La Reumatologia nel Lazio verso il futuro

Punto della situazione e prossimi obiettivi tra terapie consolidate e small molecules, accesso alle cure e creazione di Reti Regionali, verso un PDTA omogeneo e condiviso a livello regionale

di Regina Geloso

La reumatologia negli ultimi vent’anni ha fatto grandi passi avanti e questo ha significato prevalentemente un miglioramento della qualità di vita dei pazienti ed un aumento delle possibilità di terapie. Se ne è discusso durante il convegno regionale della Società Italiana di Reumatologia (SIR) che si è tenuto lo scorso 7 settembre presso il Policlinico Umberto I. L’incontro, rivolto ai reumatologi del Lazio, è stato un momento di confronto, di sintesi del lavoro svolto e di condivisione degli obiettivi comuni per il futuro prossimo.

Stiamo lavorando molto – dichiara Prof. Mauro Galeazzi, Presidente SIR e Ordinario di Reumatologia presso l’Università di Siena - In questi due anni di mandato molto è stato fatto per dare nuovo impulso alla reumatologia italiana”. Importante, ne è convinto il Presidente, il ruolo delle reumatologie regionali in cui è articolata la Società.

“Questi incontri ci consentono di cercare di formare una rete tra di noi ed essere coesi e forti per rappresentare le istituzioni regionali nell’affrontare il problema dei malati reumatici” aggiunge Prof. Manuela Di Franco, delegato regionale SIR Lazio. “Ci sono stati momenti di confronto con le strutture regionali ed è emersa la necessità di diffondere la conoscenza della nostra disciplina e di costruire una rete assistenziale reumatologica del Lazio”.

Nuovi orizzonti terapeutici in reumatologia

Una prima parte del convegno è stata dedicata agli argomenti di maggiore attualità scientifica e alla pratica di casi clinici complessi.

“Al giorno d’oggi – spiega Prof. Guido Valesini, responsabile UOC Reumatologia Policlinico Umberto I di Roma - i reumatologi hanno a disposizione un armamentario terapeutico piuttosto ampio e sono in grado di affrontare le diverse fasi delle malattie reumatiche che, caratteristicamente, sono ad esordio acuto e a decorso cronico. Terapie capaci di indurre la remissione della malattia; aspetto che, ovviamente, è molto importante per i pazienti perché permette ad una buona parte di loro di avere una vita ‘normale’”.

“Si tratta di malati cronici, colpiti da queste malattie spesso anche in giovane età, in età lavorativa, con una ricaduta dal punto di vista economico - sociale non indifferente e oggi possono avere accesso a delle terapie - soprattutto biotecnologiche - molto importanti; costose ma che, nella maggior parte dei casi, garantiscono una remissione di malattie come l’artrite reumatoide e la spondilite anchilosante” evidenzia Prof. Di Franco.

La situazione in Italia, fotografata dalla Società Italiana di Reumatologia nel 2014 evidenzia, infatti, come i malati di artrite in Italia, a rischio disabilità e danno cronico irreversibile, siano circa 800mila. Almeno il 30% di questi pazienti si trova già in una condizione di vario grado di disabilità permanente.

Nuovi farmaci: costo o investimento?

Gli esperti sono concordi nel constatare, tuttavia, che ancora ci sia difficoltà nell'utilizzazione di questi farmaci e nella facilità di accesso agli stessi.

“Molti punti aperti – interviene a tal proposito Prof. Valesini - sono prevalentemente legati all’accesso alle cure condizionato dal fatto che i farmaci a cui si fa riferimento sono costosi e costringono spesso, per motivi amministrativi, a delle normative di prescrizione che possono essere più restrittive di quanto potremmo aspettarci. È un problema a livello mondiale. Mi auguro che con un approccio razionale e scientifico al problema si arrivi presto ad una soluzione”.

Auspichiamo un approccio che prediliga sempre la scelta del farmaco più adatto per il paziente; i vantaggi sono incommensurabili e riducono al limite il costo di questi farmaci” dichiara il Presidente SIR, che prosegue “tra i pro vi è senza dubbio il miglioramento della qualità della vita con la conseguente riduzione del numero delle giornate lavorative perse dal paziente reumatico”.

Lo studio di Osservatorio Salute dimostra, infatti, che il numero di giornate annue lavorative perse per i pazienti reumatici è rispettivamente di 92 per l’artrite reumatoide, 72 per l’artrite psoriasica, 67 per la spondiloartrite con una valorizzazione in migliaia di euro riconducibile alla perdita di produttività lavorativa globale delle tre malattie di quasi 2 milioni di euro.

Obiettivi e prossimi passi

Alla reumatologia manca ancora una diagnosi precoce dei pazienti” evidenzia Prof. Galeazzi. Questa permetterebbe un inizio tempestivo delle cure grazie alle quali si avrebbe la “garanzia quasi certa di avere una malattia in remissione entro pochi mesi”.

“La ricerca delle nuove terapie ha fatto passi da gigante. Al momento farmaci biologici tradizionali che negli ultimi 15 anni sono state la novità, stanno lasciando il passo a farmaci avveniristici come le terapie che attualmente si usano in oncologia (ad esempio Car-T) oppure, seguendo la linea della medicina personalizzata, farmaci più specifici per il singolo paziente e credo che questo aspetto sarà sviluppato nei prossimi 10 anni”.

Se diagnosi precoce, inizio tempestivo delle cure e terapia personalizzata sono gli obiettivi da raggiungere, quali sono i passi necessari per arrivare a questo traguardo?

  • PDTA (Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali) omogenei. “Il confronto continuo tra esperti ed istituzioni è fondamentale per valutare su basi scientifiche l’appropriatezza del percorso diagnostico-terapeutico” dichiara Prof. Di Franco;
  • interventi riabilitativi;
  • Reti Regionali basati sul chronic care model: cronicità si, ma non nella disabilità.

È necessario lavorare sulle carenze a livello regionale per migliorare la presa in carico del paziente” valutando aspetti quali i bisogni del malato reumatico, il ruolo del reumatologo sul territorio, il rapporto tra medico di medicina generale e reumatologo. “Anche per questo è importante lavorare insieme ad un PDTA regionale condiviso ed efficace” conclude Di Franco.