Ricerca sull'Alzheimer: facciamo il punto

Il Centro Disturbi Cognitivi e Demenze del Policlinico Umberto I è uno dei più grandi e rinomati in Europa e ha diversi studi in corso.

di Regina Geloso

Qualche mese fa aveva creato grande scompiglio tra i pazienti, e brusìo nella comunità scientifica, la notizia che una grande industria farmaceutica aveva scelto di interrompere la propria ricerca farmacologica sull’Alzheimer (ed altre malattie).

Secondo le ultime stime ricavate dal Rapporto mondiale Alzheimer, sono 47 milioni le persone affette da una forma di demenza nel mondo, e in Italia si calcolano più di un milione di malati (di cui 600mila circa con la malattia Alzheimer). Un fenomeno in aumento: i numeri parlano infatti di quasi 10 milioni di nuovi casi di demenza all’anno.

Allarmismo e timori di uno stop alla ricerca farmacologica

Ma, a scanso di equivoci e contro il proliferare di false o tendenziose notizie in merito, intervistiamo un esperto in materia chiedendogli: è vero che la ricerca farmacologica ha subito una forte battuta d’arresto?

“La ricerca farmacologica sull’Alzheimer non si è fermata – afferma Prof. Carlo De Lena, Responsabile del Centro Disturbi Cognitivi e Demenze del Policlinico Umberto I strettamente legato al Dipartimento Universitario della “Sapienza” - Una unica industria farmaceutica ha deciso di interrompere i suoi studi, ma tutte le altre continuano perché ci sono ottime novità per poter sperare. Il nostro Centro ha in carico attualmente un centinaio di pazienti ed ha risonanza italiana ed internazionale per il lavoro che fa”.

“Il Centro si sta occupando di ricerca farmacologica: siamo uno dei centri più grandi in Europa e abbiamo diversi studi in corso. Ci occupiamo anche di diagnosi precoce e di trattamenti alternativi per quei pazienti che hanno una forma più severa di malattia e che non possono quindi accedere a farmaci in commercio o in sperimentazione”.

Tre filoni di ricerca per combattere l’Alzheimer

Il Centro diretto dal Prof. De Lena sta lavorando su tre filoni di ricerca:

  • precocità della diagnosi

Una testistica che sveli prima del disturbo della memoria cosa succede: “Abbiamo verificato che l’Alzheimer non esordisce con il manifestarsi dei sintomi, ma molto prima: l’accumulo della proteina tossica responsabile dell’insorgere dell’Alzheimer inizia, infatti, circa 20-30 anni prima”.

  • trattamenti terapeutici non farmacologici

In particolare la stimolazione cognitiva che “tutti gli studi confermano essere tra le strategie terapeutiche più efficaci e con risultati spesso migliori di quelli ottenuti dai farmaci. Ad oggi, infatti, c’è solo una classe di farmaci in commercio e questi ultimi agiscono sui sintomi, migliorandoli per un tempo confinato e in numero di pazienti quantificabile nel 50%”.

  • farmacologica con studi di terapia sperimentale

Nel futuro a medio termina si lavora per trovare trattamenti farmacologici che blocchino la malattia.

“Nel nostro Centro di terapia sperimentale sono in uso tutte le molecole nuove che escono. Tra gli studi in corso, da segnalare quello su pazienti sani che hanno il rischio di sviluppare la patologia per la presenza di uno o più fattori di rischio: familiarità, età, genetici. È il primo in Italia di questo genere ed ha l’obiettivo di dimostrare che in queste persone vi è un accumulo di proteina tossica, alla base della patologia, già molti anni prima dell’insorgenza della malattia”.

 

Contatti: come prenotare una visita

Centro Disturbi Cognitivi e Demenze del Policlinico Umberto I 

Prenotazione telefonica allo 06-49914988 il lunedì e giovedì 9-12.

Recarsi personalmente presso la sede a prendere una visita.