Allarme obesità, si corre ai ripari

Fast Food 'salutari', sugar tax, 'healthy food', divieto di pubblicità ed offerte sul cibo spazzatura, soprattutto se indirizzato ai bambini. Ecco cosa ci aspetta nel (prossimo) futuro

di Regina Geloso

bambina mangia hamburger

L’obesità è ormai considerata dall’Organizzazione mondiale della sanità e dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, una sorta di ‘epidemia globale’.

In Italia oltre il 30% dei bambini è in sovrappeso, fatto che costituisce un problema serio non solo per la salute dei cittadini, ma anche per il servizio sanitario che deve gestire i problemi correlati. I valori sono in lieve calo rispetto al dato del decennio precedente, tuttavia il rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità sulla sorveglianza dell’obesità infantile in Europa, attesta che il Bel Paese rimane, preceduto solo da Grecia e Spagna, uno di quelli con un tasso più alto di bambini obesi o in sovrappeso.

Si tenga anche presente che l’Oms ci mette in guardia su un altro elemento importante che va a costruire il nostro puzzle: ben il 60% dei bambini in sovrappeso o obesi prima della pubertà lo saranno anche in età adulta. E gli adulti in sovrappeso o obesi sono quasi un italiano su due; con l’avanzare dell’età, la situazione non va che peggiorando, aggravando le conseguenze per la salute che l’eccesso ponderale può comportare.

“Una dieta squilibrata seguita sin dalla prima infanzia e nell’adolescenza è uno dei motivi del vistoso incremento di persone obese e in sovrappeso” dichiarano gli esperti.

Tra i principali fattori di rischio, viene menzionato lo zucchero: “l’assunzione regolare di bevande e di cibi con un’elevata presenza di zuccheri aggiunti aumenta il rischio di sovrappeso, obesità, diabete di tipo 2 (secondo i dati di Osservasalute 2016 “risulta affetto da diabete il 5,3% della popolazione, di cui oltre il 90% è colpito da diabete di tipo 2”), carie e altre malattie cardiache”.

E le politiche nazionali volte ad una sensibilizzazione sul tema e che, al tempo stesso, impongano una regolamentazione più rigida per i produttori e somministratori di cibi ad alto contenuto di grassi, zuccheri e sale sono ancora a macchia di leopardo (e spesso aggirate con escamotage).

Se ne è parlato anche nel corso della 73° Assemblea generale dell’Onu di fine settembre, dove si è tenuto il terzo Meeting di alto livello, dopo quelli del 2011 e 2014, sulla prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili, come cancro, diabete e obesità. La ‘grande preoccupazione’ che emerge dalla Dichiarazione politica approvata nel corso della riunione, è il significativo impatto di queste malattie sui bambini, in particolare i crescenti livelli di obesità. Ed è proprio in questa occasione, constatando che molti Paesi devono ancora fare molto per mantenere gli impegni presi, che si chiama il settore privato ad un maggiore impegno nel “ridurre ulteriormente l’esposizione e l’impatto sui bambini della commercializzazione di alimenti e bevande ad alto contenuto di grassi, in particolare grassi saturi e grassi trans, zuccheri o sale”.

Zucchero, facciamo i conti

Nel biennio 2005/06 il consumo giornaliero di zucchero era di 82,5 g pro capite per gli adulti e di 96,8 g per i bambini (dato INRAN che comprende sia zuccheri naturalmente presenti negli alimenti che quelli aggiunti ai prodotti). Di questi, circa il 35-40% era fornito da dolci e altri alimenti confezionati, mentre le bibite zuccherate coprivano una quota del 10% nella dieta degli adulti e addirittura del 20% tra i bambini. Secondo i dati più attuali l’Osservatorio epidemiologico cardiovascolare dell’Istituto superiore di sanità, nei dati pubblicati relativi al quadriennio 2008-2012, ha stimato che l’assunzione di zuccheri semplici ammonti a circa 100 g al giorno pari al 20,7% delle calorie totali nelle 24 ore. Per darvi un’idea della gravità di questo dato, si pensi che si tratta di un valore doppio rispetto a quanto consigliato dall’Oms, secondo cui la quota di zuccheri aggiunti non dovrebbe mai superare il 10% delle calorie quotidiane.

