'Contro-transfert': le emozioni in aiuto

L'intervento psicologico proposto da Moby Dick facilita l'alleanza terapeutica e migliora il decorso clinico

di Roberta Manfredini

Nonostante la medicina abbia fatto enormi progressi nella cura di numerosi tumori, è innegabile che sulla persona e sui membri della famiglia, una diagnosi di cancro ha un impatto emotivo molto forte e devastante perché evoca una visione infausta del futuro.

Un supporto psicologico che accompagna il paziente con tumore per tutto il percorso di cura, per migliorare l’alleanza terapeutica e il decorso clinico deve tenere conto di una visione olistica della persona, cioè attenta non solo alla sua sfera fisica e psichica ma anche a quella spirituale, cioè dell’anima.

Per gli psicologi di Moby Dick, una Onlus che da diversi anni collabora con il Policlinico Umberto I di Roma offrendo colloqui gratuiti nei casi di patologie gravi e con particolare attenzione nel campo oncologico, per aiutare il paziente è anche necessario avere personale sanitario preparato a dare supporto al paziente e alla famiglia.

Questo perché i sanitari - ma anche i familiari che ne hanno cura - incontrano spesso difficoltà nella relazione con il paziente e i vari tentativi per fargli accettare tutti i trattamenti necessari per una corretta cura (diagnostici, terapeutici, riabilitativi) possono essere complicati da una comunicazione sbagliata.

Le emozioni: preziosa risorsa per la comunicazione e la relazione d’aiuto in oncologia

La psicologa e psicoterapeuta di Moby Dick, Elena Buttinelli, ha spiegato l’importanza del contro-transfert.

“Contro-transfert è tutto ciò che l’operatore avverte nella relazione con il paziente, cioè le emozioni che l’incontro con la persona sofferente determina in lui e che, spesso, non è abituato a percepire. L’emozione che prova l’operatore, sia medico, infermiere, psicologo o altro, può diventare una risorsa nel momento in cui viene riconosciuto come strumento di relazione con l’altro e diventa, in questo modo, accessibile anche all’interno dell’équipe multidisciplinare.

Il rapporto ‘io operatore’ e ‘l’altro’, portatore di sofferenza, della malattia e che cosa l’altro mi comunica, non solo in termini di ‘comunicazione verbale’, di contenuto ma, soprattutto, in termini di ‘comunicazione non verbale’. Quindi, quello che ‘io operatore’ sento, diventa per me uno strumento di relazione, ma anche una risorsa che io devo, comunque, riconoscere, elaborare e poi restituire. In questo senso, il contro- transfert  è qualcosa che appartiene a me, ‘io operatore’ che io poi trasferisco ‘all’altro’!”

Il concetto di contro-transfert è stato anche il tema centrale nel corso del XVIII Convegno Nazionale "L'intervento psicologico in oncologia. La comunicazione in oncologia ed in ambito sanitario in tutte le sue coniugazioni", organizzato da Moby Dick nei primi mesi del 2018 e che è parte integrante dei Corsi di Alta Formazione per medici, infermieri, operatori tecnici e psicologi.

Tra le tecniche utilizzate nella formazione per medici, infermieri, psicologi, l’associazione utilizza anche lo strumento dei così detti ‘Gruppi Balint’.

Per il Prof. Salvatore Venosi, chirurgo vascolare, dell’Umberto I ha confermato quanto sia difficile per familiari, medici e infermieri rapportarsi con questo tipo pazienti per ridurre l’incertezza sul valore dei trattamenti.

“In caso di malattie così gravi, spesso, ciò che si vede non rappresenta completamente tutta quella che sarà la sofferenza ma solo il suo iceberg e, l’impegno che avrà il paziente, il cerchio familiare e il personale che lo assiste, medici, infermieri, ecc. sarà molto stressante. Dobbiamo riconoscere il valore del personale specialistico come gli psicologi, di coloro che hanno applicato la loro ricerca, la loro formazione, il loro tempo a migliorare tutto questo ambito. Questo sarà ancora più importante se tutto sarà organicamente organizzato e convogliato verso l’unico obiettivo che è quello, appunto, di proteggere la sfera affettiva, spirituale e psichica del paziente, ma anche di dargli quella forza necessaria, quella spigliatezza ad affrontare tutte le problematiche cliniche”.

Il tempo dedicato alla comunicazione con il paziente con patologie gravi è un ‘tempo di cura’!

È quanto disposto al paragrafo 8 della Legge nr.219 del 22/12/2017, ‘Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento’, più nota come legge sul ‘biotestamento’, la stessa che prescrive all’art. 2, Terapia del dolore, divieto di ostinazione irragionevole nelle cure e dignità nella fase finale della vita.

Questa disposizione si estende a tutto il personale di assistenza che si occupa di pazienti con patologie gravi.

Questo vuol dire che “….non è un tempo che viene lasciato lì, o 'buttato' tanto per dire unicamente una cosa, ma è un investimento per rispondere ai bisogni. In questo senso può essere considerato dal professionista come ‘tempo’ perché dedicato a una persona, oppure erroneamente ‘tempo perso’  magari perché ci sembra che il paziente non capisca o non voglia capire. La realtà è che il paziente non vuol sentirsi dire determinate parole, può fuorviare un discorso generale per non affrontare il suo problema, ma capisce benissimo! Rendiamoci conto di questo! ”  ha spiegato Claudio Padovani, infermiere in cure palliative da una quindicina di anni.

Facilitare i pensieri positivi aiuta la persona

“La persona con patologia grave, come il cancro, deve essere aiutata a riattivare un sereno rapporto con se stesso e con gli altri, stimolata a comunicare le proprie emozioni positive ma anche quelle negative come rabbia, ostilità; è necessario dedicare il tempo all’ascolto delle preoccupazioni spirituali anche attraverso il racconto della propria vita. Il nostro obiettivo è quello di non lasciare solo il paziente ma anche i familiari e di spronarli invece al confronto costruttivo” – ha sottolineato Maurizio Cianfarini, Presidente di Moby Dick, l’associazione che dal 2007 promuove il Premio per il racconto autobiografico “Un Ponte sul fiume Guai”.

Per fare richiesta di aiuto gratuito a Moby Dick Onlus

tel/fax 06 85358905

moby-dick@tiscali.it