Una corsa in ospedale

La situazione è critica, bisogna fare presto. L'incertezza di quei momenti, dal tragitto verso l'ospedale alla diffusione dei primi bollettini medici, ti lacerano lo stomaco

di Regina Geloso

Corsa in ospedale

Vedendo sfrecciare un'ambulanza a sirene spiegate per strada, non si può non rimanerne colpiti. Una sorta di sospensione momentanea del tempo e di quello che succede intorno.

Ricordo ancora quando, da bambina, alle mie domande curiose e preoccupate sentendo quel segnale di 'pericolo', mia madre rispondeva confortante che "non è detto che stia male qualcuno, magari è una donna che deve partorire e devono fare presto perché quel bambino ha proprio voglia di conoscere i suoi genitori".

Di fatto, quello che ci rimane è proprio quell'incertezza. Incertezza su cosa stia succedendo e come si evolverà la situazione. Incertezza su chi sia a bordo di quell'ambulanza e perché. 

Quella sirena continua a suonare nella testa fino a quando non diventa un sibilo lontano per poi sparire nel trambusto cittadino, risvegliando a volte fantasmi sopiti o rievocando momenti della propria vita personale.

Sospesi tra passato e futuro

L'arrivo in ospedale, al Pronto Soccorso, segna uno spartiacque tra passato (il motivo per cui si è qui) e futuro. In mezzo, per gli accompagnatori della persona soccorsa, c'è quell'attesa che sembra sempre interminabile, siano 5 minuti o 2 ore. Accompagnatori come Silvia che scrive in una lettera:

"La notte del 9 maggio un mio amico e collega è stato trasportato in ambulanza al pronto soccorso del Policlinico Umberto I di Roma in condizioni critiche. Ho potuto apprezzare la temepestività, la professionalità e l'umanità con cui sono state prestate le cure. Ringrazio di cuore il prof. Francesco Barillà, il prof. Francesco Pelliccia, la prof.ssa Concetta Torromeo, il prof. Vincenzo Paravati e la dott.ssa Ilaria Ferrari ". 

"Si sente spesso parlare di malasanità - prosegue - e i giornali raccontano ogni giorno dei disservizi, ma questa esperienza così positiva mi conferma che esistono realtà di eccellenza, alle quali vanno riconosciuti i giusti meriti perché mantengono elevate la reputazione e la qualità della sanità italiana, di cui conosco bene i problemi organizzativi, sia come cittadina, sia come presidente del Sunifar, l'associazione che rappresenta le farmacie rurali italiane".

Tutto è bene quel che finisce bene

"Il mio collega ora sta bene. Ai sanitari che gli hanno salvato la vita auguro di poter continuare a svolgere con soddisfazione, seppure nelle difficoltà esistenti, il loro prezioso lavoro".