Principali indiziati di questa abbuffata di zuccheri sono dolci ed altri alimenti confezionati, bibite zuccherate. 50 litri pro capite è la stima del consumo di bevande zuccherate in Italia in un anno, vale a dire circa 12 grammi di zuccheri al giorno.

Sugar Tax, in alcuni Paesi è realtà

In tutto il mondo, molti governi hanno adottato misure per ridurre il consumo di bevande zuccherate. In Europa Gran Bretagna, Francia, Irlanda, Belgio, Portogallo, Finlandia, Ungheria, ma anche Messico, Cile e città come Filadelfia e Berkeley negli Stati Uniti d’America.

I promotori sono convinti che “l’introduzione di una tassa progressiva sullo zucchero aggiunto alle bibite e ad alcuni prodotti alimentari, sia una forma efficace per incentivare le aziende a modificare le ricette e per creare un fondo destinato a realizzare programmi di prevenzione alimentare”. Ed effettivamente il riscontro sembra essere positivo: alcune aziende hanno modificato la propria ricetta, riducendo il contenuto in zuccheri aggiunti ed in alcuni paesi è diminuito il consumo delle bevande zuccherate.

Anche in Italia è partita una raccolta firme tra medici, nutrizionisti, dietisti e operatori del settore per chiedere al Ministro della salute di introdurre una tassa del 20% sulle bevande zuccherate.

Fast Food

Sono molti i fast food che negli ultimi mesi, a metà tra esigenze di salvaguardare ambiente e salute, nuovi trend del mangiare cosiddetto ‘Healthy’, hanno variato i propri menu introducendo cibi più salutari come frutta e insalate e, al tempo stesso migliorato la qualità dei prodotti anche riducendo i conservanti.

E se è vero che negli Stati Uniti ormai tutti i fast food sono costretti ad esporre tabelle con i valori nutrizionali dei piatti in vendita (calorie e grassi inclusi), è altrettanto vero che un recente studio sugli Happy Meal del noto colosso americano ha evidenziato come “nonostante fossero state ridotte quantità e calorie, proposte alternative salutari quali frutta o latte, spesso il genitore acquistava per il figlio un piatto aggiuntivo al menu vanificando in un certo senso il controllo dell’apporto calorico e rendendo il pasto disequilibrato rispetto alle necessità”.

Pubblicità

Ed è sempre l’OMS a constatare, in un nuovo rapporto, che gli Stati europei fanno ancora troppo poco per contrastare la pubblicità aggressiva di cibi e bevande poco salutari rivolte a bambini e adolescenti, nonostante sia acclarato che l’esposizione di queste fasce d’età a pubblicità di prodotti che contengono quantità eccessive di calorie, grassi saturi, grassi trans, zuccheri e sale (HFSS) influenzi negativamente la dieta ed il peso corporeo.

Solo la metà dei Paesi europei ha promosso politiche per limitare le pubblicità di questi prodotti nei confronti dei bambini. Gli altri, Italia inclusa, non hanno adottato alcuna misura se non codici di autoregolamentazione.

La maggior parte delle politiche di limitazione pubblicitaria sono concentrate su quelle trasmesse in televisione, senza però tener conto di internet e dei social network. Quasi nessuna restrizione riguarda cartelloni pubblicitari, packaging dei prodotti e  sponsorizzazioni di eventi.

Il caso Inghilterra

In Inghilterra l’esecutivo di Theresa May ha un programma ambizioso: dimezzare le cifre dell’obesità infantile entro i prossimi 12 anni. In questa direzione vanno una serie di iniziative lanciate per ridurre l’apporto calorico degli alimenti consumati da giovani e giovanissimi. In particolare si fa riferimento alla sopra citata sugar tax, introdotta ad aprile scorso, che dovrebbe fruttare alle casse dello Stato oltre 200 milioni di sterline da reinvestire in progetti sportivi nelle scuole.

Al vaglio del governo, secondo quanto riportato dal Ministero della Salute, ci sarebbe anche il divieto di vendere dolci, caramelle e cioccolatini nella zona delle casse dei supermercati, per limitare gli acquisti impulsivi, così come potrebbero essere proibiti gli spot di junk food prima delle 21, veto analogo a quello per le scene di sesso e di violenza. Altre proposte in attesa di essere discusse sono quelle di vietare la vendita di bevande energetiche a minori di 16 anni e proibire offerte del tipo '2x1' per il cibo spazzatura.