Il tumore al seno nella paziente anziana

Una problematica da tenere sotto osservazione in quanto tra le donne colpite ogni anno,  quasi la metà dei casi riguarda pazienti anziane

di Alessandra Binazzi

tumore al seno in paziente anziana

L’Italia è fra i Paesi con la più alta percentuale di anziani che hanno un’attuale speranza di vita alla nascita pari a 80,1 anni per i maschi, e  84,7 per le donne. Indubitabilmente, anche se con ritmi diversi, la salute viene meno con l’avanzare dell’età.  

Anche quest’anno il Gruppo di Oncologia Geriatrica Italiana G.O.G.I. Onlus, del cui comitato scientifico fanno parte anche diversi specialisti del Policlinico Umberto I di Roma, ha organizzato il Corso di formazione ‘Carcinoma della mammella nella paziente anziana: stato dell’arte e opinioni a confronto'. Si è trattato del IX corso annuale ECM, dove medici italiani ed esteri si sono incontrati per fare il punto su una patologia, il tumore della mammella, che sempre più frequentemente colpisce le donne di una certa età.

 “Oggi non si ha ancora la cultura e la conoscenza di quello che significa avere in cura un paziente anziano, un paziente che a prescindere dalla sua patologia è diverso dagli altri, per motivi sociali economici relazionali”. È la prima osservazione di Guido Francini, presidente del G.O.G.I. e direttore dell'Oncologia Medica dell'AOU di Siena, dove già da 15 anni è in funzione  “una task force”- formata da chirurghi, oncologi, radioterapisti, anatomopatologi, ecc.- che affronta il problema del paziente, ne discute insieme, stabilendo il percorso migliore per lui.

Percorso condiviso multispecialistico

Le indicazioni in tal senso ci sono: il Servizio Sanitario Nazionale ha emanato le linee Guida per l'attivazione di percorsi terapeutici onco-geriatrici. Ma se Toscana, Piemonte, Lombardia e Umbria le hanno già applicate, purtroppo, come frequentemente avviene, in una parte d’Italia si sconta un grave ritardo.

 Il Lazio, purtroppo, rientra tra le regioni non ancora a regime. Per Roberta Lombardi, candidata alle prossime elezioni per il rinnovo della presidenza della Regione, è importante “individuare forme di assistenza che consentano in primo luogo di prevenire la malattia. Misure per la salute, in primo luogo, ma che portano conseguenze su tutta l’economia del Paese. Perché curare costa e prevenire è il miglior investimento sia sulla pelle del paziente sia per chi deve assicurare le terapie necessarie a chi si ammala”.

Per garantire il miglior trattamento possibile in tempi ragionevoli e a costi accettabili, la regione Lazio deve quindi accelerare il percorso di attivazione e implementazione delle reti oncologiche con identici protocolli e modelli condivisi sia negli ospedali di periferia che nei centri d’eccellenza e, cosa fondamentale, con la messa in rete di tutti i dati: in questo modo è possibile garantire al cittadino le stesse cure nel luogo più vicino.

Modelli condivisi, dunque, informazioni sempre disponibili e una rete in grado di intercettare la domanda di cura. Come ha sottolineato anche Antonello Aurigemma, consigliere regionale uscente di Forza Italia,  perché la sanità locale raggiunga i livelli di altre regioni vicine, dove sempre più spesso anche il cittadino del Lazio è costretto a rivolgersi, occorre “trovare una giusta strategia e giusta linearità, in un percorso dove troppo spesso la politica invece di risolvere crea intralci”. La sanità, ha aggiunto, avrebbe bisogno di “scelte condivise dal basso verso l’alto e non più calate”.

Diritto alla salute nell’anziano

La salute è un diritto e lo Stato e la regione devono mettere i cittadini in condizione di esercitarlo meglio. Soprattutto in considerazione del fatto che la popolazione invecchia costantemente con sempre più scarsi ricambi generazionali. In questo non esistono schieramenti o forze politiche che possano contrastare una tendenza consolidata in Italia più che nel resto d’Europa.

Nella cura dell’anziano “a cambiare, in caso di malattia, deve essere sostanzialmente l’approccio –spiega il prof. Massimo Monti, coordinatore Breast Unit del Policlinico Umberto I – L’indirizzo deve essere quello di una visione olistica che comporti il passaggio dalla cura della malattia al prendersi carico della persona nella sua interezza. Ecco il perché di una necessaria valutazione multidimensionale. Nel caso del paziente anziano oncologico, poi, la sua presa in carico è una priorità e un’emergenza perché da una parte c’è la a scarsità delle risorse, dall’altra la mancanza di quella continuità assistenziale che spesso diventa essenziale. Molte volte, infatti, sono pazienti abbandonati a se stessi, oppure affidati alle famiglie con sacrifici e oneri enormi”.

Tumore al seno: la metà delle pazienti è anziana

Nel caso del tumore del seno (argomento del corso), che colpisce le donne in percentuale più alta rispetto ad altri tumori, quasi la metà delle pazienti è anziana. Laddove, per anziana deve intendersi la donna che abbia superato i 70 anni.

“Addirittura più di 75 – precisa Vincenzo Bianco, Dirigente Medico Oncologo e Cordinatore UMOG (Unità Multiprofessionale Oncologia Geriatrica) - Questo perché obiettivamente si vive di più e l’anziano/a oggi è in condizioni generali più brillanti rispetto al passato. Spesso lavora ancora, per interessi privati in ambito familiare o ricreativo, volontariato ecc. In altre parole, è una risorsa per la collettività, oggi”.

“Il tumore della mammella è legato all’invecchiamento della popolazione e, soprattutto, è una patologia che ha una crescita esponenziale nel corso della vita: man mano che si va avanti con gli anni aumenta la probabilità di averlo.  Anche se un altro aspetto cui stiamo assistendo negli ultimi anni – avverte Bianco - è la sempre maggior frequenza di tumore della mammella nella donna giovane, sotto i 40 anni, evento  un tempo rarissimo. È un problema legato a fattori, alcuni conosciuti come quello ambientale, alimentare, riproduttivo. Quindi il problema dell’età è importantissimo”.

Il tumore della mammella continua a crescere come incidenza - oltre 50 mila nuovi casi ogni anno -  nonostante screening per diagnosi precoce. “Abbiamo strumenti formidabili non per evitarlo – conclude Vincenzo Bianco - ma per individuarlo e diagnosticarlo in una fase talmente precoce che le possibilità di guarigione sono elevatissime”. A supporto delle sue parole ci sono i confortanti dati statistici: la mortalità è in continuo calo (la sopravvivenza media dopo 5 anni è di circa l’87%) e questo si deve sia all’efficacia delle nuove terapie sia alla diagnosi precoce che permette di individuare il tumore in fase iniziale.