Disfagia, un problema sottostimato

Questa condizione determina rischio elevato di polmonite ab ingestis, malnutrizione e decesso. Gli esperti si confrontano sulle novità in materia di riabilitazione.

di Regina Geloso

Il 3 e 4 Novembre 2017 si è tenuto presso il Circolo Ufficiali "Casa dell'Aviatore" il corso ECM "Riabilitazione della disfagia: che cosa c'è di nuovo". Un interessante aggiornamento non solo sull’epidemiologia di questa patologia, ma anche sulla presa in carico del paziente e l’iter terapeutico riabilitativo.

A spiegare la rilevanza di un appuntamento come questo per la salute dei pazienti è Prof. Giovanni Ruoppolo, Responsabile UOS Foniatria Policlinico Umberto I di Roma “Questo convegno è molto importante perché ci si è resi conto negli ultimi decenni che la deglutizione incide in modo sostanziale sulla salute: tante malattie che si credeva ad esempio dovute all’allattamento o alla stasi in realtà sono dovute a problemi di deglutizione”.

La rilevazione epidemiologica dei disturbi della deglutizione è verosimilmente sottostimata rispetto alla sua reale diffusione: è una condizione frequente negli anziani, in pazienti ospedalizzati, negli ospiti di centri di accoglienza per anziani.

“Nell’ictus – prosegue Prof. Ruoppolo - la disfagia colpisce un paziente su due determinando un rischio sestuplicato di polmonite ab-ingestis e triplicato di morte. La disfagia colpisce inoltre una ampia percentuale di pazienti affetti da patologie neurodegenerative, quali il morbo di Parkinson e i parkinsonismi, la sclerosi multipla e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA); la disfagia colpisce inoltre transitoriamente i soggetti sottoposti a laringectomie parziali o ad interventi chirurgici sulle vie aerodigestive superiori”.

Diagnosi più rapide e cure più efficaci grazie all’interdisciplinarietà

La prima giornata si è conclusa con una tavola rotonda che ha coinvolto specialisti da tutta Italia e durante la quale l’attenzione è stata focalizzata, nell’ambito della rieducazione della disfagia, su “chi fa cosa: esperienze a confronto”.

“Le giornate sulla disfagia – spiega Prof.ssa Antonella Polimeni, Responsabile DAI Testa-Collo del Policlinico Umberto I di Roma - hanno voluto inserire altri specialisti per la presa in carico del paziente anziano sano o con comorbidità”.

Sottolinea a tal proposito Prof. Marco De Vincentiis, Presidente Gruppo Italiano Disfagia: “Noi medici dobbiamo interagire con tutti gli operatori sanitari che si interessano della deglutizione sia da un punto di vista diagnostico sia da un punto di vista terapeutico: è fondamentale la collaborazione interdisciplinare”.

La disfagia è un’alterazione della deglutizione che può insorgere, per esempio, durante il decorso di una patologia neurologica o in seguito ad interventi chirurgici. Le principali complicanze della disfagia sono l’aspirazione tracheo-bronchiale, la polmonite ab ingestis, la malnutrizione e la disidratazione: a questi due ultimi aspetti si possono associare disturbi del comportamento e diminuzione delle difese immunitarie.

“Un rilievo importantissimo come fattore di rischio per la patologia disfagica - spiega Prof.ssa Polimeni - è costituito dalla condizione di salute del cavo orale perché la malattia parodontale, le carie, soprattutto la perdita di elementi posteriori sono ormai considerati da un punto di vista scientifico-epidemiologico come condizioni di rischio per la disfagia”.

Un aspetto a cui è necessario prestare maggiore attenzione inoltre, ribadiscono gli esperti, è quello legato alle restrizioni sociali del paziente disfagico e alla conseguente riduzione della qualità di vita (inferiore autostima, sicurezza, capacità lavorativa e vita sociale). Oltre a rappresentare un problema debilitante e costoso dal punto di vista sociale per pazienti e familiari, la disfagia è causa di numerosi ricoveri ospedalieri, anche ripetuti nel tempo.

Diagnosi precoce e prevenzione secondaria

La corretta individuazione della disfagia, sia nell’ambito della valutazione screening che della valutazione strumentale è quindi fondamentale nell’ambito della prevenzione secondaria.

Le tecniche attualmente impiegate per la diagnosi della disfagia sono la videofluoroscopia (VFS) e l'analisi endoscopica mediante fibroscopio ottico (fiberoptic endoscopic evaluation of swallowing FEES). Tale ultima metodica è ampiamente utilizzata dai Foniatri dell’Azienda Policlinico Umberto I per individuare nei diversi Reparti i pazienti con sospetta disfagia e prendere i provvedimenti opportuni per evitare il rischio di ab-ingestis ed ottimizzarne la gestione clinica.

“La popolazione sta invecchiando – ricorda Prof. De Vincentiis in conclusione - ed anche per questo aumenta la necessità di avere dei riabilitatori della deglutizione”.

Rincara la dose Prof. Ruoppolo: “è importante che si diffonda l’attenzione sul tema della disfagia. Sempre più logopedisti lavorano in questo campo ma è fondamentale inserire in tutti gli ospedali un programma di screening di tutti i soggetti a rischio per favorire la prevenzione secondaria”, ovvero consentire - grazie alla diagnosi precoce – un immediato intervento terapeutico efficace nel miglioramento della qualità di vita del paziente o risolutivo nei casi in cui ciò sia possibile.