Cancro alla prostata, passi in avanti per diagnosi precoce

Meno falsi positivi e diagnosi più accurate per il cancro alla prostata grazie a un nuovo metodo di analisi del PSA  (Prostate Specific Antigen). La ricerca a cura di ISS e Policlinico Umberto I

di Regina Geloso

Cancro prostata, ricerca

Un nuovo metodo di analisi dell’Antigene Prostatico Specifico (PSA – Prostate-Specific Antigen) è stato messo a punto con una tecnica brevettata dall’Istituto Superiore di Sanità e svolto in collaborazione con l’Unità di Neuroimmunologia dell’IRCCS Santa Lucia e con il Dipartimento di Scienze Urologiche del Policlinico Umberto I, Università Sapienza di Roma a nome del Prof. Alessandro Sciarra e Dr. Gentilucci Alessandro.

Da tempo il Psa, ovvero il valore dell’antigene prostatico specifico, è uno dei pilastri per la diagnosi del cancro prostatico. Negli anni tuttavia sono emersi dubbi sulla sua reale utilità, tanto che i ricercatori hanno cercato di perfezionarne i risultati.

I risultati dello studio, pubblicato sul numero di settembre di ‘Cancer Letters’, hanno mostrato che i valori di PSA espressi sugli esosomi (vescicole extracellulari circolanti di dimensioni nano) permettono di distinguere il cancro della prostata da tutte le altre condizioni, compresa l’iperplasia prostatica benigna.

Ne abbiamo parlato con Prof. Alessandro Sciarra, Responsabile UOC Urologia A, afferente al DAI Materno Infantile e Scienze Urologiche  e coordinatore della Prostate Cancer Unit del Policlinico Umberto I, che ci spiega: 

“La diagnosi precoce del carcinoma prostatico riveste un enorme interesse clinico considerando l'incidenza di questa patologia nella popolazione maschile e l'aumento di casi anche in una fascia di età più precoce. Il PSA, antigene specifico prostatico, ha ancora un ruolo primario come possibile marcatore, ma rappresenta un indicatore non specifico per la neoplasia prostatica poiché influenzato anche da altre patologie come l'iperplasia e l'infiammazione della ghiandola”.

Prosegue ancora: “Il lavoro è stato possibile  grazie all'organizzazione ed esecuzione degli esami da parte del Prof Stefano Fais e suoi collaboratori dell'Istituto Superiore di Sanità di Roma. Il Prof Fais ha analizzato il ruolo dell'acidità ed il rilascio del PSA esosomiale in nanovescicole, come marcatore più specifico della presenza ed attività delle cellule tumorali prostatiche. I risultati mostrano come solo i casi con carcinoma prostatico e non i controlli con iperplasia prostatica  presentano alti livelli di rilascio del PSA o del marcatore esosomiale CD81 in nanovescicole nel plasma".

“Si tratta di uno studio particolarmente importante perché l’attuale esame (PSA sierica), per diagnosticare questo cancro dà un alto numero di falsi positivi in tutto il mondo – afferma Stefano Fais, del Dipartimento di oncologia e medicina molecolare dell’ISS – e questo comporta una serie di problemi sia nelle reazioni dei pazienti sia nei costi per le analisi successive richieste da un’indagine con esito positivo, mentre la determinazione dei livelli plasmatici di exosomi esprimenti Psa potrebbe consentire di diagnosticare con precisione e più precocemente questo cancro, in modo da consentire studi di screening sulla popolazione maschile a livello globale".

L’individuazione dei livelli plasmatici di esosomi esprimenti PSA potrebbe, dunque, consentire sia diagnosi più precise e tempestive, sia studi di screening a livello globale. I dati clinici pubblicati nel lavoro sono relativi a 45 campioni di plasma, tuttavia è in corso uno studio clinico su 250 campioni, approvato dai comitati etici di Policlinico Umberto I e ISS per poter validare il metodo secondo prove di evidenza.

Conclude Prof. Sciarra: “I risultati sono ancora preliminari ma è stato già progettato uno studio clinico, sempre con la stessa collaborazione, su una più ampia popolazione per valutare le possibili applicazioni  di questi dati nella diagnosi precoce del tumore prostatico. Se questi risultati venissero confermati sarebbe per noi, sul piano clinico una vera rivoluzione, perché ci metterebbe a disposizione uno strumento molto efficace nella prevenzione secondaria del cancro alla prostata”.