Il mio cancro - Diario di un'esperienza

Un diario di bordo scritto da un malato, un medico psichiatra, un amante della vela, costretto a navigare verso una meta infausta. Un cammino introspettivo colmo di speranza e amore per la vita

di Roberta Manfredini

Il mio cancro, diario di bordo

La testimonianza che Manilio Bordi, psichiatra (psicoterapeuta con formazione analitica junghiana) ha voluto lasciare, a sua memoria, per se stesso e per la famiglia ma anche per tutti coloro che si occupano dei pazienti con tumore, racconta le sensazioni e le necessità di un corpo che piano piano va in ‘frantumi’ e sconvolge lo stato emotivo; la propria identità viene lacerata, ‘frammentata’ e si legge, tra le pagine di questo diario, il grande sforzo che si deve fare per ricomporre il proprio sé.

Sapere di avere un tumore è senz’altro motivo di grande preoccupazione per tutti noi perché ad esso si associa quasi sempre una difficoltà alla guarigione, spesso si associa alla fine della vita, nonostante invece i progressi scientifici oggi permettano, per alcuni tumori, un trattamento risolutivo e per altri una serena convivenza, tanto da non giustificare l’espressione di ‘malattia incurabile’.

Nel caso del Dott. Bordi, purtroppo, nonostante abbia seguito per anni uno stile di vita sano e abbia ricevuto le migliori cure da professionisti eccellenti del Policlinico Umberto I di Roma e dell’Ospedale Spallanzani, la prognosi è risultata infausta e il 29 ottobre 2017, a due anni dalla diagnosi, è stato tolto all’affetto dei suoi cari.

Una testimonianza utile per capire le necessità dei pazienti

Per la Prof.ssa Gabriella Cancrini che ha ringraziato, anche a nome del marito, i medici e il personale dell’Umberto I per le cure ricevute, “Manilio desiderava lasciare una testimonianza utile per tutti coloro che si occupano di assistenza ai pazienti terminali e che quotidianamente si confrontano con la malattia, la sofferenza, il dolore che rappresentano spesso la causa della disgregazione fisica e psicologica della persona” – ‘…Non sopporto più questi farmaci, che stanno sgretolando il mio fisico!

Grazie alla sua professione, il Bordi conosceva le tecniche per controllare le emozioni negative e tormentose, per anni si è occupato di pazienti psicotici, ha seguito pazienti terminali ricoverati nei day hospital oncologici e ha fornito sostegno agli operatori sanitari a rischio burnout.

L'importanza di fissare nero su bianco le emozioni

Già dalla prima chemioterapia (novembre 2015), il paziente ha sentito l’esigenza di raccontarsi, di trascrivere come si fa nei diari di bordo, non solo le visite, i ricoveri, i trattamenti di cura ma anche i sentimenti, le sensazioni, le emozioni, la vita privata dell’infanzia che lo hanno segnato e tutto quello che proprio non sopportava.

"La nausea si agita dentro. Sperimento quello che non ho mai provato in barca a vela, neppure nelle condizioni più estreme, quando l’equilibrio diventava precario e l’orizzonte era costituito da una linea in continua oscillazione".

Nelle conclusioni l’autore fissa alcune riflessioni.

“Sin dall’inizio ho sentito la necessità di fissare vissuti, emozioni, speranze e paure nel tentativo di dipanare il groviglio che formavano dentro di me.

Scrivere innanzi tutto per me stesso. Il diario come interlocutore pronto all’ascolto di un flusso senza veli sgorgante impetuoso da fonti sotterranee, come scrigno capace di accogliere il materiale magmatico e cangiante eruttato dal mio vulcano interno.

Scrivere poi per i miei familiari come tentativo di offrire loro una più evidente chiave di lettura dei cangianti stati emotivi che hanno costellato il mio percorso di malattia, aprire spiragli di accettabilità in mie oscillazioni interne comunque difficili da fare proprie. Silenzi e isolamento, poi sfociati in insistenza su una fine priva di dolore liberatoria dalla prigione della sofferenza impotente.

...Scrivere, infine, come possibilità di fornire aiuto ad altri, dando voce a timori, aspettative, delusioni cui, necessariamente, ognuno deve poi trovare individuale risposta, permettendo un rispecchiamento che rompe la solitudine.

...Scrivere come testimonianza utile a chi deve svolgere funzioni di aiuto”.

Pubblicazione postuma, i proventi per la Ricerca

Il mio cancro - Diario di un’esperienza’, di Manilio Bordi (1943-2017), Aracne Editrice, è uscito postumo e presentato, nel dicembre scorso, nell’aula Angelo Celli del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie infettive, all’interno della città universitaria. L’autore, infatti, non è riuscito a vederne la pubblicazione, con grande rammarico della moglie, Gabriella Cancrini, Professore di Parassitologia della Sapienza e Direttore del Servizio Parassitologia del Policlinico Umberto I di Roma.

Per volere del Dott. Manilio Bordi, i diritti d’autore del libro sono stati devoluti alla Fondazione Sanità e Ricerca di Roma, un Centro di cure palliative a cui, dopo le iniziali resistenze, è riuscito ad accettare e affidarsi alle loro cure.

Grazie allo psichiatra e all’uomo Bordi che con il suo scritto ci ha regalato una lezione sull’introspezione e, soprattutto, sulla speranza e l’amore per la vita.

Una copia del libro ‘Il mio cancro - Diario di un’esperienza’- andrà ad arricchire la Biblioteca in Ospedale del Policlinico Umberto I di Roma.