Cuore: cosa aumenta i pericoli per la sua salute?

Diminuendo il livello di istruzione e la condizione socio-economica, peggiorerebbe anche la salute cardiovascolare.

di Redazione

salute del cuore

Inferiore livello di scolarità e disagio sociale peggiorano la salute cardiovascolare, anche dopo la correzione dei fattori di rischio. Lo ribadiscono i dati dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare ISS e ANMCO-HCF presentati alla V Conferenza di Prevenzione cardiovascolare che si è tenuta il 21 e 22 settembre all’Istituto Superiore di Sanità, a pochi giorni dalla Giornata Mondiale del Cuore che si è celebrata lo scorso venerdì 29 settembre.

Il documento rivela l’aumento del preoccupante legame tra differenze socio-economiche e salute: la percentuale di ipertesi, dislipidemici, obesi e diabetici, è più alta nelle persone che presentano livello di scolarità più basso, o che adottano stili di vita scorretti, quali l’inattività fisica e l’abitudine al fumo, o particolarmente stressanti.

"Questi dati ci confermano la necessità di costruire un’azione tempestiva in termini di prevenzione primaria a partire dall’educazione a corretti stili di vita sin dalla scuola primaria - dice Walter Ricciardi, presidente dell’ISS - se questa tendenza si stabilizza o si conferma è infatti a rischio la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale".

Non bisogna dimenticare, infatti, che le malattie cardiovascolari sono ancora oggi la prima causa di morte e di invalidità a lungo termine, con un conseguente peso sia economico che morale sulle famiglie. Non solo, costituiscono anche una delle prime voci di costo delle prestazioni previdenziali in Italia.

Ne abbiamo parlato già a suo tempo con il Prof. Carlo Gaudio, in occasione della inaugurazione dell’Area Cuore del Policlinico Umberto I, e di come “la prevenzione primaria, soprattutto se iniziata da giovani, è senza dubbio uno strumento fondamentale ed efficace” nel contrastare l’insorgenza di queste patologie o, quanto, meno evitarne la complicazione e posticipando l’aumento dell’incidenza ad una età più avanzata.

Mantenere i fattori di rischio* nel corso della vita a livello favorevole (dall’inglese, low risk profile - profilo di rischio favorevole):

  • preserva dalle malattie cronico-degenerative,
  • fa guadagnare anni di vita,
  • migliora la qualità di vita,
  • riduce la spesa sanitaria negli ultimi anni di vita.
     

Disuguaglianze sociali e salute

Si osservano, infatti, grandi differenze di esiti di salute non solo fra Paesi ricchi e poveri. All’interno di ciascun Paese, i fattori socio-economici e psicosociali (tra cui l’isolamento sociale e la mancanza di supporto sociale, lo stress lavorativo e familiare, la depressione e l’ostilità):

  • influenzano il rischio di malattia cardiovascolare,
  • determinano un aumento del rischio di primo evento e contribuiscono a peggiorare la prognosi,
  • possono ostacolare l’aderenza alla terapia,
  • vanificare gli sforzi per migliorare lo stile di vita, promuovere la salute e il benessere della popolazione e dei pazienti.

Questi in sintesi i dati, suddivisi per tematiche.

 

Ipertensione arteriosa

Colpisce più del 50% degli uomini e quasi il 40% delle donne, con una certa differenza nei due livelli socio-economici, più elevata nelle donne (+8%), meno negli uomini (+4%). Strettamente legato ai valori pressori il consumo di sale nella alimentazione che risulta più elevato nelle classi sociali più basse: circa il 6% in più in coloro che hanno livello di scolarità elementare rispetto al livello universitario e più elevato al Sud rispetto al Nord.

 

Ipercolesterolemia

La ipercolesterolemia riguarda oggi circa il 30% della popolazione adulta (35-74 anni), sono di più le persone che si trovano nel livello socio-economico più disagiato (38% degli uomini e 39% delle donne) rispetto a coloro che hanno scolarità più elevata (che si attestano rispettivamente al 35 e al 36%).

 

Diabete

Stessa cosa per il diabete, più frequente negli uomini con scolarità più bassa (14% contro il 10% in coloro che hanno raggiunto un livello di scolarità superiore). Nelle donne il fenomeno è ancora più evidente: 10% nelle donne con bassa scolarità e 5% (quindi la metà), in quelle con livello di istruzione più elevato.

 

Obesità

Il 27% degli uomini con scolarità più bassa è obeso, mentre lo è il 22% in quelli con scolarità più elevata; nelle donne il 32% di coloro che sono a scolarità più bassa è in condizione di obesità mentre coloro che hanno un livello di scolarità elevata sono al 18%. 

Prevenire è meglio che curare. Ecco come

Dall’ISS ribadiscono: “sono sempre le misure preventive, accompagnate da trattamenti farmacologici quando necessari a livello individuale, in grado di contrastare i fattori di rischio e di promuovere comportamenti e stili di vita sani”. Ed in particolare:

  1. adottare una alimentazione varia e bilanciata (con pochi grassi saturi, colesterolo, sale e zuccheri, molta verdura e frutta, legumi, cereali e pesce),
  2. eseguire attività fisica (almeno 150 minuti a settimana),
  3. abolire l’abitudine al fumo,
  4. limitare il consumo di alcol.

Il Ministero della Salute nell’ambito del Programma Guadagnare Salute già da anni sta portando avanti queste politiche comunitarie attraverso accordi con industria alimentare per la riduzione del consumo di sale, per il miglioramento della alimentazione nella ristorazione, per l’aumento dell’attività fisica.

 

*I fattori di rischio sono quelle caratteristiche derivanti da abitudini e stili di vita non corretti, fattori ambientali e biologici, che, se presenti in un soggetto esente da manifestazioni cliniche della malattia, predicono la probabilità di ammalare in un certo periodo di tempo. Sono causati soprattutto da alimentazione non salutare, abitudine al fumo, inattività fisica.