Come e dove curare la Dislipidemia nei bambini

Presso il Dipartimento di Pediatria e Neuropsichiatria, è attivo un nuovo Percorso Diagnostico e Assistenziale per le Dislipidemie (dismetabolismo dei grassi).

di Regina Geloso

bambino sovrappeso, percorso dislipidemie

Vi è mai capitato che il vostro medico, leggendo le vostre analisi del sangue, scuotesse la testa affermando che i valori del “colesterolo cattivo” o dei trigliceridi fossero troppo alti?

Questi sono due dei casi in cui si parla di Dislipidemia, ovvero quando si manifesta una alterazione dei livelli dei lipidi nel sangue: colesterolo, trigliceridi, fosfolipidi e/o acidi grassi liberi.

“Diagnosticare una malattia del metabolismo dei grassi (detta appunto dis-lipidemia) significa nella maggior parte dei casi individuare un bambino che ha una predisposizione al rischio cardiovascolare perché le forme genetiche di dislipidemia (come la più nota ipercolesterolemia familiare) sono correlate ad aumento del rischio cardiovascolare futuro predisponendo il bambino ad una aterosclerosi precoce”.

Così ci ha spiegato Prof. Francesco Massimo Perla Responsabile, insieme alla Prof.ssa Lucia Pacifico, del Percorso Diagnostico e Assistenziale per la Dislipidemie attivato in Pediatria e Neuropsichiatria Infantile del Policlinico Umberto I e coordinato con i referenti per gli adulti (Prof. Marcello Arca, Prof. Claudia Stefanutti, Prof. Francesco Angelico).

La componente genetica può incidere in maniera più o meno importante allo sviluppo delle dislipidemie, ma a questa si sommano fattori di rischio secondari tra cui anche l’adozione di stili di vita scorretti e cattive abitudini alimentari; non a caso, infatti, l’iperlipidemia è la forma più diffusa di dislipidemia nei Paesi industrializzati.

“Oltre alle forme genetiche – prosegue, infatti, l’esperto - esistono ovviamente forme acquisite correlate purtroppo alle condizioni di sovrappeso ed obesità oggi diventate un problema epidemico nei bambini italiani; su queste ultime si deve ugualmente intervenire precocemente per evitare conseguenze future (rischio cardio-metabolico)”.

Nei Paesi industrializzati, stando infatti alle ultime statistiche OMS, la dislipidemia più comune è l'iperlipidemia: una condizione dovuta all'aumento dei livelli ematici di uno o più grassi; fatto che costituisce un fattore di rischio per l’insorgere di problemi cardiovascolari.

Dichiara a tal proposito la Prof.ssa Lucia Pacifico: “La necessità di occuparsi di queste patologie (in linea con i principi esposti nelle linee guida europee e mondiali e con quelle del Ministero della Salute e della Regione Lazio) si è resa, quindi, a nostro avviso urgente”.

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A che età può manifestarsi la dislipidemia?

“Le forme gravi possono manifestarsi a qualsiasi età - spiega Prof.ssa Pacifico - L'esempio più eclatante è rappresentato dalle forme di ipercolesterolemia familiare "omozigote" in cui il cosiddetto "colesterolo cattivo" o ldl, raggiunge valori anche di 1000 mg/dl. In questi casi anche i bambini vengono sottoposti ad aferesi lipoproteica (un lavaggio del sangue) attraverso la quale il sangue viene purificato dalle lipoproteine che trasportano il colesterolo. Questa, in particolare, è una pratica che viene svolta presso il centro aferesi di questa azienda dall'equipe della Prof. Claudia Stefanutti”.

Dislipidemia nei bambini. Farmaci si, farmaci no?

“Anche nel bambino - prosegue Prof. Perla - la ricerca farmacologica sta fornendo progressivamente soluzioni nuove, con l'introduzione di farmaci già sperimentati e ormai in uso quotidiano nell'adulto. Questo è un aspetto importante perché il compito del pediatra è anche quello di condurre il bambino  alla possibilità di usufruire di queste terapie più efficaci appena possibile, sorvegliando il suo stato di salute, monitorizzando i parametri lipidici, ed inquadrando il livello di rischio del bambino”.

Quando intervenire? “Generalmente in età pediatrica si interviene con i farmaci se i livelli di ldl colesterolo superano i 190mg/dl riservandosi di intervenire principalmente con un regime dietetico ipolipidico a 170mg/dl, mentre nei bambini con diabete insulino-dipendente già 130mg/dl rappresentano un livello pericoloso”.

Ipercolesterolemia e forme ‘combinate’

“Mi sono soffermata soprattutto sulle forme di ipercolesterolemia - precisa Prof.ssa Pacifico - in quanto principale causa di rischio cardiovascolare, ma non bisogna dimenticare che esistono forme "combinate" (ipercolesterolemia + ipertrigliceridemia) e forme di ipertrigliceridemia che, oltre all'aumento del rischio cardiovascolare, possono indurre altre gravi patologie: basti citare la pancreatite acuta delle ipertrigliceridemie genetiche".

“Ci sono poi alcuni più rari fattori di rischio cardiovascolare per i quali non esistono ancora terapie codificate e sicure, ma che vanno seguiti nel tempo soprattutto in quei bambini che hanno alberi genealogici con episodi importanti di cardiopatia ischemica precoce (anche molto al disotto dei 55 anni)”.