Paralizzati dall'ansia

Affrontare una qualsiasi situazione è un ostacolo insormontabile, spinti in un vortice da cui soli non riusciamo ad uscire. Impariamo a riconoscerne i sintomi e capire da dove iniziare per combatterla

di Regina Geloso

giovane donna ansiosa sul letto

Secondo il rapporto Istat 2017, gli italiani che soffrono d’ansia sono circa 2 milioni e mezzo.  Il termine ansia letteralmente significa 'stringere' (dal latino angere) e rappresenta in modo molto chiaro la sensazione di disagio percepita da una persona che soffre di uno dei disturbi legati allo spettro dell'ansia, 1 su 20 secondo le statistiche.  Colpisce uomoni e donne in egual misura, anche se le donne sono maggiormente predisposte, e può comparire già nell'adolescenza. 

"L'ansia - spiega la dott.ssa Daniela Veneruso, Psicoterapeuta AOU Policlinico Umberto I -  è una risposta normotipica del nostro organismo che si ha in modo reattivo  ad un evento che la nostra psiche ritiene pericoloso. Fa parte dell'essere umano, è normale e sana; quando, invece, è eccessiva rispetto alla situazione che dobbiamo fronteggiare o dura troppo a lungo, diventa un disturbo". 

In sintesi, "tutti abbiamo l'ansia ma soffrire di un disturbo d'ansia è cosa diversa" e richiede l'intervento di uno specialista.

Cosa è che cambia?

"Diventa disturbo quando compiaono una serie di sintomi legati allo stress:  è lo stress che innesca delle conversioni sul corpo, dei sintomi somatici. Nei disturbi d’ansia, inoltre, l’attivazione fisiologica  in risposta alla percezione di una minaccia nell’ambiente,  viene a sua volta valutata in modo ansioso dal soggetto, diventando essa stessa una minaccia; in taluni casi più grave di quella esterna (fattore scatenante)".

Così si evita di prendere mezzi pubblici, si rifugge la vita sociale, si limita qualsiasi possibilità di incorrere in imprevisti. 
"L'ansia - precisa la psicoterapeuta - è invalidante, perché ti impedisce di svolgere le attività quotidiane, è paralizzante". 

Ansia e paura, che differenza c'è?

La paura è una reazione funzionale ad affrontare un pericolo immediato; l’ansia, invece, è una risposta ad una preoccupazione sulla verificabilità di un evento futuro, è funzionale dunque ad individuare minacce future tramite la progettazione di ipotetici scenari nei quali potremmo essere coinvolti e, in quel caso, dovremmo affrontare la situazione temuta. 
Lo spiega bene l’American Psichiatric Association (1994), che descrive l'ansia come:
L’anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuro, accompagnata da sentimenti di disforia o da sintomi fisici di tensione. Gli elementi esposti al rischio possono appartenere sia al mondo interno che a quello esterno”. 

Da che dipende l'ansia?

"Non esiste una singola causa" ci spiega l'esperta. Possono concorrere diversi fattori "che interagiscono tra di loro in maniera e in misura diversa da persona a persona":

  • predisposizione genetica familiare
  • stress causato da un importante cambiamento nella propria vita (una perdita, un trasferimento, la nascita di un figlio)
  • bassa autostima: insicurezza, paura di non riuscire, paura di non saper gestire un pericolo
  • pretendere troppo da se stessi: la difficoltà nel raggiungimento dell'obiettivo induce la persona a sentirsi inidonea, incapace
  • ipersensibilità: persone sensibili, emotive, tendenti al nervosismo e alla preoccupazione cronica, detta anche 'rimugino' inteso come catena di pensieri negativi.

Sintomi dell'ansia

Quali sono i sintomi per riconoscerla?

  • difficoltà a controllare la preoccupazione
  • inquietezza o sentirsi con i nervi a fior di pelle
  • affaticabilità
  • irritabilità
  • sintomi gastrointestinali
  • difficoltà di concentrazione o vuoti di memoria
  • sintomi neuromuscolari: tensione muscolare, contratture, parestesie, debolezza
  • sonno irrequieto, insoddisfacente o difficoltà ad addormentarsi
  • sintomi cardiovascolari, tachicardia, ipertensione aritmia
  • sintomi respiratori, dispnea, sensazione di soffocamente, nodo alla gola, asma (peggiora se è presente)
  • sintomi dermatologici: orticaria, pallore al volto, eccessiva sudorazione
  • sintomi urinari.

È vero che l'ansia può far venire fame? Domanda via Whatsapp un utente alla dottoressa, durante la diretta radiofonica della rubrica settimanale Capire per Prevenire ideata e condotta da Prof. Stefano Arcieri, AOU Policlinico Umberto I. 
"L'ansia può far venire fame perché il corpo sposta sul cibo il bisogno di stare sereno".

Quando dobbiamo preoccuparci che l'ansia sia patologica?

"Quando si manifesta la presenza di ansia e preoccupazioni per almeno sei mesi, per la maggior parte dei giorni".

Quali sono i Disturbi d'ansia più diffusi?

  • fobia sociale
  • fobie specifiche
  • disturbo d'ansia generalizzato
  • disturbo di panico con o senza agorafobia
  • disturbo ossessivo compulsivo
  • sindrome post-traumatica da stress

"L'attacco di panico è la forma estrema del disturbo di ansia, è il cosiddetto picco e può durare qualche minuto. La sensazione di 'pericolo di morte imminente' è quella maggiormente riferita da chi ne soffre: il sistema autonomo del corpo risponde con manifestazioni quali sudorazione, gola secca, fame d'aria".

Si stima che circa il 30% della popolazione urbana soffrirà, almeno una volta nella vita, di un attaccao di panico.

Come si cura?

L'ansia si alimenta anche con l'effetto ipocondriaco che ha sul soggetto. "La sintomatologia, a livello del corpo, lo porta ad andare dal medico curante" con la preccupazione di essere affetto da qualche malattia, ad esempio riferendo sintomi quali tachicardie, problemi gastrointestinali o diffusi eritemi cutanei.

"Esclusa la presenza di patologie mediche importanti, si deve consigliare un supporto psicologico. L'ansia è sicuramente la patologia per cui si richiede di più l'aiuto psicoterapeutico.
Farmaci come le Benzodiazepine attenuano il disturbo, ma la terapia vera e propria è il confronto con l'analista durante un trattamento psicoterapeutico. Ne esistono molti validi, noi utilizziamo il PPM Processo Psicoanalitico Mutativo: di breve durata sul sintomo per eliminare il senso di malessere superficiale, va ad indagare sulle cause profonde e può dare buoni risultati; va a curare alla radice quella che è la sintomatologia". 

Si guarisce dall'ansia?

"L'ansia è un cane che si morde la coda. Se si prende in tempo e si capisce il problema psichico si può curare, e molto bene. Un buon lavoro combinato può portare alla scomparsa del disturbo. Quello che resta con un buon trattamento psicoterapeutico è poco, ma in gran parte dipende dal paziente e dalla disponibilità che ha a lavorare su di sé".