Dalle sperimentazioni naziste alla bioetica

La mostra "Medicina e Shoah", aperta fino ad aprile, mette in luce l'evoluzione della medicina che ha portato dalle sperimentazioni naziste al consenso informato, sino alla bioetica

di Regina Geloso

Medicina e Shoah, convegno

È stata inaugurata la mostra “Medicina e Shoah” che trova sede nel Museo di Arte Classica di Sapienza, Università di Roma e sarà visitabile fino al 24 aprile.

“Inaugurata per la prima volta il 20 maggio 2016 al Museo di Medicina, la mostra si è poi spostata a Siena, quindi a Milano – spiega la Prof.ssa di 'La Sapienza' Silvia Marinozzi, curatrice scientifica della mostra e della pubblicazione dedicata presentata durante l’inaugurazione. Nasce all'interno di un progetto didattico nelle facoltà mediche per spiegare l'importanza della storia nell'evoluzione dell'etica medica fino alla bioetica attuale e di quanto le dottrine eugeniche siano state fondamentali nelle impostazioni razziali delle politiche governative fasciste e naziste”.

Finanziata con l'8per mille dell'Unione delle Comunità Ebraiche in Italia – UCEI ha coinvolto i docenti che da anni svolgono attività seminariali per gli studenti e percorsi formativi per operatori sanitari.

Presente Marina Di Segni, Presidente UCEI che ringraziando, sottolinea:

“Il tema che oggi sta al centro del dibattito è quello del rapporto tra legge ed etica sia sotto il profilo di giuridicità delle norme formalmente approvate e rispondenza ai principi del diritto naturale, sia per quanto riguarda l'essenza della deontologia come dimensione tesa a far prevalere l'esperienza umana ed il dovere, a prescindere da qualsiasi norma. Dalla tutela della razza alla tutela dei diritti; questo è il tema su cui ci siamo concentrati e questa è la sfida. Un percorso che riflette consapevolezza delle responsabilità passate ed assunzione di responsabilità verso il futuro a partire dall'istruzione”.

Concorda il Magnifico Rettore della Sapienza Eugenio Gaudio, che sottolinea il ruolo che l’istruzione ha e deve avere in questo processo.

“Questi incontri sono fondanti per quello che è un impegno etico, sociale, politico e civile che l'Università deve avere, impegno che Sapienza porta avanti da anni. La mostra e la pubblicazione ‘Medicina e Shoah. Ricordare il male e promuovere la bioetica’ sono il punto di arrivo di anni di lavoro con i colleghi delle Facoltà di Farmacia e Medicina per ricordare ed approfondire le tematiche legate alla Shoah ed alla bioetica derivate dal Codice di Norimberga.

Incontri fondanti anche perché si tende a perdere la memoria ed è importante che anche i giovani che fortunatamente non hanno vissuto quei periodi, possano avere tutte le informazioni necessarie perché quello che è successo non abbia mai a ripetersi”.

Il processo di Norimberga e la sua importanza in medicina

Il processo di Norimberga contro i medici nazisti ha rappresentato, infatti, un segno di rottura con il passato mettendo in discussione la medicina occidentale nel suo complesso. Nei campi di prigionia nazisti, dei medici avevano torturato ed ucciso, con l'apparente intendo di compiere esperimenti, persone già private dal regime di diritti e fatte oggetto di persecuzioni.

Serviva, dunque, un nuovo patto morale tra medici, pazienti e società. Per secoli i medici hanno ritenuto etico ingannare il paziente se si giudicava che fosse per il suo bene.

Il processo di Norimberga portava ad assumere il consenso quale pressuposto perché una sperimentazione fosse eticamente accettabile. Tuttavia solo negli anni Settanta si fa definitivamente strada nel mondo anglosassone la norma che senza aver ottenuto un concenso informato e autentico del paziente o da chi accetta di sperimentare un trattamento, il medico non è legittimato ad intervenire terapeuticamente.

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