Riabilitazione e Linee guida

Di questo e della novità della Legge Bianco-Gelli si è parlato al Rome Rehabilitation 2017 appena concluso. Cosa cambierà per i professionisti e, dunque, per i pazienti?

di Regina Geloso

Rome Rehabilitation 2017

Come cambia la responsabilità sanitaria alla luce della Legge Gelli-Bianco recentemente entrata in vigore? E, soprattutto, nell’atto pratico cosa sta succedendo e come influenzerà i comportamenti degli operatori? Da queste domande si è partiti nella discussione che ha preso vita al Rome Rehabilitation 2017, coordinato e presieduto da Prof. Valter Santilli, direttore UOC Medicina fisica e riabilitativa del Policlinico Umberto I di Roma,  dove specialisti di settore si sono confrontati su questi temi focalizzandosi, come vedremo, sul ‘nuovo’ modo di intendere il concetto di linee guida.

“All’origine della Legge Gelli - interviene il penalista A. Madeo - c’è l’aumento del contenzioso in materia medica. Questo anche perché sono aumentate l’aspettativa di vita, la facilità di accesso alle informazioni (web, ricerca) e, per estensione, l’aspettativa verso il sanitario”.

La causa di non punibilità introdotta dalla Gelli

Con la legge Bianco-Gelli, infatti, non è punibile il medico che versa in colpa per imperizia se si attiene a linee guida e nel caso concreto non vi sono ragioni per discostarsene, principio molto prossimo a quanto proposto dalla Balduzzi, ma impoverito dell’aggettivo ‘macroscopiche’. Linee guida che con questa legge devono sottostare ad un sistema di accreditamento da parte dell’Istituto Superiore di Sanità.

“Oggi la linea guida - spiega Eugenia Serrao, Consigliere della Corte di Cassazione - costituisce in qualche modo il tentativo di razionalizzare la colpa medica introducendo nel giudizio un profilo di determinatezza, come un fil rouge che va a legare l’attività del sanitario e la parametrizzazione dei criteri secondo cui poi verranno analizzate le sue azioni. Da una parte le linee guida sono atti di indirizzo per il sanitario, dall’altra indicazioni giudiziali per valutare l’eventuale imperizia del sanitario”.

“Un ulteriore aspetto importante da sottolineare - aggiunge Prof. Santilli - è che nel decreto non si fa riferimento alla graduazione della colpa. In particolare qualora l’evento sia riconducibile a negligenza od imprudenza la norma non troverà applicazione ed il medico, o il professionista della riabilitazione, sarà punibile sulla base dei vecchi canoni di accertamento della colpa non beneficiando, quindi, della nuova area di non punibilità correlata al rispetto delle linee guida/buone pratiche.

Linee guida, perché rispettarle

Durante il convegno sono state illustrate le linee guida negli ambiti riabilitativi di interesse ortopedico, neurologico, cardiovascolare e respiratorio. Un convegno con una impronta fortemente partecipativa grazie all’introduzione di un sistema di televoto che ha coinvolto gli oltre 1000 partecipanti sulle singole tematiche proposte: conosciamo le linee guida? Come ti comporteresti in questa situazione? A quali di queste soluzioni diagnostiche e terapeutiche aderiresti??

“Con la nuova legge Bianco-Gelli sulla responsabilità professionale - aggiunge Prof. Santilli -  è impellente che tutti i medici e gli operatori della riabilitazione applichino le linee guida per essere sollevati da  eventuale imperizia in denunce per malpractice da parte dei pazienti: perché non ci sia imputabilità tutti noi dobbiamo conoscere ed applicare le raccomandazioni contenute nelle linee guida”.


Criticità delle linee guida

La Legge Gelli-Bianco è stata accolta non sempre con entusiasmo ed, in particolare, la necessità di aderenza alle linee guida solleva molti dubbi e perplessità che si possono raggruppare in tre macro-temi: temipistiche, procedimentalizzazione, rapporto medico-paziente.

Tempistiche

Prima di tutto “per redigere linee guida per tutte le discipline – interviene Prof. Santilli - ci vorranno anni e in assenza di tali (che abbiano ottenuto accreditamento ISS), i professionisti sono scoperti secondo i termini di legge. Inoltre tali linee guida hanno una rapida obsolescenza per via della ricerca”.

Procedimentalizzazione

Punti critici non solo nelle tempistiche, ma anche della procedimentalizzazione stessa: “Le linee guida – aggiunge la dr.ssa Serrao - sono raccomandazioni spesso connotate da genericità e nel momento esecutivo è possibile che il sanitario agisca con imperizia. In altri casi non regolano proprio; ad esempio in caso di comorbilità. Il sanitario dovrà decidere a quale linea guida attenersi o se discostarsene. In base a cosa si deciderà, dunque, se il medico abbia una colpa?”.

“Inoltre, relativamente alla gestione del paziente, un ulteriore limite da considerare - prosegue Prof. Santilli - è che le linee guida/buone pratiche rappresentano un percorso clinico assistenziale ideale che per sua stessa definizione non può includere l’estrema varietà della casistica medica. Questo rappresenta un problema di non poco rilievo, in particolare in riabilitazione, ambito peculiare che necessita più di altri di un approccio individuale e globale paziente specifico”.

Rapporto medico-paziente

Questioni irrisolte al momento che si riflettono negativamente, secondo quanto dichiarato da Prof. P. Arbarello, Medicina Legale Sapienza, Università di Roma anche sul rapporto medico-paziente: “non si può pensare di codificare il rapporto medico-paziente e la personalizzazione delle cure. Sai che ci sono principi, farmaci e linee guida ma i recuperi, le reazioni alla terapia sono diverse e sfuggono da una classificazione. La Legge è carente soprattutto nella tutela del rapporto medico paziente e nella necessità ed obbligatorietà di un aggiornamento in psicologia, ECC”.