Alzheimer: la sfida è combatterlo da giovani

Una cura per guarire l'Alzheimer non esiste, ma una diagnosi precoce migliora di molto la qualità della vita

di Regina Geloso

anziani e Alzheimer, Clinica della Memoria

L’Alzheimer è una patologia neurodegenerativa, ad andamento progressivo ed irreversibile che si manifesta con sintomi cognitivi (perdita di memoria, disorientamento, difficoltà di linguaggio), comportamentali e funzionali, limitando in modo sempre più grave le attività quotidiane della persona che ne è affetta. Colpisce in percentuale maggiore gli anziani: la sua prevalenza è tanto maggiore quanto maggiore è l’età.

Oltre i 65 anni la prevalenza è, infatti, tra il 5 e 6% della popolazione. Se teniamo presente che in Italia oggi vi sono all'incirca 20 milioni di ultra 65enni (stando a dati Istat, nel 2017 soli residenti over 65 erano quasi 14 milioni), dobbiamo fare i conti con circa 1 milione di persone affette da questa problematica.

È necessario pervenire il più rapidamente possibile ad una diagnosi che permetta di implementare interventi di tipo clinico e non, volti a controllare i sintomi della malattia in relazione allo stadio, al grado di disabilità ed alla comorbilità; è altrettanto necessario ed irrinunciabile gestire tutti i problemi di tipo clinico e non che si presentano nel percorso dei vari stadi. 

Qual è la sfida di oggi e per il futuro

Le sfide sono molteplici e si giocano su più livelli:

  • accogliere persone che abbiano dubbi o esigenze relative alle proprie prestazioni, per verificare se queste possano avere delle traiettorie più virtuose;
  • mettere in atto diagnosi precoci;
  • venire incontro alle esigenze della popolazione affetta, vale a dire – spiega Prof. Giuseppe Bruno, Responsabile della Clinica della Memoria (DAI Neuroscienze e Salute Mentale) del Policlinico Umberto I - “riconoscere meccanismi di cura ed assistenza che siano quanto più possibile adeguati alle esigenze dei pazienti”.

La Clinica della Memoria del Policlinico

All'interno del Policlinico ci sono più centri che si occupano di Alzheimer, ma ognuno ha la propria peculiarità.

“La grande sfida del nostro Centro - prosegue Prof. Bruno - è riuscire ad attivare dei percorsi virtuosi per persone di età adulta, anche di 45-50 anni, che possano consentire di avere un invecchiamento migliore; vale a dire, dunque, prima che raggiungano l’età senile e soprattutto prima che eventuali danni, eventuali deficit, diventino irreparabili”.

Chi sono i pazienti che si rivolgono alla Clinica della Memoria

Quando ci dobbiamo preoccupare?

Più campanelli d'allarme messi insieme, potrebbero costituire un segnale per rivolgersi ad uno specialista.

“Credo che sia importante innanzitutto segnalare un fenomeno cui assistiamo da qualche anno che è quello di una richiesta sempre più alta di informazioni, valutazioni e suggerimenti che una fascia di popolazione generalmente indicata tra i 50 e i 60 anni rivolge al nostro centro”.

Perché?

“In prima istanza la frequenza in cui in questa fascia d'età compaiono piccoli disturbi di memoria è molto alta, generalmente legata a stili di vita che sono spesso caotici e pressanti e che richiedono dunque un uso dell'attenzione a volte esasperato. Dall'altro una cura non sempre ideale alla propria persona ed in particolare ai fattori di rischio che possono accompagnarsi ad una salute non ottimale”.

Percorso virtuoso: I consigli dell’esperto

Cosa possiamo fare in questi casi? Si può rimediare? L’esperto ne è convinto: insieme allo specialista si possono “tracciare dei percorsi idealmente virtuosi, delle traiettorie più favorevoli al mantenimento della salute non solo in età adulta ma anche nell'anziano”.

Come si traduce, nella pratica?

“Attenzione all’alimentazione e al peso corporeo, attività fisica (non necessariamente sportiva) regolare, riduzione od astensione da fattori quali fumo e sonno (necessario per recuperare energie e mettere il sistema nervoso nella condizione migliore per ottimizzare le prestazioni della giornata)”.