Dal "fegato grasso" alla cirrosi: l'intossicazione del fegato

L'accumulo di grasso nel fegato (oltre il 5%) può avere serie complicanze sulla salute. Ma come fermare il processo di intossicazione del fegato prima che diventi irreversibile?

di Regina Geloso

Fattori di rischio steatosi, stili vita scorretti, obesità

Il fegato è un organo straordinario del nostro corpo, implicato in tutti i processi metabolici. L’accumulo eccessivo di grasso all’interno delle sue cellule, lo intossica compromettendone la funzionalità.

Il cosiddetto ‘fegato grasso’, ovvero la steatosi epatica non alcolica (FASD), non è una condizione che va sempre a causare danno epatico. Tuttavia, in alcune persone, l’eccesso di grasso porta ad una infiammazione del fegato. Questa condizione, chiamata steatoepatite, causa danno epatico.

Quando è colpito dalla steatoepatite non alcolica (NASH), il fegato è danneggiato e infiammato e rilascia molecole nel sangue che possono essere particolarmente dannose per il sistema cardiovascolare.

Purtroppo “la maggior parte dei pazienti non avverte alcun sintomo particolare e la malattia viene spesso scoperta casualmente. Può anche essere rivelata a causa della comparsa di complicanze, il che significa che la malattia è già progredita in stadi avanzati” spiega Prof. Francesco Angelico Responsabile del Day Service di Medicina Interna e Malattie Metaboliche Policlinico Umberto I di Roma.

Come si ammala il fegato?

Il fegato ha funzioni di produzione, disintossicazione e metabolismo dei grassi: lo zucchero viene trasformato in grassi dal fegato in modo che possa essere conservato in caso di necessità future.

Fase 1: la steatosi epatica non alcolica

“Quando la quantità di zuccheri e grassi assunti è troppo elevata – prosegue Prof. Angelico - il fegato produce e immagazzina grasso in eccesso. Quando la percentuale delle cellule del fegato contenenti grasso supera il 5%, si dice che c'è una steatosi (letteralmente, aumento del grasso).

In questa fase, il fegato è solitamente più grande della norma e appare bianco nelle ecografie".

 

Fase 2: la steatoepatite non alcolica

“In alcuni pazienti, purtroppo, il grasso diventerà tossico e inizierà a danneggiare il fegato. In questo caso il corpo inizia a sviluppare un meccanismo di difesa chiamato infiammazione. In questa fase, le cellule iniziano a soffrire e gonfiarsi: si presenta un rigonfiamento”.

 

Fase 3: la cirrosi e il cancro al fegato

“Se non viene fatto nulla per fermare la progressione della malattia, il fegato inizia un processo di riparazione: sul fegato appare il tessuto cicatriziale. Quest’ultimo non funziona correttamente e giorno dopo giorno, la funzionalità epatica è compromessa. La fibrosi può essere classificata in quattro fasi: da uno a tre (lieve, moderata, grave), la sua evoluzione può essere interrotta e persino invertita. Ma se la fibrosi si diffonde nella maggior parte del fegato, si raggiunge la fibrosi di stadio 4, detta cirrosi. Questo stadio è irreversibile.

In alcuni casi la cirrosi si deteriora ed evolve in cancro al fegato. Nei pazienti affetti da NASH, il cancro al fegato può svilupparsi anche senza passare per lo stadio cirrotico”.

Quali sono le cause?

"Nella maggior parte dei casi, la NASH è la conseguenza di diete ad alto contenuto di zucchero e di grassi e di un esercizio fisico insufficiente. È strettamente legata al sovrappeso, all'obesità e al diabete di tipo 2. Per questi motivi è definita come una malattia metabolica".

Quali sono i sintomi della NASH?

Spesso, come si è detto in apertura di articolo, è asintomatico; una patologia ‘silenziosa’ quindi. "Alcuni pazienti, invece, possono avvertire sintomi quali dolore o disagio moderato nella zona superiore destra dell'addome e/o affaticamento.

Possono essere presenti altri sintomi più comunemente associati a malattie epatiche avanzate, ma non sono specifici della NASH e potrebbero essere collegati ad altre condizioni:

  • Perdita di appetito
  • Gonfiore alle gambe
  • Confusione e/o difficoltà nell’eloquio
  • Colorazione gialla della pelle e degli occhi (ittero)
  • Accumulo di liquidi nell'addome (ascite)"

Si può curare? E come?

Nell'ultimo decennio, la scienza ha compiuto grandi progressi nello sviluppo di molecole per il trattamento della NASH.

“Ad oggi, non esiste ancora una terapia approvata dalle autorità sanitarie, ma per i pazienti affetti da NASH c'è una reale speranza di disporre di trattamenti negli anni a venire”.

Insieme alle soluzioni terapeutiche, gli studi dimostrano che il controllo della progressione delle condizioni associate alla NASH può aiutare a prevenire la progressione della NASH.

“In assenza di trattamento, i pazienti affetti da NASH possono solo evitare o rallentare la progressione cambiando il loro stile di vita. Una modifica dello stile di vita efficiente e sostenuta può avere un impatto sulla NASH e persino sulla fibrosi, a condizione che la perdita di peso sia di almeno il 10% del peso corporeo e sia durevole”.