All'ombra dell'Illimani. Sette giorni a La Paz

Una missione per la formazione avanzata degli operatori del Sistema Trasfusionale Boliviano, realizzata all'interno della Cooperazione Internazionale, raccontata da uno dei due esperti italiani scelti

di Roberta Manfredini

La Paz, Bolivia

Il Ministerio de Salud Bolivia, guidato dalla giovane Dott.ssa Adriana Campero (medico di soli 28 anni!), ha avviato la modernizzazione dei sistemi per la raccolta e la conservazione del sangue, con il programma “Sangre segura”, grazie al Progetto di Cooperazione Internazionale “Miglioramento della sicurezza e qualità trasfusionale in Bolivia, El Salvador e Guatemala”.

Nell’ottobre 2016 il Ministerio de Salud Bolivia e l'Istituto Italo Latino-Americano (IILA) in Bolivia, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e la Cooperazione Italiana allo Sviluppo, hanno organizzato a La Paz, sede del governo (Sucre, invece, è la capitale), una settimana di formazione sull’ immunoematologia, immunogenetica e medicina trasfusionale rivolta a tutto il personale dei Centri Trasfusionali di tutto il territorio nazionale boliviano.

Come ha raccontato Luca Laurenti (classe ‘62) nel suo libro ‘All'ombra dell'Illimani - Sette giorni a La Paz’ (Edito Emi4Book 2017, collana narrativa a cura di Emma Perrelli, versione anche ebook), per la Bolivia si è trattato di un evento formativo eccezionale, che ha avuto molta eco anche sui media locali, perché ha coinvolto per la prima volta in assoluto tutto il personale sanitario di tutti i Centri Trasfusionali del Paese!

Corsi di formazione ed aggiornamento: l'Italia incontra la Bolivia

Sono stati realizzati tre corsi, con approfondimenti sull’immunoematologia e sul trapianto, tenuti da Laurenti e da Serelina Coluzzi, medico, entrambi in servizio presso la UOC di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’Umberto I - Università ‘La Sapienza’, Diretta dalla Prof.ssa Gabriella Girelli.

Il Dott. Laurenti, Co-Direttore del ‘Laboratorio Tipizzazione Tissutale’, si è occupato soprattutto delle parti riguardante i trapianti, le tecniche e i trapianti di midollo in particolare, mentre la dott.ssa Coluzzi, Responsabile ‘UOS Immunoematologia Speciale’, delle parti riguardanti l’immunoematologia nel suo complesso.

Dott. Laurenti, gli argomenti principali dei corsi?

“Le tecniche di immunoematologia, l’educazione alla donazione del sangue e il trapianto di midollo. I nostri discenti erano tecnici, biologi, medici, infermieri del sistema sanitario nazionale, nella donazione di sangue e nei Centri Trasfusionali e nelle Ematologie che lì, in questo momento, non solo sono molto pochi ma non sono forniti delle attrezzature e procedure moderne. Tutto questo è stato fatto, appunto, proprio perché loro avevano bisogno di un confronto con qualcuno che avesse maggiore esperienza rispetto a loro”.

Certamente i problemi ci sono e, come ha confermato la Dott.ssa Coluzzi, la Bolivia è un Paese che ha bisogno di essere sostenuto per migliorare la modernizzazione del livello sanitario che, rispetto all’Italia, è un po’ fermo a 30-40 anni fa.

“In linea generale anche loro trattano pazienti affetti da patologie ematologiche maligne che necessitano del ricorso di trapianto allogenico di cellule staminali. Sono, ovviamente, ai primordi di molte delle procedure che quì vengono effettuate già da tanti anni. Abbiamo notato che non hanno ben chiaro la distinzione tra le competenze del laboratorio rispetto alla competenza del medico che lavora in reparto, infatti, spesso lo stesso medico è responsabile del laboratorio, del reparto e fa più cose contemporaneamente, quindi c’è un livello di specializzazione che è meno avanzato rispetto al nostro”.

Una esperienza indimenticabile

L’esperienza vissuta a La Paz, a 10.000 kilometri di distanza dall’Italia, a quasi 4.000 mt di altezza, oltre a rappresentare un momento di grande orgoglio per i due professionisti italiani, ha valorizzato il bagaglio culturale, come racconta Luca Laurenti nel suo libro.

“Abbiamo vissuto un’esperienza che rimarrà sempre nei nostri cuori. Sono emozioni che abbiamo condiviso e che noi stessi facciamo fatica a capire. Ho tentato di raccontare i fatti e il nostro modo di viverli, cercando di trasmettere quello che abbiamo provato. L’Illimani è una montagna di oltre 6.000 metri che domina su La Paz! La PAz è bellissima, si vede di giorno e di notte, è talmente grande che il pomeriggio fa ombra alla valle dove c’è La Paz e quindi si stava nell’ombra dell’Illimani. Ovunque andassimo vedevamo questa montagna, ci accompagnava sempre e un po’ ci faceva anche compagnia. L'entusiasmo e la partecipazione con cui siamo stati accolti, ha fatto sì che nascesse poi il libro, quale tributo dovuto a quel popolo così gentile e spontaneo, ma anche alla Struttura d’eccellenza che abbiamo rappresentato, il Policlinico Umberto I di Roma e l’Università La Sapienza.”

I due esperti italiani hanno incontrato e ricevuto encomi dalle autorità locali, compresi la Ministra della Salute Adriana Campero e l’Ambasciatore italiano a La Paz, Placido Vigo.

Il libro ‘All'ombra dell'Illimani"- Sette giorni a La Paz’, di Luca Laurenti, andrà ad arricchire la ‘Biblioteca in Ospedale’ del Policlinico Umberto I di Roma.

Nota per gli appassionati di montagna

L'Illimani, (aymara, Illi mani:aquila dorata), con i suoi 6.402 mt., è la terza montagna della Bolivia, a sud di La Paz, che si trova invece a circa 4.000 mt., nella Cordigliera Reale delle Ande. Nel giugno 2015 due alpinisti italiani, Marco Majori e Marco Farina, entrambi appartenenti alla Sezione militare di Alta Montagna dell'Esercito Italiano, hanno aperto una nuova via sulla parete sud dell'Illimani, denominata "Directa Italiana".