Ictus: la finestra per intervenire arriva a 24 ore

Se fino ad oggi la finestra terapeutica per il trattamento ottimale dell'ictus cerebrale ischemico è stata considerata, in media, di 5-6 ore, oggi non sembra più così restrittiva.

di Redazione

Ictus cerebrale ischemico, diagnosi

In occasione della conferenza stampa di presentazione della Giornata Nazionale delle Malattie Neuromuscolari che si è celebrata lo scorso 10 marzo, sono stati illustrati gli enormi passi avanti fatti negli ultimi tempi dalla ricerca scientifica in campo diagnostico e terapeutico per la sclerosi multipla e le demenze, cosi come per la fisiologia e la patologia del sonno, per l'ictus cerebrovascolare e per le malattie neuromuscolari. Una sessione è stata, infine, dedicata al mondo del digitale al servizio della neurologia e a come i nuovi media possano essere un valido aiuto alla medicina.

Ictus: fino a 24 ore per intervenire

A spiegarci gli ultimi traguardi della ricerca scientifica in campo terapeutico per la cura dell'ictus è Prof. Danilo Toni, Associato in Neurologia, Direttore Unità di Trattamento Neurovascolare Policlinico Umberto I di Roma.

Come si cura l'ictus cerebrale ischemico?

 "Da un paio di anni, la terapia d'elezione per il trattamento dell'ictus ischemico conseguente all'occlusione di grandi arterie intracraniche è l'asportazione meccanica per via endovascolare del trombo occludente, che, specie se effettuata dopo la somministrazione di trombolisi, risulta molto efficace nel favorire il recupero del deficit neurologico. La finestra terapeutica ottimale per il trattamento è stata considerata, in media, di 5-6 ore". 

La finestra terapeutica è individuale e non standard

Nuovi trial clinici hanno dimostrato come il trattamento risulti efficace fino a 16-24 ore dall'ipotetico esordio dell'ictus e che il vincolo di 5-6 ore non sia tassativo.

"Già da diverso tempo - spiega, infatti, Prof. Toni - era evidente che la durata media della finestra terapeutica fosse un'astrazione statistica e che c'era invece la possibilità di individuare pazienti con finestre terapeutiche più lunghe, anche di diverse ore. Due trial pubblicati a gennaio e febbraio di quest'anno sul New England Journal of Medicine hanno dimostrato la possibilità di sfruttare al meglio la finestra terapeutica individuale. Entrambi i trial hanno dimostrato l'efficacia del trattamento endovascolare fino a 16-24 ore dal teorico esordio dell'ictus nel consentire un recupero funzionale a tre mesi dal trattamento, a fronte di un rischio di complicanze emorragiche e di mortalità comparabile a quello del trattamento standard".

Cosa significherà questo per la cura dell'ictus?

"Si apre in questo modo un fronte nuovo nel mondo della cura dell'ictus cerebrale ischemico: l'opportunità di intervenire con trattamenti di rivascolarizzazione potrà essere valutata con finestre terapeutiche individuali, secondo il principio della medicina di precisione". 

Salute in digitale

Sono 4 i temi principali dell'e-health applicata alla neurologia: i social network, le tecnologie assistitive, le APP e i wearable device. Ci sono, ormai, diversi studi in
letteratura che dimostrano che, se ben gestiti, i social network possono diventare un luogo di corretta informazione scientifica e di contatto reale con i pazienti. Il secondo tema è l'exergaming applicato alla riabilitazione, fondamentale per le persone affette da patologie neurologiche debilitanti. L'approccio riabilitativo, infatti, potrebbe essere ancora più efficace se praticato attraverso videogiochi che implicano attività fisica; l'exergaming sembrerebbe aiutare i pazienti a migliorare alcune capacità motorie e cognitive, anche se la sua efficacia va ancora ben documentata.