I Gruppi Balint

Risorsa e strumento per la preparazione psicologica di operatori a contatto diretto e frequente con il pubblico (helping professions) e per prevenire la sindrome del 'burn out'

di Roberta Manfredini

Gruppo di sostegno

I Gruppi Balint, ideati da Micheal Balint per migliorare la relazione medico-paziente, negli anni cinquanta erano conosciuti principalmente nel mondo anglosassone; a partire dagli anni settanta sono stati utilizzati anche in Italia come strumento utile per migliorare la relazione medico-paziente.

Il modello operativo dei Gruppi Balint può aiutare gli operatori socio-sanitari a prevenire la sindrome del burn out e, quindi, a migliorare i rapporti interpersonali fra i componenti l’équipe e la relazione d’aiuto verso il paziente.

Il metodo di Balint è basato, infatti, sulla discussione delle esperienze personali che il medico ha sperimentato con i pazienti e nei vari casi clinici, ponendo attenzione ai bisogni, all’ascolto, alla gestualità per migliorare la qualità della relazione e di conseguenza il grado della propria soddisfazione per le prestazioni professionali.

Negli anni seguenti, la metodica dei gruppi ideati da Balint è stata utilizzata per tutte le categorie di lavoratori che, frequentemente a contatto con il pubblico (helping professions), potevano venire colpiti da esaurimento emotivo legato allo stress, definita burn out (‘bruciato’,‘scoppiato’, esaurito’).

La sindrome del burn out

Cause

Le cause di questa patologia, legata al ruolo lavorativo e non ad un disturbo della personalità, possono essere riconducibili all’organizzazione, cioè per esempio al sovraccarico di lavoro, alla scarsa remunerazione, alla mancanza di gratificazioni, alla assenza di equità di trattamento, oppure essere riconducibile al carattere della persona coinvolta, come per esempio l’essere molto disponibili, meticolose, bisognose di sentirsi parte del gruppo, dimostrare sempre di essere all’altezza del ruolo, l’ansia di riuscire e spesso sono soggetti introversi e suscettibili.

Sintomi

I sintomi sono legati all’ansia e alla depressione, come irritabilità, perdita dell’autocontrollo, conflitti interpersonali, stanchezza, apatia, distacco emotivo, difficoltà a sorridere, cinismo, fino alla perdita d’interesse per il lavoro e crollo del senso di appartenenza.

Persone a rischio burn out

Vittime del burn out possono essere, oltre ai medici, infermieri, assistenti sociali, vigili del fuoco, poliziotti, insegnanti, operatori dell’infanzia ma anche centralinisti, impiegati delle poste e manager, cioè tutti coloro che sono sottoposti ad una cronica tensione emotiva, legata al continuo contatto con le persone sofferenti e bisognose di aiuto.

In ambito sanitario, tra le situazioni che sottopongono a maggior stress gli operatori e dove il coinvolgimento emotivo è molto intenso tanto da produrre ansia, paura, frustrazione e senso di inadeguatezza, sono certamente quelle legate al pronto soccorso, alla terapia intensiva, a pazienti con alle patologie molto gravi o con malattie tumorali.

In particolare, in campo oncologico il rapporto con il paziente non è facile perché il soggetto malato tende a negare, prima a se stesso e poi agli altri, la propria patologia e di conseguenza a rifiutare il dialogo e le cure; ma anche con i familiari possono esserci problemi perché, nonostante siano desiderosi di aiutare il proprio congiunto, si sentono fortemente smarriti e angosciati.

I Gruppi Balint: origini e funzionamento

Dove e come nasce l’idea?

Dopo il trasferimento a Londra per motivi politici, lo psichiatra e psicoanalista ungherese M. Balint (Budapest 1896 -Londra 1970), proseguì il lavoro iniziato dallo psichiatra Sándor Ferenczi (Miskolc, 7 luglio 1873 – Budapest, 22 maggio 1933, Direttore dell’Istituto di psicoanalisi di Budapest) perché convinto assertore della tesi secondo la quale il medico deve ascoltare, comprendere ed entrare in relazione con il paziente consapevole che la loro relazione è una parte importante dell’atto diagnostico e terapeutico.

Balint per diverso tempo ha collaborato con i medici di famiglia, all’epoca pochi rispetto al numero eccessivo di pazienti e approfondisce questo argomento in uno dei suoi libri (Medico, paziente e malattia, M. Balint, trad. it. Feltrinelli, Milano, 1961, pag.360.), nel quale sottolinea come “[…] il medico deve rendersi conto in primo luogo e in modo elementare di ciò che capita […] essendo lui stesso il farmaco di gran lunga più usato in medicina”.

Come funzionano?

I Gruppi Balint sono piccoli gruppi formati da medici, psicologi, infermieri che lavorano quotidianamente in équipe e che incontrano insieme il paziente” ha spiegato la Dott.ssa Elena Buttinelli, psicologa e psicoterapeuta della Onlus Moby Dick, un’associazione di psicologi e psicoterapeuti che da molti anni collabora con il Policlinico Umberto I di Roma, in forma gratuita, per dare supporto e sostegno psicologico a pazienti con patologie molto gravi e tumorali, accompagnandoli lungo tutto il percorso di cura.

Per l’esperta “il Gruppo Balint è un elemento che ha una grande forza nel momento in cui, ogni operatore si trova a condividere, non solo un tipo di linguaggio comune che è l’incontro con l’altro, ma anche il mettersi in gioco, mettersi a nudo non spaventandosi di mettere sul tavolo le proprie esperienze personali e le proprie emozioni che possono essere paure, difficoltà a incontrare la malattia".

Il gioco di ruolo

“All’interno di questi Gruppi, composti al massimo di 10 persone – prosegue la psicologa - ovviamente, non c’è solo la condivisione di un contenuto, dove ogni operatore presenta sia il proprio ruolo che l’ambiente lavorativo, ma anche tecniche psicologiche in senso stretto, come il role-playng che aiutano l’operatore a mettersi nei panni dell’altro. Non si tratta solo di ‘giocare il ruolo’, ma è un gioco che dietro ovviamente ‘nasconde’ tutta una struttura teorica che presuppone il sentire l’emozioni dell’altro. Si spera che utilizzando la tecnica dei Gruppi Balint e tutto ciò che si è acquisito in questi gruppi, si possa piano, piano metterlo in pratica nei luoghi di cura.”

Il campo oncologico è quello in cui l’associazione Onlus Moby Dick è più impegnata, offrendo gratuitamente assistenza psicologica per tutto il percorso di cura, accompagnando pazienti e familiari anche nella fase terminale.

Anche molti operatori socio-sanitari dell’Umberto I hanno seguito i Corsi con la tecnica dei Gruppi Balint, organizzati da Moby Dick che, con l’università La Sapienza, organizza anche un Corso di Alta Formazione in ‘Psicologia oncologica nelle patologie organiche gravi’.

Corso di Alta Formazione ‘Psicologia oncologica nelle patologie organiche gravi’

Il Corso di Alta Formazione che è aperto a tutte le figure professionali e dà diritto a 50 crediti formativi ECM, ha la durata di un anno ed è spalmato in dieci incontri che occupano un fine settimana al mese.

“Puntiamo su un approccio multidisciplinare. Non è solo didattico ma è anche esperenziale, cioè le varie tecniche specifiche, come il role playing, vengono attuate in modo più puntuale e preciso; in questo modo è possibile affrontare le diverse tematiche - sociali, infermieristiche, mediche e psicologiche – in una forma di condivisione tra le diverse figure che operano nel campo sanitario” ha precisato la psicologa Buttinelli.