Scuola italiana sempre più multiculturale: 1 studente su 10 è straniero

Inclusione ed integrazione sono le chiavi per il benessere di tutti i giovani studenti, di origine italiana e con background migratorio.

di Redazione

Integrazione a scuola, bambini in classe

Nell'Anno Scolastico 2016/2017 gli studenti e le studentesse di origine migratoria presenti nelle scuole italiane sono circa 826mila, registrando un aumento di oltre 11mila unità rispetto all’anno scolastico precedente, come evidenziato nel report “Gli alunni con cittadinanza non italiana” pubblicato dal MIUR a fine marzo di quest’anno.

Il fatto, di per sé, non fa notizia in quanto è un dato ormai consolidato che gli studenti di origine migratoria siano parte integrante della popolazione scolastica nazionale.

Tuttavia, la tendenza alla stabilizzazione non significa che l’accoglienza e i processi di inclusione scolastica dei giovani di origine migratoria siano un fatto ormai compiuto. La famiglia di origine di oltre il 70% di loro proviene da Romania, Albania, Marocco, Cina, Filippine, India, Moldavia, Ucraina, Pakistan, Egitto.

“Le classi multietniche sono e saranno la regola - spiega Dott. Lauro Quadrana, Responsabile psicodiagnostica del day hospital psichiatrico per adolescenti del Policlinico Umberto I a Roma - Questa situazione porta alla luce le difficoltà dell’integrazione sociale e l’importanza di una corretta inclusione. L’integrazione è un processo che porta il singolo caratterizzato dal suo bagaglio di esperienze, alla possibilità e alla capacità di partecipare alla vita di una collettività, permettendogli così, di condurre un’esistenza attiva e consapevole”.

Integrazione ed inclusione che, per intenderci, è ciò che manca anche nei casi di emarginazione sociale o di bullismo che si verificano a scuola, e che possono coinvolgere tutti gli studenti.

L’integrazione ed il ruolo della scuola

“All’interno delle classi - spiega l’esperto - questo processo passa prima attraverso un’integrazione scolastica, che viene influenzata da aspetti interni o esterni all’ambiente didattico tra cui la composizione del gruppo classe, con le diverse personalità in gioco che, in relazione tra loro, si influenzano; ma anche i diversi gruppi etnici e contesti sociali di riferimento dei singoli ragazzi. In generale una valutazione che si può utilizzare per questo tipo di integrazione è la considerazione della qualità delle relazioni interetniche che si formano a scuola”.

Integrazione non è andare bene a scuola

L’integrazione può essere valutata in base a differenti criteri ma, ci mette in guardia l’esperto “spesso viene confusa con l’assimilazione, da parte dello straniero, delle tradizioni e della cultura del paese di arrivo. Ma questa è una visione emarginante.

Molte volte si considera la buona riuscita scolastica come indice di buona integrazione: è vero in alcuni casi e falso in altri, visto che non pone attenzione alle relazioni interetniche nella scuola”.

Le relazioni aiutano lo sviluppo dell’identità personale e sociale

“La concentrazione sulle relazioni tra ragazzi appartenenti a etnie differenti all’interno dell’ambiente didattico permette di guardare al confronto e allo scambio che si viene a creare tra loro, che porta alla realizzazione di una nuova socialità, di nuove abitudini e di nuove norme di convivenza portando così ad una integrazione sociale più ampia.

La formazione di questi legami durante l’età dello sviluppo comporta la conoscenza, la comprensione e l’accettazione di culture differenti, che saranno di grande aiuto durante la formazione delle identità personali e sociali. E una positiva integrazione delle seconde generazioni fa in modo che anche i loro genitori lo siano”.