità biotecnologiche e al loro potenziale impatto” dichiara Prof. Vincenzo Barnaba, Presidente Accademia Medica di Roma.

Nel corso dell’anno si alterneranno oratori italiani e stranieri, protagonisti di prima linea nell'ambito dell'argomento trattato. Anche per questo, prosegue il Presidente, “le conferenze dell'Accademia Medica di Roma sono divenute una primaria occasione d'incontro, apprezzata ed attesa da studenti, specializzandi, dottorandi, ricercatori di base e clinici afferenti ad istituzioni universitarie e ospedaliere così come ad altre istituzioni cliniche e di ricerca biomedica cittadine”.

Dal primo trapianto d’organo nel 1954 agli organi costruiti in laboratorio

La prima Conferenza - tenuta da Giuseppe Remuzzi, Professore di Nefrologia, Università di Milano – è stata l’occasione per ripercorrere la storia della Medicina del trapianto, fare il punto sulla situazione attuale e confrontarsi con gli esperti presenti su quali siano i possibili sviluppi futuri ed i relativi risvolti scientifici, medici ed etici.

Primo trapianto di rene fra due gemelli, ma il problema era il rigetto

L'intervento era stato fatto a Boston, da Joseph Murray, due giorni prima di Natale  del 1954, ma aveva diviso esperti (molti erano contrari) ed opinione pubblica. I gemelli erano Richard e Ronald Herrick.  Richard, che aveva una nefrite cronica e senza il rene di Ronald sarebbe morto, col trapianto ebbe una vita normale per venti anni.

Da quel giorno ci provarono altri, a Parigi e a Londra.

Ma i trapianti andavano male, per via del “rigetto”. Il primo farmaco antirigetto - l'azatioprina - arrivò all'inizio degli anni '60, ci fu qualche buon risultato, ma la maggior parte degli ammalati perdeva il rene subito dopo l’intervento.

La scoperta della ciclosporina ed il segreto dell’olio

Nel 1972 due farmacologi di Basilea estrassero da un fungo la ciclosporina: “potrebbe servire per il trapianto” pensarono, e il farmaco finì nelle mani di Roy Calne, un chirurgo inglese. Il dottor Calne per un po’ se ne dimenticò, finché  un giorno la diede da provare a un suo studente, Alkis Kostakis, che sulle prime non ebbe fortuna: la ciclosporina non si scioglieva. Una sera che aveva lì un po' di olio (glielo mandava la madre, dalla Grecia) provò con quello. Nell'olio la ciclosporina si scioglieva bene e prolungava la sopravvivenza del trapianto di cuore, nel ratto.

Oggi, per merito della ciclosporina, non c'è cardiochirurgo al mondo che non sia in grado di fare il trapianto di cuore con successo. Nel frattempo erano stati fatti anche i trapianti di fegato (a Denver) e poi si cominciarono a fare trapianti di polmone, di pancreas (per i diabetici), e di intestino. Ma c'era e c'è il problema del rigetto. E dei farmaci che, alla lunga, sono tossici.

Quanto dura un trapianto?

“C'è chi ha vissuto più di 40 anni - spiega Prof. Remuzzi nella sua relazione - ma il più delle volte non è così, in media un organo trapiantato dura 10-12 anni. La qualità di vita qualche volta è eccezionale (nel 2003 Kelly Perkins, 42 anni, che aveva avuto un trapianto di cuore sette anni prima, è arrivata in cima al Cervino). Ma certe volte no, anche perché chi ha fatto un trapianto è esposto a infezioni e al rischio di avere un tumore. L'ideale sarebbe insegnare all'organismo a riconoscere l'organo trapiantato come se fosse proprio. Negli animali ci si è già riusciti e fra un po’ si riuscirà anche nell'uomo: allora, per tante malattie sarà più semplice sostituire un organo che ripararlo”.

E se gli organi non bastassero? Il futuro è nella ricerca scientifica

Nel corso degli anni, si prevede che sarà sempre più frequente il problema della mancanza di organi.

Una ipotesi è l’utilizzo di organi di animali, ma i problemi da superare sono ancora tanti. “Forse gli animali più che come fonte di organi da trapiantare potrebbero servire per farci crescere organi (un fegato umano per esempio) partendo da cellule embrionali”.

E se si provasse a costruirli in laboratorio gli organi?

“Forse la strada giusta è proprio questa: già oggi si costruiscono arterie e vene e si sta provando con la vescica, ma per organi complessi come il rene o il fegato ci vorrà ancora molta, molta ricerca”.

Prossimi appuntamenti dell’Accademia Medica

Dopo le prime due conferenze - la seconda lo scorso 22 novembre a cura di Teresa Marafioti, Professore di Ematologia, University College London sulla “Precision Cancer Medicine: from Biomarkers Discovery to Clinical Application of Multiplex Immunolabelling technique” -, giovedì 29 novembre si svolgerà la prima Riunione Scientifica delle 7 in programma durante l’anno.

Le Riunioni Scientifiche, strutturate in giornate a tema, consentono ai giovani ricercatori delle scuole romane di presentare i risultati delle loro ricerche più recenti ed hanno anche il fine di stimolare il dibattito e le interazioni scientifiche tra i vari gruppi di ricerca afferenti alle facoltà mediche e agli ospedali romani.