L'internista, medico per eccellenza

Il suo obiettivo: valutazione e trattamento medico del malato nella sua inscindibile unità di organi e apparati, autonomi ma integrati a creare tutti insieme l'organismo umano.

di Alessandra Binazzi

Medico di base e internista

Non sono poche ma costituiscono circa il 70 per cento le persone che, transitando in ospedale, vengono affidate per le prime cure allo specialista di medicina interna. Laurea in Medicina Generale e specializzazione di 5 anni, appunto, in Medicina Interna: a lui il compito di un’accurata anamnesi, un attento esame obiettivo utilizzando principalmente i ‘sensi’ (vista, udito, tatto, olfatto), per percepire normalità o anomalie di tipo morfologico o funzionale. In altri termini, l’internista si occupa di valutare la problematica del paziente nel suo complesso, fisico e psichico, interpretando segni e sintomi derivanti da tutti gli organi ed apparati per poi decidere, in caso di necessità, se acquisire il giudizio di un altro specialista di diverso settore. Una volta esaurito l’iter ospedaliero il paziente congedato viene affidato nuovamente al medico di base.

Che differenza c'è tra il medico internista e il medico di base?

Delle differenti competenze dell’uno e dell’altro, dell’internista e del medico di base (mdb), si è discusso nel XII Congresso SIMI Lazio/Molise a Roma, presso il Policlinico Umberto I.  Se può sembrare infatti che le due diverse figure mediche si sovrappongano, in realtà anche al medico di base o di famiglia spetta avere competenze molto ampie, plurispecialistiche, simili a quelle dell’internista. La differenza, come è stato sottolineato nella prima parte dei lavori della giornata SIMI (Società Italiana Medici Internisti), è che al mdb è affidato il compito di occuparsi dei suoi assistiti in ambiti più vasti, dove è necessaria anche la conoscenza degli aspetti normativi che spesso all’internista sfuggono o non sono richiesti. Come la programmazione dell’assistenza al domicilio, l’invio in una residenza protetta, la compilazione di certificazioni obbligatorie per legge, l'organizzazione di alcuni percorsi che a livello territoriale sono spesso complicati e normati in maniera variabile da regione a regione.

L’internista garante della centralità del paziente e il percorso ospedale territorio ospedale

“Il titolo scelto per la giornata non è casuale - spiega il prof. Maurizio Muscaritoli, direttore della UOC  Medicina Interna e Nutrizione Clinica del Policlinico universitario Umberto I e Presidente del Consiglio Direttivo SIMI – Per anni ci siamo concentrati sull’ospedale, abbiamo avuto una medicina ospedaliera e una territoriale. Negli ultimi 20-30 anni grazie a nuove risorse per una medicina sul territorio, perché è giusto che i malati ove possibile siano curati a casa, siamo passati ad una progressiva deospedalizzazione uscendo da una medicina medico-centrica, ospedalo-centrica,  che non contemplava certo il malato nella sua interezza”.

L’alleanza terapeutica medico-paziente

"Oggi le cose sono cambiate, si è constatato che è indispensabile innanzitutto l'alleanza terapeutica tra medico e paziente. Perché ciò possa realizzarsi è necessario che il paziente sia il più possibile informato della sua condizione clinica, dei percorsi che dovrà seguire per curare la sua patologia sia essa acuta o cronica. La centralità si basa anche su questo. Centralità che deve essere garantita, anche perché molto spesso nella medicina iper-specialistica il paziente non viene trattato e visto nella sua interezza, con l'atteggiamento olistico e tipico della medicina interna, ma viene esaminato per organo e apparato. Il che spesso è efficace ma non soddisfacente proprio per il soggetto malato. Occorre invece una maggiore attenzione alla persona, dobbiamo semplicemente essere sempre consapevoli che curiamo persone, non curiamo malattie. Sono ‘regole’ che insegniamo ai nostri studenti, sin dai primi anni del corso di medicina e chirurgia, e che poi ribadiamo fortemente anche durante il corso di specializzazione in medicina interna".

La medicina internistica oggi

L'invecchiamento della popolazione influisce?

"La medicina internistica di oggi si concretizza nella metodologia clinica, ovvero nel mettere insieme segni e sintomi di patologie multiple - il problema attuale è proprio quello di avere una popolazione sempre più anziana, sempre più affetta di patologie multiple e croniche - in cui è difficile trovare il capo del filo e da lì impostare il giusto percorso diagnostico e terapeutico". 

Ospedale e territorio: il rischio è il corto circuito se il meccanismo si inceppa

"Gli investimenti enormi sul territorio hanno impoverito la medicina ospedaliera a tutti i livelli e hanno creato i presupposti, spesso non completamente efficaci di curare i pazienti a domicilio. I pazienti che dovrebbero essere curati sul territorio spesso tornano in ospedale, e questo anche al fatto che noi siamo costretti a dover garantire la brevità del ricovero: meno posti letto a disposizione e una rotazione pazienti che deve mantenersi elevata. Il che è giustissimo perché dobbiamo essere efficaci e non soltanto efficienti. Però ci rendiamo conto che per un paziente internistico è estremamente difficile: garantire anche gli standard di rapidità di dimissione è difficile. Molto spesso riceviamo dal territorio un paziente con co-morbidità, molto difficile da gestire, la cui complessità clinica deve essere decifrata dall’internista che poi lo deve restituire ad un territorio nelle migliori condizioni possibili per un reinserimento non dico sociale ma certamente sanitario. E spesso il territorio non riceve perché il paziente è anziano, solo ed ha un reddito troppo basso per consentirgli il ricovero in RSA. Il paziente, quindi, deve tornare in ospedale.

Un percorso complesso cui contribuiscono diverse dinamiche:

  • la complessità clinica,
  • un certo atteggiamento di medicina difensiva che porta ad accettare delle volte un paziente che potrebbe essere curato a casa e che in ospedale invece rischia di contrarre, con le conseguenze del caso, qualche infezione ospedaliera".

La collaborazione con il medico di base 

Indispensabile: in un momento come quello attuale, in cui i pazienti chiedono sempre più di essere attori della loro salute, è fondamentale la collaborazione tra le due differenti figure mediche che sono complementari nella cura del malato e per questo devono interfacciarsi. Come gestire al meglio questo sistema?

Il prof. Francesco Violi, Ordinario di Medicina Interna e direttore della Prima Clinica medica del Policlinico Umberto I di Roma, ne ribadisce le differenze: “A noi internisti spetta la cura dei pazienti acuti e sub-acuti, al medico di medicina generale il paziente cronico. A ciascuno il proprio ruolo ma stando insieme, avendo ben definiti i compiti di ciascuno dei diversi attori”.