La Città dove vivi è la tua palestra

Contro i cattivi stili di vita del mondo di oggi, spesso causa di gravi patologie tra cui obesità e diabete di tipo 2, nascono diverse iniziative che promuovono l'Urban Health, la Salute Urbana

di Regina Geloso

Passeggiare a Roma

La rapida e continua crescita dei grandi agglomerati urbani sta modificando non solo la morfologia del territorio dove viviamo, ma il nostro stesso modo di vivere tanto da rendere la popolazione maggiormente vulnerabile ad alcune patologie, tra cui obesità e diabete di tipo 2.

Una indagine statistica in grandi città di Paesi emergenti e dell’Occidente ha, infatti, mostrato che esiste una connessione tra urbanizzazione ed incidenza del diabete: due terzi delle persone che soffrono di diabete vive in grandi città, tanto che tra gli addetti ai lavori si sta facendo strada il concetto di urban diabetes (diabete urbano).

“Nel 2010, per la prima volta nella storia, è stato osservato che più di metà della popolazione mondiale risiedeva in città. Nel 2050, 7 persone su 10 vivranno nei grandi agglomerati urbani – spiega Prof. Andrea Lenzi, Coordinatore di Health City Institute e Presidente del Comitato per la biosicurezza e le biotecnologie della Presidenza del consiglio dei ministri. 

Se guardiamo al nostro Paese, notiamo che più di un italiano su 3 (il 37 per cento) vive oggi nelle 14 città metropolitane. Come corollario, riscontriamo una crescita delle malattie croniche non trasmissibili, che sono fortemente legate ai profondi cambiamenti di stile di vita che tutto ciò comporta nelle popolazioni”.

Sedentarietà nemico numero uno

Uno tra i più importanti fattori di rischio è la sedentarietà. Il nostro corpo è strutturato per percorrere 30 km al giorno, ma ne camminiamo in media solo due. La sedentarietà ha innescato una vera e propria emergenza sociale con numerose problematiche per la salute. Ed è dunque nelle città, luogo dove sempre più persone vivono e lavorano, che si combatte la sfida più grande.

In questo senso vanno diverse iniziative tra cui l’istituzione della Giornata nazionale per la salute e il benessere nelle città che, come ha dichiarato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin “rappresenta un’occasione preziosa per richiamare l’attenzione sulla necessità di migliorare la salute nei luoghi dove viviamo” e il più recente Passaporto di Roma Città per Camminare e della salute, promosso in collaborazione tra Scuola del cammino, Federazione italiana di atletica leggera (Fidal), Health City Institute e Cities Changing Diabetes.

Questo ‘passaporto’ (di cui è disponibile anche una App per smartphone e tablet) contiene indicati oltre 50 percorsi cittadini, suggeriti per una pratica sportiva e salutistica, che si dipana complessivamente per 320 Km di sviluppo attraverso itinerari di altissimo valore storico e culturale che rende la città la prima Walking City a livello Europeo. Il tutto con un occhio alla salute, che trova nel cammino l’attività di prevenzione primaria e a basso costo per patologie quali le malattie cardiovascolari, l’obesità e il diabete, come dichiarato dai suoi promotori.

“Le città stanno, infatti, diventando sempre di più ambienti obesiogeni, - prosegue Prof. Lenzi - ovvero luoghi dove l’urbanizzazione favorisce l’aumento di sovrappeso e obesità e di conseguenza di molte malattie croniche non trasmissibili quali il diabete tipo 2, le malattie cardiovascolari, le malattie neurodegenerative, le malattie respiratorie e i tumori”.

Un passo a favore dell’ambiente

Camminare non solo fa bene alla nostra salute in modo diretto, come abbiamo detto sino ad ora, ma tutela la nostra salute anche in modo indiretto. Non è mistero, infatti, che uno dei problemi delle grandi città sia l’inquinamento dovuto alle polveri sottili, il cui aumento dipende anche dall’elevato numero di veicoli diesel e a benzina in circolazione sulle nostre strade. Lasciare, dunque, a casa la macchina nei casi in cui è possibile, preferendo una bella passeggiata ha grandi benefici per se stessi, per la comunità e per l'ambiente.

A favore del miglioramento della qualità dei luoghi in cui si vive e della mobilità sostenibile, va anche il servizio di Bike sharing. Attivato da Roma Capitale, mette a disposizione dei cittadini biciclette per un uso condiviso, dislocate in vari punti della città. Le biciclette sono geolocalizzate e controllate da un sistema che sblocca la ruote all’inizio del noleggio; gli utilizzatori avranno bisogno solo del proprio smartphone su cui avranno scaricato l’app che gestisce il servizio. Recentemente è stato (finalmente) introdotto il flusso libero, ovvero la possibilità di lasciare la bici in un punto diverso della città rispetto a quello da cui si è partiti.

Anche nei pressi del Policlinico (ad esempio di fronte all’ingresso di Viale del Policlinico, 155) e all’interno delle sue vie, sono state posizionate delle rastrelliere per usufruire del servizio.

Mobilità sostenibile al Policlinico con gli scooter elettrici

Parlando di servizi sharing è opportuno ricordare che il Mobility Manager del Policlinico Umberto I e la Mobility della Presidenza del Consiglio dei Ministri, lo scorso anno, sono stati scelti dall’Agenzia Servizi per la Mobilità di Roma Capitale per il progetto sperimentale e di lancio degli scooter elettrici, partito poi in altre Capitali europee, e che tale convenzione risulta ancora attiva.