Il futuro per la cura della SLA ha un nome: imaging spettrale

"Questa scoperta apre importanti orizzonti sul fronte della ricerca sulla SLA fornendo informazioni fondamentali sui meccanismi patologici che portano alla morte dei motoneuroni"

di Regina Geloso

microscopia ottica

La Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) è una malattia neurodegenerativa che colpisce i motoneuroni, cioè quelle cellule del sistema nervoso che trasportano il segnale di movimento dal cervello ai muscoli e che, nella SLA appunto, muoiono. Quale sia il meccanismo alla base della ‘morte’ delle cellule nervose che controllano la muscolatura volontaria - implicata non solo nel movimento, ma anche nella maggior parte delle funzioni vitali, come respirazione, deglutizione e fonazione - è ancora oggetto di studio.

Fino ad oggi si sapeva che, all’interno dei motoneuroni degli individui affetti da Sla, si creano degli aggregati tossici di proteine che ne provocano la morte; ma non era stato possibile osservarli per spiegare la causa della loro formazione.

Il team di ricercatori del Center for Life Nano Science, del centro IIT e dell’Università La Sapienza di Roma guidati da Giuseppe Antonacci, grazie ad una tecnica innovativa, sono riusciti ad osservare le strutture in cui è attiva la proteina collegata alla malattia, chiamata Fus. Hanno così constatato che, quando questa molecola è mutata, le strutture cellulari diventano più rigide e viscose. "Questo spiegherebbe il motivo, finora sconosciuto, per il quale nei motoneuroni delle persone colpite dalla Sla si formano questi aggregati", spiegano. Finora il ruolo di questi aggregati non era che un'ipotesi, adesso è stata verificata. 

La brillante ricerca, intitolata “Background-deflection Brillouin microscopy reveals altered biomechanics of intracellular stress granules by ALS protein FUS”, è stata recentemente pubblicata sulla rivista Communications Biology.

Microscopia ottica, la tecnologia al servizio della ricerca

La scoperta è stata possibile grazie all’utilizzo di un’innovativa tecnica non invasiva ideata dall’Istituto Italiano di tecnologia e dall'Università La Sapienza di Roma, la microscopia ottica. Si tratta di uno strumento ad altissimo contrasto che misura otticamente le proprietà meccaniche, come rigidità e viscosità, di strutture intracellulari di dimensioni nanometriche, inferiori rispetto a quelle visibili fino ad oggi.

“Attualmente - dichiara Giuseppe Antonacci dell’IIT - le tecniche per misurare proprietà come la rigidità e la viscosità hanno bisogno di toccare i campioni, quindi sono invasive. La tecnologia di imaging spettrale che abbiamo sviluppato utilizza, invece, la luce come mezzo per andare a sondare queste proprietà, quindi non è invasiao. Osservando le cellule danneggiate dalla SLA con questa tecnica si è notato qualcosa che fino ad ora era stato impossibile vedere”.

“Questa tecnologia – spiega, infatti, spiega Alessandro Rosa dell’Università Sapienza di Roma - consentirà di studiare da una nuova prospettiva i granuli cellulari, che sembrano giocare un ruolo chiave nell’insorgenza di malattie neurodegenerative. Questo è il primo passo per il futuro sviluppo di terapie farmacologiche più efficaci contro questa malattia”.

Diagnosi precoci: saranno possibili?

Al momento non ci sono metodi efficaci per diagnosticare la SLA. Noi speriamo che in futuro la nostra tecnica possa essere utilizzata per diagnosticare, anche precocemente, la Sclerosi Laterale Amiotrofica”.