Mio padre ha l'Alzheimer, cosa devo fare?

Avere un proprio caro con deficit cognitivo ci pone di fronte tanti dubbi su come essere d'aiuto. Il Centro UVA di Prof. Ettorre è specializzato nel supporto a pazienti geriatrici e alle loro famiglie

di Regina Geloso

L’Alzheimer è una patologia cronico degenerativa la cui prevalenza aumenta con l’avanzare dell’età. In Italia ne soffrono oltre 700mila persone, ed è stata definita nel Rapporto OMS e ADI del 2012 "una priorità mondiale di salute pubblica". Colpisce il 5-6% degli ultrasessantacinquenni ed in un Paese come l’Italia in cui la popolazione sta progressivamente invecchiando, è quanto mai importante affrontare questo tema in modo integrato.

Con accordo firmato il 30 ottobre 2014 dalla Conferenza Unificata tra il Governo, le Regioni e le Province autonome, è stato pubblicato in GU n.9 del 13/01/2015 il 'Piano Nazionale Demenze (PND) - Strategie per la promozione ed il miglioramento della qualità e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel settore delle demenze'; fornisce indicazioni strategiche per la promozione ed il miglioramento degli interventi nel settore, non soltanto con riferimento agli aspetti terapeutici specialistici, ma anche al sostegno e all'accompagnamento del malato e dei familiari lungo tutto il percorso di cura.

Attenzione che bisogna rivolgere non solo al malato, dunque, ma a tutto il nucleo familiare.

“La malattia di Alzheimer – specifica, infatti, Prof. Evaristo Ettorre Responsabile Unità di Valutazione Alzheimer, Geriatria Policlinico Umberto I – è una patologia che colpisce non soltanto chi ne è affetto, ma anche il suo nucleo familiare e le persone che lo circondano. Spesso sono proprio i familiari i primi ad accorgersi di alcuni cambiamenti nella persona che amano e a chiedere aiuto agli specialisti”.

Unità di Valutazione Alzheimer per gli anziani

“La nostra Unità che afferisce al Dipartimento di Medicina Interna e Specialità mediche – prosegue Prof. Ettorre – è specificamente orientata alla fascia d’età geriatrica. I pazienti che si rivolgono al nostro Centro, sono anziani che manifestano una serie di problemi legati alla riduzione e perdita della memoria.

Si rivolgono a noi per monitorare o rivalutare le terapie di tipo farmacologico e psico-comportamentale ma anche per ricevere consigli su come approcciarsi operativamente e praticamente ai disturbi della memoria e del comportamento”.

Caregiver, supporto e formazione a chi si occupa dell’assistenza

Il problema della memoria va affrontato a 360°: assistere un anziano non è la stessa cosa che assistere un anziano demente, quindi anche le persone che si occupano di queste attività devono essere formate adeguatamente.

Avere indicazioni e una formazione specifica sono secondo noi requisito fondamentale per chi si occupa di assistenza. Noi curiamo corsi di formazione per i caregiver che vivono quotidianamente nell’assistenza all’anziano con Alzheimer o altri disturbi cognitivi. Abbiamo constatato che questo tipo di supporto ai care givers da ottimi risultati”, diminuendo anche la sensazione di impotenza e le difficoltà che vivono questi ultimi nella vita di tutti i giorni; fattore spesso alla base dell’abbandono dell’anziano o di un suo ricovero in una struttura.

"Spesso, inoltre, alle terapie centrate sul paziente è molto utile affiancare un supporto psico-dinamico alle famiglie”.

Centro diurno per una vita ‘normale’

“Di grande importanza il Protocollo d’intesa tra Roma Capitale – Municipio Roma I, ASL Roma 1, AOU Policlinico Umberto I e IPAB Istituti Riuniti di Assistenza Sociale Roma Capitale grazie al quale i pazienti possono essere inseriti in un percorso di riabilitazione neuro-cognitiva presso un Centro Diurno esterno al Policlinico, l’IPAB S.Eufemia. Si tratta di un servizio a carattere semi-residenziale che può ospitare fino a 25 persone al giorno e che offre anche supporto alle famiglie”.

All’interno del Centro diurno i pazienti, tutti con deficit di tipo lieve e moderato, sono seguiti non solo per quel che riguarda la terapia farmacologica ma anche quella di mantenimento neuro-cognitivo con attività ricreative, musico-terapia, giardino Alzheimer ed altre.

“È un elemento importantissimo perché in queste fasi non gravi, le terapie farmacologiche insieme alle terapie psico-comportamentali danno ottimi risultati” conclude il Professore.

Supporto terapeutico adeguato e dall’altro meccanismo di supporto alle famiglie: questa è la ricetta che migliora la qualità della vita di questi anziani e delle loro famiglie.